MARGHERITA PORTELLI
Investire su una risorsa, a volte fa la differenza. Ne sa qualcosa il titolare della pompa di benzina che, pochi giorni fa, ha avuto un malore mentre si trovava al lavoro.
Roberto, dipendente assunto pochi mesi prima, gli ha letteralmente salvato la vita.
È successo in un distributore di benzina della zona sud della città: colpito da un attacco cardiaco, il titolare dell’attività si è improvvisamente accasciato al suolo, pancia a terra, ed è riuscito a sussurrare una sola parola al suo dipendente prima di perdere i sensi: «Aiutami».
Forse nemmeno lo immaginava, il benzinaio, ma Roberto Bocchi, 52 anni, a libro paga dalla scorsa estate, da oltre trent’anni è un volontario della Croce Rossa e, senza la minima esitazione, è intervenuto nel migliore dei modi.
«Dopo una rapida valutazione, intanto che la moglie del titolare chiamava i soccorsi, ho cominciato a praticare il massaggio cardiaco - racconta sorridendo Roberto -. Il caso ha voluto che proprio in quel momento passasse lì vicino al distributore una studentessa al secondo anno di infermieristica, che si è fermata ad aiutarmi e ad assistermi. Nel giro di pochi minuti sono arrivate l’ambulanza e l’automedica e tutto si è risolto per il meglio».
Ora il titolare del distributore si sta poco alla volta rimettendo.
«È fuori pericolo - racconta la moglie -. Ci hanno detto i medici che è stata provvidenziale la puntuale applicazione del protocollo di soccorso: se mio marito si è salvato lo devo anche a Roberto e alla studentessa che lo ha aiutato. Sarò eternamente grata a queste due persone».
Una storia a lieto fine, insomma, che restituisce al meglio il valore di una corretta e puntuale formazione nel campo del primo soccorso.
«Io non ho fatto altro che mettere in pratica quello che con dedizione e impegno ci viene insegnato in Croce Rossa - ci tiene a specificare Roberto -. Devo dire che sul momento non c’è stato spazio per il panico, ho ragionato e agito con immediatezza; solo dopo, quando l’ambulanza ha acceso la sirena ed è partita, mi è venuta un po’ d’agitazione; più che altro perché mi domandavo se avevo fatto correttamente tutto quanto necessario».
La notizia del miglioramento delle condizioni di salute del suo capo e la consapevolezza di essere intervenuto come meglio non poteva, ora rendono Roberto naturalmente fiero del suo operato.
«Sì, mi sento orgoglioso di quello che ho fatto - confessa -. Ne sono sempre più convinto, tutti dovrebbero fare in volontari o comunque formarsi in questo senso, perché davvero è un attimo fare la differenza tra un dramma e una bella storia da raccontare».
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