FRANCESCO BANDINI
Pagliari
La notte è stata lunga e il testa a testa con la candidata del centrodestra è stato estenuante, ma alla fine il verdetto parla chiaro: il senatore Giorgio Pagliari non è stato riconfermato, sia pur per pochi voti. «L'esito ha in sé implicazioni che non nego, ma questo non mi porta a dire basta con la politica: ci sono tanti modi di fare politica», mette in chiaro Pagliari. Che per ora, comunque, tornerà a tempo pieno alla sua attività di avvocato e riprenderà la docenza all'Università di Parma. Non prima di avere ringraziato i 4mila elettori che hanno messo la croce solo sul suo nome (senza quindi votare alcun partito).
La sferzata arrivata per il Pd e il centrosinistra parmigiani, secondo il quasi ex senatore «è figlia di un vento nazionale: un vento che avevo percepito nelle ultime settimane». Ora la situazione è quella di un centrosinistra «che si trova quasi ai margini della scena politica nazionale». E aggiunge: «Siamo arrivati al punto di dividerci avendo consapevolezza di favorire centrodestra e M5S: questo rappresenta davvero un punto di non ritorno». E un'autocritica il centrosinistra secondo Pagliari deve farla al suo interno: «Si opera per posizioni individuali o si opera in un organismo collettivo in cui si decide a maggioranza e poi si rispetta tale volontà? Troppe volte ho visto i segni di un settarismo che non può essere la cifra del centrosinistra». Insomma, il problema è quello di «una autoreferenzialità che porta a un continuo guardarsi all'interno, concentrandosi sulle tensioni interne anziché entrare in dialogo con l'opinione pubblica».
Dei cinque anni passati a Palazzo Madama Pagliari va fiero. Primo in classifica per impegno nei lavori, si dice consapevole di avere «onorato l'impegno così come mi ero proposto». Ricorda la legge per il Festival Verdi e quella sulle comunalie, ma anche l'intensa attività come relatore, a partire dal codice antimafia. Altre proposte sono rimaste irrealizzate: dal codice del processo tributario alla legge per l'assunzione dei disabili. Ma ciò che consola Pagliari è una consapevolezza: «Poter guardare in faccia le persone, perché la funzione di senatore l'ho esercitata con coscienza».
KATIA GOLINI
Romanini
«Ha vinto la voglia di cambiamento, ma fondata su messaggi non buoni». La ferita brucia. E va oltre la sconfitta personale della mancata riconferma. Giuseppe Romanini, deputato uscente del Pd, un po' se l'aspettava. Ma una batosta di queste dimensioni non era prevedibile. Un Pd di gran lunga sotto il 20% a livello nazionale non era immaginabile. «Siamo di fronte a un risultato di portata storica. Un esito che era nell'aria, seppure non così marcato».
Ce l'ha messa tutta, l'ex sindaco di Collecchio, ex assessore provinciale e ormai ex parlamentare. Anche in campagna elettorale. Seppur assegnato a un collegio «scomodo» non si è risparmiato: «Noi parlavamo di riforme, di economia, di diritti: di temi grandi, alti. Ma evidentemente la gente voleva sentirsi dire altre cose. Gli italiani non si sono ricordati delle grandi riforme attuate in questi anni di governo».
C'è una punta di rammarico nelle parole di Romanini di fronte a quello che definisce «bipolarismo populista, che lascia intravvedere una società che cavalca l'odio invece del dialogo, in cui prevale la paura del diverso, che predilige la semplicità della flat tax». Del resto, aggiunge «è il destino del centrosinistra: rimettere a posto i pezzi per poi pagarne le conseguenze».
Resta forte la voglia di ripartire: «Ricostruire il Pd sarà necessario. Come farlo, non è facile da dire adesso. La sinistra sta vivendo indubbiamente un momento di grande difficoltà. Le sconfitte fanno parte della vita politica e hanno sempre qualcosa da insegnare. Resistere, resistere e riorganizzarci deve essere il nostro motto. Oggi parte una nuova era che mi preoccupa per i valori su cui poggia. Per fortuna siamo in un sistema di vincoli di cui anche chi vince dovrà tenere conto una volta al governo».
Infine un messaggio generale: «I quattro anni di lavoro a Montecitorio sono stati una delle esperienze più importanti della mia vita: ho potuto rappresentare la mia gente e la mia terra nel servizio più alto che è concesso a un uomo politico. Di questo sono grato ai tanti che mi hanno sostenuto in un percorso cominciato tanti anni fa sui banchi del consiglio comunale della mia Collecchio».
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