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Cantarelli: «Io, chitarrista all'ultimo concerto di Mina»

Cantarelli: «Io, chitarrista all'ultimo concerto di Mina»

30 Agosto 2018,13:03

Pierangelo Pettenati

Quarant’anni fa, il 23 agosto 1978, Mina cantò per l’ultima volta davanti a un pubblico alla Bussoladomani di Lido di Camaiore, teatro tenda creato da Sergio Bernardini (celebre titolare della Bussola di Marina di Pietrasanta). Tornava dopo sei anni di assenza e in programma c’erano quindici concerti, ma un’infezione polmonare la costrinse ad annullare gli ultimi quattro. Saltarono anche le registrazioni audio e video, previsti per l’ultima serata; per fortuna vennero registrate le prove del 23, poi pubblicate col titolo di «Mina Live ‘78». In quel tour, alla chitarra c’era Beppe Cantarelli, parmigiano di Busseto, cremonese d’adozione, ora residente nel piacentino dopo tanti anni negli Stati Uniti. Cantarelli collaborava con Mina già dall’anno precedente: «Lavoravo come chitarrista turnista a Milano e mi capitava di incontrarla nello studio ricavato nella basilica sconsacrata di Corso Italia. Avevo studiato e suonato con le mie prime band a Cremona, così ho usato il dialetto cremonese per avvicinarla, abbiamo iniziato a scherzare e poi mi chiese delle canzoni, perché era sempre affamata di nuovi pezzi. Gliele mandai e iniziai a collaborare con lei».

Mina non cantava dal vivo da anni e in televisione andava sempre meno; cosa l’ha spinta a tornare un’ultima volta?

«Me ne parlò qualche mese prima, a pranzo. Diceva che Bernardini la tormentava per farle fare alcune serate in estate a Bussoladomani. Non ci voleva andare e gli chiese una cifra esagerata per farlo desistere. Dopo qualche giorno mi domandò se ero pronto per suonare in concerto: “Mi dà tutti quei soldi, adesso non ho più scuse per non andare”… Giuro che disse così».

Sapevate che sarebbero stati i suoi ultimi concerti?

«Sì, perché già da anni aveva adottato la promozione / non promozione dei suoi dischi, come Lucio Battisti. Era felicissima di non aver più bisogno di apparire».

Ha mai parlato con voi riguardo le motivazioni di questa decisione?

«Con noi non ha mai fatto mistero delle sue insicurezze legate all’aspetto. La sua fisicità è sempre stata fluttuante e questo la metteva a disagio. Non dico che odiasse apparire in pubblico ma era riluttante».

Com’era lavorare con lei?

«Come ho scritto nel mio libro “Mina canta Cantarelli, Cantarelli canta Mina”, stare con Mina è sempre stato un grandissimo divertimento. Con la musica voleva solo divertirsi e con me ci riusciva benissimo».

Quale l'atmosfera degli ultimi concerti?

«Sotto il tendone c’erano diverse migliaia di persone e le emozioni erano palpabili. La cosa che più mi colpì fu il rumore del pubblico che batteva coi piedi sul legno delle gradinate in attesa che Mina salisse. Un rumore particolarissimo che mi è rimasto come vibrazione sonora delle emozioni di quelle sere. Quando lei appariva sul palco la gente andava in delirio. E non c’era un pubblico di teenagers ma c’erano anche persone di 70 o 80 anni che comunque perdevano la testa».

Finiti quei concerti disse qualcosa di particolare?

«Tornata dalla malattia, quando cominciammo a lavorare sul disco successivo, “Attila”, ogni tanto ricordavamo qualche momento di quella tournée ma niente di più. Tutti sapevamo che era stata l’ultima volta e non c’era bisogno di dire altro. Lei non voleva più mostrarsi ed era ben chiaro a tutti che non ce ne sarebbe stata un’altra. Però ci fu un altro tentativo nell’80. La proposta era di Canale 5, che in quel momento stava emergendo: sembrava che Berlusoni fosse riuscito a convincerla con un’offerta esagerata. Conosco la cifra perché io avrei avuto una percentuale, per quanto piccola, ma non la dico. Però c’erano tanti zeri… Nonostante la cifra poderosa, per non andare, ha usato come scusa Augusto Martelli, allora direttore artistico di Canale 5, col quale aveva avuto una relazione. In realtà era solo una scusa per non tornare ad esibirsi».

© Riproduzione riservata

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