psicologia
La nostalgia rappresenta un complesso stato emotivo che si manifesta attraverso il desiderio sentimentale e struggente di ritornare ad un altrove, a luoghi tempi o eventi del passato.
È un'emozione che ci assale spesso e si riscontra negli individui adulti nei bambini e anche negli anziani e con problemi cognitivi.
Il termine nostalgia era già stato usato tra i medici fin dal '600 e deriva dalle parole greche Nòstos (ritor no) e Algos (dolore): il significato letterale di nostalgia indica quindi una sofferenza che deriva dal desiderio di tornare. Per lungo tempo la nostalgia è stata considerata una sensazione negativa. Il medico svizzero Johannes Hofer coniò questo termine nella sua tesi di laurea a Basilea per indicare lo stato d'animo dei soldati elvetici al servizio del Re di Francia, tormentati da pensieri ossessivi per la patria, crisi di pianto, ansia, tachicardia, anoressia e insonnia.
Quindi si trattava di una malattia. Secondo altri medici la nostalgia dei mercenari svizzeri era attribuibile alla differenza di pressione atmosferica tra le valli alpine di origine e i campi di battaglia in pianura, altri ipotizzarono che il suono ripetuto dei campanacci delle mucche sulle montagne danneggiasse il timpano e il cervello, esponendo con una maggiore frequenza gli svizzeri a questa patologia. Gli psicologi ottocenteschi interpretarono questo intenso desiderio sentimentale come una forma patologica di malinconia, altri vi scorsero la “psicosi dell'emigrante”, il sintomo di un lutto irrisolto o di una depressione o quantomeno una debolezza concessa solo alle anime sentimentali e come tale è arrivata fino ad oggi.
Ma nel 1979 Fred Davis, sociologo americano, scoprì che le persone collegano alla nostalgia espressioni positive come “calore”, “bei tempi andati”, “infanzia”. È evidente che la nostalgia è un viaggio emotivo attraverso la memoria, una forma specifica di ricordo autobiografico accompagnato da stimoli sensoriali come suoni, immagini, odori e gesti che ci catapultano in un passato carico di significato personale; a volte connotata di una velatura di tristezza e rimpianto per la lontananza di ciò che si è perduto e la consapevolezza di non poterlo più rivivere, ma spesso porta con sé una certa gioia legata al ricordo di momenti felici.
Questo connubio di emozioni contrastanti contribuisce al suo carattere singolare e ambivalente in cui malinconia e gioia si fondono. Nel 2015 un team di studiosi guidato da C. Sedikides ha definito la nostalgia come un'emozione dolce-amara che mescola tristezza e felicità, ma soprattutto positiva perché la dolcezza prevale, e fondamentalmente è sociale perché nasce ripensando alle esperienze importanti. Può manifestarsi infatti in molteplici forme come la nostalgia di luoghi, tempi sereni e con relazioni significative. Ma può anche consistere in una sorta di desiderio di tornare a uno stato emotivo particolare.
È vissuta in maniera simile in molte culture nonostante alcune differenze sembra quindi rappresentare un fenomeno universale. Attraverso la sua sfumata complessità questa emozione diventa uno specchio dei nostri legami emotivi con il passato e delle radici che plasmano la nostra identità.
Le metodiche di neuroimaging hanno evidenziato che i correlati neurali che sottendono la nostalgia consistono nell'attivazione contemporanea di aree legate alla memoria (ippocampo) e altre legate al sistema della ricompensa (nucleo accumbens, gangli della base, sistema mesolimbico..).
Racchiudono entrambi una sorta di rimpianto per il passato ma la malinconia tende ad essere più generica e indefinita, è spesso associata ad una sensazione di perdita non specificata. La nostalgia invece è legata ai ricordi specifici, luoghi o persone. Inoltre, mentre la malinconia può avvolgere l'intera esistenza in un velo di tristezza, la nostalgia con il suo carattere più circoscritto può essere più gestibile e persino arricchente. La malinconia è insomma una emozione più astratta mentre la nostalgia spesso risponde a stimoli concreti e sensoriali. Entrambe comunque sono veicoli potenti per esplorare il nostro legame con il passato e comprendere meglio le dinamiche della memoria e delle emozioni. Gli studi in campo psicologico hanno identificato tre funzioni della nostalgia: una di auto- orientamento che rafforza l’autostima e gli atteggiamenti mentali positivi, una funzione esistenziale che rafforza lo sguardo sul significato della nostra vita, una funzione sociale che rafforza il legame con le persone che amiamo.
Spesso gli individui decorano la propria abitazione con foto del proprio matrimonio o della propria infanzia e cercano altri stimoli nostalgici inconsciamente per affrontare determinate situazioni, rinforzando così la resilienza.
In effetti ripensare consapevolmente al fatto di avere già superato analoghe difficoltà in passato ci dà ottimismo e sicurezza. Del resto, la nostalgia accresce la nostra soddisfazione per la vita che conduciamo e dà ad essa un significato per noi. Alcuni studiosi del King’s College di Londra hanno scoperto che la nostalgia è in grado di generare una sensazione di continuità del sé, cioè la sensazione che nella vita ci sia un “fil rouge” conduttore e che i tratti della personalità e i valori importanti si conservino nel tempo. Può quindi aiutarci a ricordare ciò che conta veramente.
Gli studi sociali hanno altresì evidenziato che la nostalgia rappresenta un efficace antidoto alla solitudine, una risorsa psicologica che ci può rendere più forti e difendere il nostro benessere anche nelle avversità. Guardare vecchie serie tv della propria infanzia, andare a feste anni ‘80 o ‘90 non sono perdite di tempo. Possono essere ottime occasioni di intrattenimento e di ripensare a sé stessi e al proprio cammino di crescita e maturazione. In questi momenti gli individui si confrontano con la persona che erano una volta e con la possibilità di sentirsi più soddisfatti della vita attuale.
La pubblicità sfrutta ottimamente da tempo l'attrattività degli impulsi nostalgici. Ricerche americane e canadesi confermano che prodotti come giocattoli, musiche, libri, abiti vintage, macchine e moto d'epoca sono spesso preferiti data la loro carica nostalgica e il potere di rendere esperibile la vita di un tempo. Si costruisce così il supermercato della memoria, dove andiamo a comprare soprattutto ricordi. In questo ambito di marketing esiste anche una “nostalgia collettiva” che nasce da ricordi condivisi con un gruppo sociale e punta su eventi che hanno segnato la storia di una nazione per commercializzare merci nazionali o regionali.
Una ricerca olandese ha recentemente documentato, inoltre, che la nostalgia ci aiuta a gestire meglio le ingiustizie e le frustrazioni che subiamo in ambito lavorativo aumentando motivazione rendimento riducendo insomma il “burn- out”.
I ricordi nostalgici potrebbero avere effetti positivi anche per gli anziani e per i pazienti con involuzione cognitiva. Ce lo ha detto una ricerca britannica che ha evidenziato come i soggetti che ricordavano esperienze importanti sul piano sentimentale o che ascoltavano canzoni e musiche che provocavano nostalgia erano più ottimisti, si sentivano meno soli, percepivano un maggior senso della propria vita e della sua continuità.
Poi alcune ricerche ci dicono che le persone divengono nostalgiche quanto si sentono tristi o sole, perché il nostro desiderio di massimizzare le esperienze positive e minimizzare quelle negative è una delle leggi fondamentali della psicologia. In effetti la nostalgia del passato può essere interpretata come una risposta profondamente radicata nella natura umana. L'uomo è un essere abitudinario con resistenza al cambiamento e attaccamento emotivo ai periodi felici della vita. Il desiderio di ritorno al passato può essere alimentato anche da un senso di smarrimento in un mondo frenetico, competitivo e individualistico con un veloce fluire di valori contrastanti e mutazioni sociali ed economiche molto rapide.
La nostalgia, dunque, può migliorare l'umore, l'autostima. Anche i pazienti affetti da depressione potrebbero trarne giovamento dato che i ricordi nostalgici così vividi e fedeli ai dettagli gettano un ponte tra passato e presente producendo un senso di continuità del sé (ho molte cose in comune con la persona che ero allora).
Anche per la psicanalisi la nostalgia ha una valenza positiva perché è una forma di lavoro psichico che genera un flusso tra passato e presente a feedback così come funziona il nostro inconscio attraverso memorie retroattive, e si avvia così un processo trasformativo.
Spesso immagini fotografiche o televisive ci riportano agli anni del boom economico e dello sbarco sulla luna, dei Beatles e delle minigonne, della protesta contro la guerra in Vietnam e delle prime comunità hippy. È il momento della «dolce vita» e mentre i divi hollywoodiani animano le notti della capitale nelle case degli italiani entrano frigoriferi e lavatrici, radio e televisori. Non è difficile provare nostalgia per quel periodo carico di promesse al punto che un po' di struggimento al pensiero dei favolosi anni ‘60 può capitare anche a coloro che quegli anni non li hanno nemmeno vissuti, complici le icone della musica e del cinema. Ma il rimpianto per un passato che non c'è più riguarda anche i più turbolenti anni ‘70: gli anni delle bombe e delle contestazioni, ma anche della disco- music e di «Guerre stellari». E c'è già chi prova nostalgia addirittura per l’edonismo degli anni ‘80, quelli della musica elettronica, dell'Italia campione del mondo di calcio e delle giacche con le spalline imbottite. Anche il bel calendario 2025 dell'Avis di Parma celebra alcuni ricordi anni ‘80 della nostra città come il bif, il flipper, le cabine del telefono fisso, le figurine dei calciatori, i primi ciclomotori (il Ciao, il Garelli, le Vespe…) i grilli del giardino.
Le ricerche indicano, dunque, che non c'è nulla di male a dare libero sfogo ai propri pensieri malinconici. Anzi ripensare al colore della prima automobile o al cibo della prima infanzia (quello tra i sei e i dieci anni di età resta indelebile nella nostra memoria) favorisce l'equilibrio psichico.
La nostalgia, insomma, non solo accresce il benessere generale ma agisce anche in chiave preventiva e protettiva ostacolando i pensieri cupi che turbano il nostro stato d'animo.
La nostalgia è un tema che è stato spesso centrale nel cinema se pensiamo ad «Amarcord» di Fellini e a «Nuovo Cinema Paradiso» di Tornatore con le musiche di Ennio Morricone, e a «Midnight in Paris» di Woody Allen. Ha percorso anche pagine e pagine di letteratura: già in Omero nell’«Odissea» Ulisse soffre e piange per Itaca, vuole tornarci ma rimanda sempre il suo rientro, così che l'eroe incarna l'ambivalenza di un sentimento al tempo stesso piacevole e struggente; allo stesso tema dedica la poesia «Itaca» C. Kavafis, Marcel Proust è lo scrittore della nostalgia con la sua opera «Alla ricerca del tempo perduto». Leopardi nella poesia «A Silvia» ricorda il tempo felice della giovinezza in cui entrambi avevano speranze per il futuro, così Manzoni nell’«Addio monti…» e Cesare Pavese nella sua opera «La luna e i falò» e poi Ungaretti, Quasimodo e Pascoli in «Patria» rievocano i viaggi della memoria.
In conclusione, non ha alcun senso definire gli impulsi nostalgici come patologici. Sfogliate i vostri album di fotografie, frugate nei cassetti e nei bauli delle mansarde in cerca dei tesori dei bei tempi andati, decorate le pareti della vostra casa con foto che raffigurano gli eventi importanti della vostra vita, continuate a preparare la torta seguendo la ricetta della nonna, andate al cinema per vedere film che raccontano storie di epoche passate, ascoltate di tanto in tanto le musiche delle vecchie band che amavate.
Tuttavia, nel fascino dei tempi andati non possiamo dimenticare che neanche prima andava tutto bene e dovremmo apprezzare ciò che nella nostra vita è cambiato in meglio. In questo modo lo sguardo al passato ci aiuterà a vivere il presente e ad andare verso il futuro con ottimismo.
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