Cult movie
I protagonisti del celebre film: da sinistra, Dulio Del Prete, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Adolfo Celi, Ugo Tognazzi.
Il conte Lello Mascetti (Ugo Tognazzi), l’architetto Rambaldo Melandri (Gastone Moschin), il giornalista Giorgio Perozzi (Philippe Noiret), il barista Guido Necchi (Duilio Del Prete) e il professor Alfeo Sassaroli (Adolfo Celi) sono loro i cinque inseparabili compari fiorentini protagonisti di «Amici miei» di Mario Monicelli, che ereditò la pellicola da Pietro Germi, il quale non riuscì a realizzarla a causa della malattia che lo portò alla morte, e entrata nella storia del cinema italiano.
Era il 24 ottobre 1975 quando il film uscì al cinema dopo l’anteprima al Taormina Film Festival: fu il trionfo della commedia brillante promossa al botteghino al pubblico; ebbe, infatti, il primato degli incassi nella stagione cinematografica 1975-’76.
Ma perché questa pellicola ebbe così tanto successo? «Amici miei» gioca sul disimpegno, sulla voglia di questi uomini di mezza età, amici da sempre, di sconfiggere le delusioni della vita giocando tutto sulla ruota della cattiveria, progettando e realizzando ogni giorno terribili scherzi ai danni di persone comuni che, ignare, finiscono nella loro trappola. «Non si tratta di scapestrati occasionali - scrive Enrico Giacovelli nel suo libro “La commedia all’italiana” -, sanno benissimo quel che fanno, il loro comportamento è una filosofia: la sottile saggezza del commediante, di chi ormai da un pezzo ha capito che ridere è l’unico modo per non affogare in questa valle di lacrime che ci è stata data in affitto (non per molto, e tra l’altro si sono dimenticati l’equo canone). Si ride a iosa in questo film, si ride anche della morte quando uno degli amici (Noiret) tira le cuoia: ma la vera cifra stilistica è piuttosto un crepuscolarismo indispettito, i momenti comici si stemperano spesso nella malinconia, momento segreto e incompreso degli spiriti allegri, dei buontemponi brizzolati». «Un gruppo di professionisti cinquantenni - sottolinea Paolo Mereghetti nel suo “Dizionario dei film” - organizza scherzi e beffe ai danni di ignari cittadini. Il motore di queste “zingarate” è il tentativo di esorcizzare la vecchiaia e la morte, che però colpisce il Perozzi (Noiret). Celeberrima la scena alla stazione con gli amici che schiaffeggiano i passeggeri affacciati ai finestrini e il gioco di parole del conte Lello Mascetti (Tognazzi) sulla “supercazzola”».
Della pellicola ne uscirono due versioni: la prima, nel 1975, della durata di 114 minuti, vietata ai minori di 14 anni; la seconda fu un’idea della Cineriz, nella stagione successiva, il 1976, visto il successo ottenuto: era di 127 minuti e senza alcun divieto. Fu la stessa della distribuzione in dvd.
Nel 1976, con il David di Donatello, furono premiati Mario Monicelli (miglior regista) e Ugo Tognazzi (miglior attore protagonista). Ma «Amici miei» si caratterizza anche per alcune battute divenute celebri e entrate anche nel lessico quotidiano, su tutte certamente la citazione «Supercazzola prematurata/ tarapia tapioco/ con scappellamento a destra/ come fossero antani» pronunciata dal conte Mascetti: una serie di frasi senza senso per confondere e prendersi gioco dell’interlocutore.
Oppure il senso di libertà, di voglia di restare insieme, senza una meta fissa: insomma una «zingarata», come quelle proposte nella pellicola di Mario Monicelli. Infine, a racchiudere la poetica di questo ineguagliabile quintetto, tra una zingarata e una supercazzola, ecco la frase: «Che cos’è il Genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione».
Nel 1982 lo stesso Monicelli realizzerà «Amici miei - Atto II» con gli amici che si ritrovano sulla tomba del Perozzi (Noiret), che rievocano gli scherzi ancora più cattivi del passato, con Renzo Montagnani che sostituirà Duilio Del Prete nel ruolo del Necchi.
Nel 1985, a dieci anni dal primo, uscirà «Amici miei - Atto III», questa volta con la regia di Nanni Loy: i quattro superstiti, senza il Perozzi, si ritroveranno in una casa di riposo. Ricordiamo, infine, che nel 2011, con la regia di Neri Parenti, fu realizzato «Amici miei - Come tutto ebbe inizio», definito da uno degli autori prequel di «Amici miei».
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata