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Notte degli orrori: la città sotto shock

Notte degli orrori: la città sotto shock

02 Settembre 2018, 14:19

«Caro Direttore, l'orrore della porta accanto è quello che più ci colpisce. Perché ci confessa, senza mezzi termini, che le tragedie non discriminano e possono colpire chiunque. Parma è offesa e smarrita da quanto successo».

Così scrive, in una lettera alla Gazzetta, Cristian Carbognani, un lettore che, come tanti altri, ha sentito l'esigenza di far conoscere, attraverso le pagine del nostro giornale, tutto lo sdegno, l'amarezza, la rabbia e l'orrore suscitato in lui dai fatti accaduti alla 21enne stuprata per cinque ore in un attico della Parma bene.

Sentimenti che emergono in molte altre lettere, e anche in un intervento di chi è da sempre in prima linea contro la violenza sulle donne.

VIOLENZA «NORMALE»

Anche il Centro Antiviolenza di Parma commenta quest'ultimo, terribile caso. «Una notizia che ha fatto scalpore e che è rimbalzata sui media, soprattutto perché uno dei due autori della violenza, Federico Pesci, è un noto commerciante di abbigliamento. Una persona “normale”. Eppure, chi lavora come noi da anni a fianco delle donne che subiscono violenza lo sa bene: “normale” è, purtroppo, anche la violenza sulle donne. Una violenza, che sia sessuale, psicologica, fisica o economica, agita quotidianamente da uomini di tutte le estrazioni sociali, età e origini culturali».

«I media li dipingono come “mostri”, ma i mostri sono figure eccezionali, mentre invece gli uomini che agiscono violenza sono, molto più spesso, persone perfettamente integrate nella società, padri di famiglia, professionisti rispettabili. Perché alla base della violenza sulle donne c’è un sostrato culturale che la nostra società ancora fatica a riconoscere, decostruire, smantellare, e che spesso invece legittima e rinforza.

Quest’ultimo caso di violenza ha suscitato clamore, ma il lavoro che conduciamo da anni con le donne che si rivolgono al nostro centro ci insegna che la violenza, molto più spesso, anche quella sessuale, è silenziosa, agita e subita fra le mura di casa, nelle relazioni di intimità. La violenza sulle donne accade tutti i giorni, anche se non fa notizia. Non è una questione di sicurezza, né necessariamente legata a “dipendenze” o uso di sostanze. Si tratta di cambiare una mentalità ancora molto forte nel nostro Paese che fatica a riconoscere le donne come persone, che hanno diritto di dire no, di dire basta, di uscire la sera senza essere molestate, di mettere fine a una relazione senza finire uccise per questo. Perché si affermi una cultura del rispetto fra uomini e donne è necessario prima di tutto imparare a “vedere” la violenza nelle pieghe del nostro quotidiano, non solo in caso di episodi eclatanti».

CRIMINE CONTRO L'UMANITA'

«Quante bambine e donne continuano ad essere oggetto di violenza. Addirittura lo stupro è considerato arma da guerra, (...) senza essere riconosciuto come crimine contro l'umanità». Queste le parole del cardinale Angelo Becciu, prefetto per le Cause dei santi, in Slovacchia per la beatificazione di Anna Kolesarova. «Quante violenze si perpetrano ancora sulle donne anche in questa nostra civile Europa, dove il femminicidio continua a prosperare e il corpo della donna è spesso oggetto di commercio indegno della persona umana».

L'AGOSTO NERO DELLE DONNE

E' stato un agosto costellato di violenza per le donne, in tutta Italia: stupri e femminicidi hanno riempito le cronache dei giornali in una terribile escalation che non accenna a fermarsi. Purtroppo è così anche da noi, e come non pensare alle nostre ultime croci: a Rita uccisa dal marito, a Filomenta massacrata dal vicino di casa. Un elenco che non si fa in tempo ad aggiornare: è di ieri la storia di una donna del Bangladesh che nel Napoletano ha subìto per 8 anni i maltrattamenti del marito, ed è stata anche violentata dal cognato.

r.c.

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