Questa volta l'inganno si cela dietro l'acqua santa. Finta, ovviamente. Come finta è la benefattrice che l'ha proposta a un'anziana, riuscendo a derubarla di tutti i soldi che aveva in casa. Un'altra truffa, odiosa, ai danni di una signora di 76 anni. La scusa, questa volta, non è un figlio nei guai che ha assoluto bisogno di soldi - ormai un "classico" della truffa - ma, appunto, un po' di liquido benedetto. La truffa va in scena nel quartiere San Leonardo, in un condominio di via Milano. La vittima è una pensionata, che racconta - «perché serva di avvertimento agli altri» - com'è stata raggirata e derubata. Seduta sul balcone di casa viene salutata da una sconosciuta, fisionomia da italiana, vestita di scuro, lunghi capelli neri leggermente arricciati. La donna dalla strada la saluta calorosamente, come se la conoscesse da tempo: «Ho lavorato tanti anni in un ufficio pubblico. Ho pensato che potevamo esserci conosciute lì - esordisce la vittima -. Non posso ricordarmi di tutte le persone con cui ho avuto a che fare e, per non essere maleducata, le ho dato corda. Sono scesa in strada anch'io, per fare due chiacchiere». Un attimo di debolezza e l'adescatrice racconta alla sua vittima di averla conosciuta tempo addietro e di essere una delle badanti dell'inquilina dell'ultimo piano. «Effettivamente, sopra di me, abita una signora che ha bisogno di assistenza quindi mi sono fidata». Fiducia mal riposta perché la donna, tra una battuta e l'altra, riesce a farsi aprire la porta del palazzo e a ottenere un passaggio in ascensore. Davanti alla porta d'ingresso della «vecchia amica» inventa la storia dell'acqua benedetta. Racconta di essere appena tornata da Lourdes e si offre di cedere un po' del liquido benefico alla preda ignara. «Mi ha chiesto se avevo una boccettina da riempire con l'acqua poi si è offerta di farmi un massaggio ai piedi. Io ho accettato stupidamente e, in questo modo, sono rimasta con lei vari minuti, una decina almeno. A un certo punto però ha iniziato a farmi domande strane. Mi ha chiesto se potevo tenere in cassaforte il suo portafogli perché doveva partire. Dopo averle detto che la combinazione della cassaforte la conosce solo mia figlia, viste le insistenze, mi sono insospettita e ho cercato di mandarla via». Troppo tardi, purtroppo. «Quando se n'è andata mi sono accorta che dal cassetto del comò in camera da letto c'erano i cassetti aperti e che mancavano i contanti (circa 200 euro) e alcuni oggetti d'oro: un bracciale, una catenina e la collana di perle a cui qualcuno aveva strappato il gancio di chiusura. Per fortuna la cassaforte era al suo solito posto, solo appena spostata». A quel punto alla pensionata non resta che prendere atto del furto. «Ho pensato che entrando in casa, dietro di me, quella donna aveva lasciato la porta aperta per lasciare entrare un complice che magari era già appostato all'interno del palazzo. Ho avvertito i carabinieri e l'indomani sono andata a fare denuncia». Brucia ancora la rabbia, diventata amarezza per essere caduta nella trappola. «Ogni volta che leggevo storie come questa dicevo: "A me non potrebbe mai capitare". Invece sono caduta nella rete come tanti. Gli avvertimenti non sono mai abbastanza. Ho pianto, ho pregato, ho anche maledetto quella persona. Come si fa a intrufolarsi nelle case della gente per compiere gesti simili? Non riesco a farmene una ragione». r.c.
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