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Jacopo Masini gioca con i santi

Jacopo Masini gioca con i santi

di Camillo Bacchini

21 Settembre 2021,11:45

Dopo aver servito al lettore le sue simpatiche «Polpette» - quei brevi e brillanti racconti umoristici di cui parlammo già su queste pagine - Jacopo Masini torna adesso in libreria con un menu altrettanto gustoso. Si tratta d’un volumetto che reiventa le storie dei santi e dei profeti, riproponendoli in salsa umoristica e parodistica. «Santi numi» (Exorma, 180 pagine, 16 euro) narra in tanti capitoletti una varietà molto ricca di vicende para-agiografiche, mescolando le carte di realtà/finzione, vero/falso, come potrebbe fare il più birbante degli illusionisti. Il gioco letterario di Masini è questo: prende le vicende legate ai santi e ai profeti (le più radicate nell’immaginario collettivo) e le decontestualizza.

 Le smonta sino a renderle quasi irriconoscibili. Ne sparge i pezzi sul tavolo, come farebbe coi mattoncini del Lego. Dopodiché, monta i pezzi in nuove costruzioni. Situa le storie in un tempo non remoto, ma nemmeno contemporaneo. Vintage. Tra gli anni Settanta e Novanta del secolo scorso, in era ancora pre-digitale. Le pone in uno spazio assolutamente nostrano (la bassa padana, perlopiù emiliana). Le colloca in una dimensione popolare tra città e campagna. I borghi, le chiesette rurali, le piazze di paese, i bar, i campi, i piccoli commerci, le scuole, i sentieri, le lambrette, le corriere, le vie, persino gli alberi e i fiori, le fattorie e gli edifici di città, i cortili e le aie sono i dettagli di un paesaggio in cui il sacro si cala senza infrangersi, anzi, con la sorpresa di ritrovare sé stesso nella realtà quotidiana d’un angolo di mondo in cui ci riconosciamo come nelle nostre tasche. 

Viceversa, la realtà riscopre il sacro nel proprio alveo. I personaggi hanno i cognomi dell’elenco del telefono di questa parte di Stivale, le situazioni sono ad un tempo incredibili come un miracolo e verosimili come un pettegolezzo. Il bene non è solo trascendente, ma immanente. È vicino, intorno a noi, vuol dirci l’autore. Volete un esempio? Lo so che volete un esempio. Eccolo. L’angelo non trova la ragazza cui deve annunciare la lieta novella, le suona il campanello, ma lei non è in casa, perché in quel momento è al lavoro. Ma l’angelo è impaziente, perché il messaggio è importante. Allora che fa l’angelo? Va a trovarla alla cassa del supermercato e coglie persino il tempo di acquistare qualcosa in sconto. Spiritoso e commovente insieme.

Alle spalle, però, c’è un lavoro linguistico ed una consapevolezza letteraria molto seri. Da una parte Masini adegua lo stile accordandolo al colloquiale, con inserti dall’italiano regionale e dialettale; da un’altra sa benissimo quanto il genere agiografico abbia fatto confluire molti suoi elementi nella novella, soprattutto con il «Decameron», e da lì in avanti. E non parlo di novelle a tema sacro «tout court», bensì proprio di strategie narrative, dialogiche e aneddotiche, tra meraviglia e cronaca, ambientazione storica e situazione miracolistica, biografia e spiritualità. 

Masini gioca dunque col genere della agiografia e della novella, già storicamente legati da «contaminatio», rimodellando un racconto come potrebbe fare un bambino prodigio col pongo, regalando al lettore figure nuove e arcaiche ad un tempo. Notevole.
 

© Riproduzione riservata

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