PAOLO GROSSI
Un gol da lustrarsi gli occhi, quello di Federico Dimarco che ha schiantato l'Inter sabato a domicilio. Fortunato? certo, quel genere di traiettorie all'apparenza telecomandate risentono di tanti fattori, dal punto in cui si colpisce la sfera alla «volatilità» dei palloni di ultima generazione. Ma il modo in cui il 21enne Dimarco ha cercato il tiro di collo esterno, unendo cioè la potenza e il «giro» della palla è stato ammirevole. Ha un bel da dire, Handanovic, il portiere dell'Inter, che lamenta di essere stato coperto da un crociato in off side e non ha visto partire la palla: per intercettare quella traiettorie ci sarebbe voluto Mr Fantastic dei Fantastici Quattro. Tant'è vero che appena partita la palla dal piede del crociato nessuno ha pensato che potesse finire là dove poi ha concluso la sua corsa, L'effetto è stato davvero notevole. C'è chi ha scomodato Roberto Carlos e forse il modo in cui Dimarco ha colpito la palla, ma anche il fatto che il ruolo e il piede forte siano gli stessi rende il paragone accettabile. Il brasiliano però esprimeva con i suoi calci molta più potenza, il pallone viaggiava più veloce.
Tra i calciatori in attività quello che segna più spesso con tiri a giro sul palo più lontano è Ricardo Quaresma, che ha reso la sua «trivela» famosa in tutto il mondo. Agli ultimi mondiali ha anche segnato così uno spettacolare gol all'Iran. Il portoghese usa il destro, ma va appunto sempre a cercare il sette opposto con l'esterno, riuscendo a conciliare l'effetto e la forza.
La foto che pubblichiamo qui sopra immortala il perfetto gesto tecnico di Dimarco (autore tra l'altro di un gol, benchè non altrettanto bello, anche nell'ultima gara dell'Under 21 contro l'Albania): il corpo «carica» la palla, il piede destro d'appoggio è rimasto leggermente dietro per calciare lontano e accompagna con la torsione tibio-femorale il gesto del calcio. Il sinistro sale dopo ave colpito la palla perché è stato usato un po' come un fendente per ottenere un «disegno» della palla in aria che la renda imprevedibile e imprendibile.
Di nuovo, c'è anche molta fortuna nell'esito così felice ma ci sono tutti gli ingredienti, fame e sfacciataggine del ragazzo, gesto tecnico eseguito alla perfezione, per poterlo rendere possibile. E' stato un bel momento, per Dimarco e il Parma. A questo punto non resta che aspettare un bis, ma è già certo che quest'anno, con Dimarco e un altro eccellente calciatore come Stulac finalmente il Parma avrà nel tiro da fuori un'arma letale e spettacolare in più per colpire gli avversari.
Prima di realizzare l'eurogol che ha deciso Inter-Parma, Dimarco era stato protagonista di due interventi difensivi: uno provvidenziale, lanciandosi in spaccata a ribattere un fendente a colpo quasi sicuro di Nainggolan. L'altro, finito al centro di mille polemiche, lo ha visto colpire involontariamente la palla con un braccio su un cross teso e a mezza altezza di Perisic da sinistra. L'azione è stata vista e rivista da varie angolazioni e a varie velocità. Diciamo onestamente che se quel mani lo avesse commesso un nostro avversario chiederemmo a gran voce il rigore come hanno fatto i nerazzurri. Spalletti è stato chiari nel dopo gara: «Se non è rigore questo... » ha detto, aggiungendo però che «non è il caso per noi di attaccarci a episodi così, dobbiamo fare di più».
La cosa che ha stupito un po' tutti è che su un episodio del genere non sia entrata in scena la Var. L'arbitro addetto sabato al mezza era nientemeno che l'attuale numero 1 in Italia, Gianluca Rocchi. Del cui giudizio il giovane Manganiello si è evidentemente fidato ciecamente, senza ritenere di dover controllare di persona. Il mani è netto, e l'unica cosa che può aver indotto Rocchi a non farlo sanzionare è la valutazione che la palla abbia urtato il braccio dopo essere schizzata sulla coscia sinistra di Dimarco. Il terzino era rivolto alla porta, dunque la coscia sinistra arrivava prima a contatto con la palla del braccio destro.
La cosa bella è che ieri per la Gazzetta dello Sport il rigore era netto, mentre per il Corriere dello Sport il rigore non c'era... Restiamo insomma nel campo delle opinioni.
E' un caso, questo, che a noi che non siamo nati ieri ha riportato alla memoria quello di Couto, una decina di anni fa. Era il gennaio del 2008, ultima giornata di andata, e l'Inter di Mancini ospita il Parma di Di Carlo. E' un testacoda ma i crociati, nelle cui file debutta, subentrando a metà ripresa, Cristiano Lucarelli, giocano un partitone e grazie alle reti di Cigarini e Gasbarroni a 5' dalla fine conducono 2-1. A quel punto Bucci respinge un tiro di Jimenez e Ibrahimovic calcia forte a porta vuota: sulla linea Couto si tuffa e respinge. Con una mano secondo l'arbitro Gervasoni che espelle il portoghese e dà rigore. Ibra segna e in pieno recupero col Parma in 10 sigla anche il 3-2. Al rallentatore si noterà che la palla ha toccato prima la testa poi la mano di Couto e che il rigore non andava dato. Quel Parma finirà poi in B mentre l'Inter, proprio a Parma, conquisterà lo scudetto con tre punti sulla Roma. Insomma, per il Parma casomai è stato un giusto risarcimento a distanza di due lustri.
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