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Ultima (o penultima) Cassanata: storia e aneddoti di Fantantonio

Ultima (o penultima) Cassanata: storia e aneddoti di Fantantonio

19 Luglio 2017, 13:50

Paolo Grossi

Rieccolo: non bastava, a noi parmigiani che pure ne abbiamo conosciuto una versione già abbastanza addomesticata dal menage familiare, sapere che Cassano era tornato a trotterellare con il Verona. Cassano vuole e deve fare notizia, e dove non arriva con i tocchi di fino s'arrangia con le cassanate. Ieri ha convocato una conferenza stampa per il pomeriggio, anticipando agli amici che avrebbe annunciato il suo ritiro dal calcio. Poi, davanti a microfoni e taccuini, ha fatto dietrofront: «Ho avuto un momento di debolezza in mattinata, poi ho capito che avrei fatto una cazzata a lasciare il calcio e che poso ancora dare molto. Avevo nostalgia della mia famiglia, ma la società le ha permesso di raggiungermi qui in ritiro, e la cosa mi ha emozionato». Contrordine compagni, Fantantonio non si ritira più.

Le sue zampate
Tanto tecnico e spettacolare in campo, a partire dal travolgente gol all'Inter nel suo esordio in serie A nelle file del Bari di Fascetti (dicembre '99, aveva 17 anni) quanto incontenibile negli atteggiamenti e insofferente verso l'autorità. Retaggio questo, forse, dei suoi trascorsi in strada a Barivecchia. Arbitri e allenatori sono sempre stati nel suo mirino. Da Rosetti (gli fece le corna dopo un'ammonizione) a Pierpaoli (a cui tirò addosso la maglia dopo un'espulsione) passando per i vari Capello (indimenticabile l'imitazione che Fantantonio ne fece sul prato del Bernabeu per le risate di Ronaldo e Cannavaro), Spalletti e Stramaccioni.

In gialloblù
E questo ci porta a Parma, e a quando via twitter diede del «crisantemo» a Donadoni, cioè l'allenatore che forse più di ogni altro aveva saputo valorizzarlo, non solo nel Parma ma anche in Nazionale. L'ex ct con grande sobrietà non rispose all'attacco che fece sorridere i tifosi come e forse più degli spettacolari gol segnati a Napoli e al Tardini contro il Bologna. D'altra parte a Donadoni Cassano urlò del «comunista» nello spogliatoio ma in realtà voleva dargli dell'«aziendalista»... Da luglio 2013 a gennaio 2015, da crociato per lui 53 gare e 17 gol. Viveva in un attico in Piazza Garibaldi, portava i bambini a giocare in Cittadella, usciva per l'aperitivo con Okaka, conosciuto alla Roma, e lo costringeva sempre a pagare anche per lui. Se la cavò dignitosamente anche quando il Frambo, leader della Nord, lo attaccò puntandogli il dito contro in un faccia a faccia che fece il giro d'Italia. Cassano poi difese il tifoso da accuse insulse che gli furono mosse il giorno dopo. Se a Madrid lo chiamavano «El Gordo», il grasso, figurarsi a Parma. I ristoratori del centro erano diventati i suo migliori amici. Eppure, come detto, moglie e figli lo hanno tenuto in strada, qui a Parma fino a quando, a crac ormai deflagrato, scelse il salotto tv di Tiki Taka per annunciare l'addio al Parma che aveva portato in Europa League sette mesi prima: «Ci sto rimettendo quattro milioni di stipendio, ma non sono i soldi il problema. La cosa brutta è che ci sono persone che guadagnano molto meno e non prendono un euro da 7 mesi». Ne sarebbe stato orgoglioso Garrone: ma quello del libro Cuore.

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