×
×
☰ MENU

Letture

Il sapore della sorte avversa e gli ospiti della colonia Devoto

Il libro del parmigiano Matteo Bergamo tra introspezione e umorismo nero

Il sapore della sorte avversa e gli ospiti della colonia Devoto

12 Agosto 2025, 22:24

La copertina invita a stringere gli occhi a fessura con l’intento di capire meglio cosa vi sia immortalato: erba alta, un mobiletto di ferro scrostato, un’imponente, decaduta e abbandonata struttura; il tutto in bianco e nero a sottolineare la desolazione, lo smarrimento, l’inquietudine. Sono questi in effetti le componenti del romanzo di Matteo Bergamo, per il quale è difficile identificare una collocazione letteraria: si tratta di un romanzo di formazione, di un’autobiografia con risvolti catartici, di un thriller, di un trip psichedelico trasposto su carta, di un testo teatrale o di tutte le componenti convergenti? Probabilmente è «l’ultima che hai detto» come avrebbe asserito Quelo, interpretato dal papa della comicità italiana Corrado Guzzanti.
L’autore è Matteo Bergamo, parmigiano classe ‘73, autore visionario e, come si autodefinisce, cacciatore di ecomostri. Svolge la professione di istruttore del Club Alpino Italiano ed è titolare di un negozio di articoli sportivi. Ecco spiegata la sua propensione a calarsi nel mondo della natura, dell’alpinismo, delle atmosfere romantiche ed evocative che solo le Dolomiti e l’alta montagna sanno regalare.
Il primo protagonista del romanzo è Jimmy Fango, un nome che è tutto un programma, un tizio che parecchie volte nella vita ha conosciuto il sapore della sconfitta e della sorte avversa, la beffa crudele della felicità calpestata, la cicuta mortale del dolore di una perdita importante. Unica possibilità per sopravvivere è rendersi insensibili, girare le spalle a ogni speranza, perdersi ai margini di una città di provincia, Parma, tirando a campare con un lavoro tanto irridente quanto simbolico: consegnare escrementi per conto di persone in cerca della più banale e sguaiata delle vendette, ovvero il dileggio.
La professione che l’autore affibbia al suo protagonista è una trovata geniale dietro la quale si nascondono molteplici chiavi di lettura. Ad esempio Kafka: il soggetto si ritroverà infatti trasformato in scarabeo stercorario (non in scarafaggio, ma i parallelismi con l’autore de «La Metamorfosi» ci sono tutti), durante un’esperienza ultraterrena provocata dall’assunzione di mate de coca. In quel contesto, magistralmente creato da Bergamo attraverso espedienti letterari densi di significati e una scrittura scorrevole, Fango si ritrova a condividere il suo percorso al fianco di sciamani illuminati dalla luna, pozioni dai poteri magici e riti propiziatori che affondano le radici nella cultura celtica.
Il secondo protagonista del racconto è la colonia Devoto, un ecomostro che si trova a poca distanza dal Passo del Bocco, nel cuore di una una faggeta, lungo le pendici del monte Zatta. Non è difficile immedesimarsi in coloro che, magari a passeggio nel bosco a raccogliere funghi, si ritrovano di fronte a questa costruzione, svettante dalla nebbiolina: l’impressione è di trovarsi di fronte a un miraggio, pochi sono infatti gli esempi di un palazzone di cinque piani, con 365 finestre (una per ogni giorno dell’anno), in stato di totale abbandono al centro di un bosco. Il «Collegio dello Zatta» venne costruito negli anni Trenta, insieme a tutte le altre colonie montane o marittime dove ai tempi del fascismo, e fino agli anni Sessanta, venivano mandati i bambini nel periodo in cui le scuole chiudevano i battenti. Il centro nacque originariamente come ricovero per i piccoli più bisognosi, costruito secondo le volontà del filantropo lavagnese Antonio Devoto. La storia del benefattore viene ripresa nelle pagine del libro con testimonianze epistolari attraverso le quali si evince che Devoto, originario di Lavagna, emigrò in Argentina nel 1854. Si stabilì a Buenos Aires dove, coi fratelli, aprì un magazzino nel quale si commerciavano beni importati dalla Gran Bretagna dai numerosi marinai liguri presenti in città.
Il ritmo della narrazione subisce un brusco scossone quando Jimmy riceve un invito che, inevitabilmente, lo pone di fronte al proprio passato: un invito alla colonia Devoto, quel vecchio orfanotrofio dove ha passato l’infanzia, sull’Appennino tra Emilia e Liguria, che è stato ristrutturato e trasformato in grande hotel di lusso. Lì incontrerà alcuni dei vecchi compagni: Corvina, Rico, Vera. Niente però sarà scontato: non sarà una semplice rimpatriata, ma un percorso scosceso come le rocce di quel sentiero, così ripido e tanto familiare, difficile e misterioso, che lo porteranno ad affrontare escursioni azzardate, rituali sciamanici, incontri inquietanti e paure ancestrali fino al sorprendente epilogo.
«Jimmy Fango e il segreto della colonia Devoto» (167 pagine, Editore LoScrittore) è un racconto complesso, pervaso di introspezione psicologica e punte di realismo magico, corredato da uno spiazzante umorismo nero, dove niente è come sembra e il cambiamento si nasconde dietro ogni ombra.

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI