Luca Pelagatti
Rugiada e tortelli: questa la tradizione per la serata di San Giovanni. In piazzale Dalla Chiesa, invece, la notte più lunga dell'anno ha proposto un menu decisamente diverso: basato su pugni, calci e una pioggia di bottigliate.
A raccontare l'ennesima notte senza pace i residenti della zona che da tempo ormai reclamano interventi concreti per ridare una parvenza di quiete ad una piazza ormai colonizzata da spacciatori e sfaccendati. Che per l'ennesima notte hanno finito per affrontarsi.
Il primo round è iniziato intorno alle 23.45 quando una zuffa è scoppiata sotto i portici. A fronteggiarsi un gruppetto di stranieri che, nonostante le ordinanze proibiscano la vendita di alcolici e di bottiglie, erano evidentemente ben riforniti di proiettili di vetro. Le bottiglie ma non solo: secondo il racconto di alcuni testimoni un paio di immigrati si sono affrontati anche usando una bicicletta come una specie di arma. Buona da lanciare sugli avversari.
Quando le grida e i rumori della rissa hanno allertato i vicini, per il timore che arrivassero le forze dell'ordine, la piazza si è di colpo svuotata. I contendenti, tutti dotati di bicicletta, hanno prontamente scelto la via di una ritirata strategica. E per circa un'ora piazza Dalla Chiesa è finalmente tornata alla tranquillità.
Ma nel cuore della notte i soliti frequentatori della piazza sono tornati ad occupare i portici e la zona immediatamente davanti alla stazione: e qualcosa, impossibile dire cosa, ha infiammato nuovamente gli animi.
Complici forse il caldo e le tante birre una nuova scazzottata è scoppiata a poca distanza dall'ingresso della stazione e poco dopo sono dovuti intervenire anche gli uomini della caserma di via delle Fonderie. Alcuni stranieri sarebbero stati anche inseguiti dai carabinieri ma non ci sono stati fermi.
Pesanti invece, come sempre, lamentele dei residenti della zona che dicono di essere ormai esasperati: le continue grida e i litigi tra gli occupanti della piazza rendono le notti afose sempre più difficili da sopportare. E da parte di alcuni si parla ormai apertamente di «paura a ritornare a casa» e della necessità di «organizzare una reazione efficace che riporti la piazza ad essere una fetta di città come le altre. E non più una terra di nessuno dove le risse a bottigliate sono la norma».
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