CULTURA
Caterina Orzi: raccontare le donne fuori dagli stereotipi
Manichini vestiti di concetti, non con abiti alla moda. Sagome che diventano simboli dell'emancipazione femminile. Le ha raccontate così, le sue dee, in ogni fase della vita: giovani, mature, future mamme, nonne. Libere e in catene. Ancora una volta Caterina Orzi indaga l'universo femminile. «Sotto questo cielo» è l'installazione che l'artista parmigiana ha esposto a Parma nella sede di Proges, in occasione dell'assemblea generale, frutto di un percorso lungo e meditato che l'ha portata anche a lavorare nei grandi musei d'arte moderna e contemporanea di New York.
Sono donne, le sue, fuori dagli schemi imposti dalla società. Donne libere di essere se stesse, emancipate, incuranti del giudizio altrui. Busti montati su piedistalli metallici per raccontare il ciclo della vita sul corpo che cambia.
Impegnata da sempre sui temi di genere, Caterina Orzi si esprime questa volta attraverso sculture - con Dash e colla Vinavil l'artista interviene sui modelli di plastica -. «Non importa la tecnica, importa il concetto» sottolinea.
«Cammino sotto questo cielo, mi piace la quotidianità dove il tempo si allunga e trascorre lento - riflette l'artista -. È bello passeggiare tra il verde. Guardo i miei passi consapevole di calpestare la vita che si rigenera. C’è sempre un filo d’erba che al mio passaggio si rialza. Osservare fa parte della creatività, emozioni prese in prestito da quel che vedo. Ritraggo ciò che ho davanti e rendo concreto questo senso di bellezza, attraverso lo scatto fotografico, la pittura o la scultura, ricreo una personale rappresentazione della realtà da un punto di vista sensibile».
Creativa irrefrenabile, Caterina Orzi crede nel ruolo civile dell'arte: «L’origine “dell’osservare da vicino i fiori” in giovane età, si è trasformata poi nel soffermarmi, con uno scatto, dentro la natura delle cose, o ritrarre con una pennellata i colori dei fiori. La creatività non si spiega, arriva all’improvviso. Inizia con la prima fase della costruzione, fatta di pensieri approssimativi, che diventano poi frasi concrete per formare un racconto, scritto o visivo. È il racconto del nostro inconscio, di ciò in cui crediamo senza saperlo. La creatività è frutto di questo ardire, visibile solo sotto forma di opera d’arte. Così i più nascosti desideri o le mai espresse fantasie si concretizzano creando nuove armonie, non solo per l’artista, ma anche per chi ha il piacere di osservare il lavoro finito. Essere artista vuol dire rispettare sé stessi, si arricchisce esperienza e porta consapevolezza. Nasce la ricerca, diventa racconto artistico e opera in divenire».
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