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Via Costituente

La fotografia di Lucio Rossi conquista i ragazzi del Marconi

La fotografia di Lucio Rossi conquista i ragazzi del Marconi

21 Febbraio 2023, 13:34

Ha subito alzato il sipario con una battuta il fotografo Lucio Rossi: da sempre la simpatia accompagna la passione del professionista.

Circondato da storiche macchine fotografiche e dagli ultimi modelli digitali tra un aneddoto e l’altro ha raccontato agli studenti del Marconi «uno dei mestieri più belli» attraverso la propria storia personale: una carriera di quasi 50 anni che più che un lavoro rappresenta «una filosofia di vita che ti coinvolge totalmente».

Un’occasione felice per festeggiare i 100 anni dello stesso liceo di via Costituente (serie di incontri curati dalle insegnanti Patrizia Bertolani e Rossana Allegri) che ha visto passare tra i suoi banchi proprio lo stesso Rossi: un grande fotografo, ma soprattutto un artista.

Con l’umiltà di sempre preferisce però definirsi artigiano: questo forse il segreto per passare dalle macchine industriali alla pubblicità, dalla moda alla storia dell’arte piuttosto che alle fotografie aeree con lo stesso entusiasmo e la stessa curiosità che lo animò da ragazzo. E con orgoglio parmigiano ci tiene subito a ricordare: «Non dimenticate che la scuola di fotografia di Parma è stata la seconda in Italia dopo quella fiorentina con gli Alinari - spiega -: qui abbiamo avuto grandi studi come Amoretti, Vaghi, Carra, Libero Tosi: veri e propri maestri».

Poi come un fiume in piena, dopo aver accennato al primo ferma immagine della fotografia nell’800, ha iniziato a raccontare con il suo inconfondibile talento da affabulatore: dalle prime stampe in un garage in via Turchi allo studio storico fondato con Brunetto Corrain e Pietro Ronchini. Tantissime le esperienze con grandi aziende (Barilla e Academia Barilla, Ocme, Branca, Cademartori, Fenco, Salvarani solo per citarne alcune); rocamboleschi i viaggi in giro per il mondo, come quello in Cina durante una tempesta di sabbia, o quello in tournée con il circo Bidon da cui è nato un libro.

E che dire della magia degli incontri: come quello rimasto nel cuore con il fotografo brasiliano Sebastião Salgado, a casa sua fino alle 4 di notte tra confidenze, salumi e vino. O lo stupore quasi infantile di fronte alle scoperte: come i colori nascosti della «Deposizione di Cristo dalla Croce» di Benedetto Antelami, ben raccontati nel documentario di Francesco Barilli (2017); o i trecentomila scatti per la digitalizzazione dei manoscritti ebraici della Biblioteca Palatina di Parma per la National Library of Israel.

Bellissimi i cataloghi d’arte sempre alla ricerca della luce giusta: poiché per Lucio si tratta di un mestiere in cui gli esami non finiscono mai, sempre a caccia dello «straordinario», come di fronte all’infinitesimale «lavoro» delle opere di Remo Gaibazzi.

Del resto, come dice Luigi Ghirri, «nella fotografia non esiste niente di banale» e Lucio pensa già al prossimo scatto, con lo sguardo pieno di meraviglia del grande professionista di sempre. Tra i caldi applausi dei numerosi studenti del liceo Marconi.

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