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Poesia

Alfredo Zerbini, l'anima di Parma nei suoi intensi versi in dialetto.Omaggio all'Oratorio Novo

Settantesimo anniversario della morte

Alfredo Zerbini, l'anima di Parma nei suoi intensi versi in dialetto

L'esordio nel 1947 con il poemetto storico «La congiura di fevdateri» elogiato da Francesco Squarcia

29 Novembre 2025, 09:21

Oggi ricorre il 70esimo anniversario della morte del poeta Alfredo Zerbini (Parma 1895 - 1955), considerato fra i più importanti autori dialettali del ‘900 parmigiano la cui ampia produzione poetica permette di cogliere la reale identità della Parma di un tempo e riesce a far emergere le connotazioni culturali, i grandi temi del popolo parmense attraverso scritti di notevole rilievo letterario. Alfredo Zerbini ha creduto nel valore e nell’importanza della storia di tutti, senza discriminazioni sociali, dedicando la sua vita e la sua arte alla propria gente ed alla sua lingua, ritenendo che il dialetto parmigiano fosse particolarmente adatto ad esprimere sentimenti umani molto profondi e che potesse perfettamente comunicare non solo ilarità e divertimento, ma anche concetti e tematiche tragiche.

L’Archivio Storico Comunale di Parma custodisce l’archivio personale del Poeta, costituito da un ricchissimo corpus di documenti attestanti la sua attività letteraria, lavorativa, privata con diversi manoscritti originali. Per dare risalto alla produzione letteraria di Zerbini e per rendergli omaggio nel suo Oltretorrente , in occasione del 70° anniversario della morte, il Comune di Parma attraverso l’Archivio Storico Comunale, ha deciso di riproporre al pubblico, il film «Una notte d’agosto» del regista Giovanni Martinelli realizzato nel 1991 e liberamente tratto dal testo poetico «Nota d’agost: novella oltretorrentina», un componimento tragico in 4 tempi, scritto dal poeta nel 1947 che racconta di una passione «malata» che a inizio secolo portò ad un femminicidio nel perduto Borgo dei Minelli. La proiezione si terrà domani alle 16 all’Oratorio Novo della Biblioteca Civica in vicolo Santa Maria, 5. Il film «Una notte d’agosto», in dialetto parmigiano, rielabora gli elementi essenziali dell’opera di Alfredo Zerbini, senza tradurre in immagini il poema, inserendoli in una cornice più moderna e collocandoli sullo sfondo di un thriller psicologico che vede un commissario alla soglia della pensione, interpretato da Giancarlo Ilari, rievocare un antico e mai risolto fatto di sangue al centro del quale è un regista teatrale, Bruno Lanfranchi, unico testimone di una passione travolgente e disperata che porterà l'assassino, «Al ross», interpretato Pier Giorgio Gallicani ad uccidere per gelosia Giovanna Pattonieri nei panni della «Richetta», innamorata del ballerino Thierry Parmentier, nei panni del bel «Morén».

L’opera di Martinelli, presentata in vari festival cinematografici con segnalazioni e premi (tra i quali si evidenzia «Anteprima per il Cinema Indipendente Italiano» di Bellaria del 1991 con la Direzione di Morando Morandini ed Enrico Ghezzi, dove ha ricevuto la Menzione speciale della Giuria presieduta da Dario Fo), vuole raccontare una storia padana con accenti vibranti e riprendere la tradizione del dialetto come forma di cultura. Proprio questo pensiero è sempre stato il perno della poetica e della vita stessa di Alfredo Zerbini.
L’iniziativa è gratuita sino ad esaurimento dei posti disponibili e richiede la prenotazione obbligatoria al link http://www.comune.parma.it/prenota (sezione incontri) della Web App "PrenotaEventi" del Comune di Parma.

Per informazioni: archivio.storico@comune.parma.it – tel. 0521/031030.

Pubblichiamo gran parte dell'articolo uscito sulla Gazzetta nel 2015
per il sessantesimo della morte di Alfredo Zerbini

Si definiva un «pòvor fornarètt con la so brètta äd cärta da giornäl, infarinè cme un sach, sémp'r in savati sémpor col scosäl». Giovane vigoroso, frequentò con il fratello Mario la palestra del Giardino Ducale, dove si esercitava nella lotta. Zerbini non si sposò. Ferito e mutilato sul Carso nella prima guerra mondiale, nel dopoguerra fu fra i fondatori dell'Associazione mutilati. Come impiegato di biblioteca, fu prima a Torino, poi alla Marciana di Venezia e infine nel 1939 alla Palatina di Parma. Nei ritagli del lavoro e nei momenti liberi dall'impegno dell'ufficio, Zerbini iniziò fin da giovane a scrivere poesie nel nostro vernacolo, collaborò con la «Compagnia filodrammatica stabile di Parma» fondata da Guido Picelli, scrivendo i testi delle commedie dialettali «La péla dal gat» e «La rivolusjón». Il primo volume di poesie di Zerbini fu «La Congiùra di Fevdatäri», edito nel 1947 con i tipi della Bodoniana di Parma, sotto gli auspici del Comitato Parmense per l'Arte. Ha servito di argomento al presente lavoro la Congiura del 1611-1612 ordita dai feudatari parmensi contro Ranuccio I° Farnese quarto Duca di Parma. La Congiura fu capeggiata da Barbara Sanseverino Sanvitale Contessa di Sala e Marchesa di Colorno. Il poemetto storico-narrativo è composto da ottanta sonetti divisi in quattro parti: «I Fevdatäri», «La Congiùra», «Al Procés», «La Grand Giustìssia», di venti sonetti ognuna. Al suo apparire fu unanime il coro dei consensi.

Francesco Squarica osservò: «La prima cosa che mi ha favorevolmente colpito è il fatto che il poemetto non soltanto è il primo esempio del genere storico-narrativo; ma segna anche un interessante tentativo di uscire da certe tenerezze dell'idilio piccolo-borghese, che ha sì, creato anche delle cose graziose nella nostra poesia dialettale, ma è ormai troppo scontato». Nel 1951 Ildebrando Pizzetti musicò tre sonetti della «Congiùra», quelli riguardanti Barbara San Severino condotta al patibolo. Seguì nel 1953, edito dalla Casa Editrice Battei di Parma, il secondo volume «Sòtta il Tòrri di Pavlót», raccolta di ventisette poesie divise in quattro parti preceduta da un «Prelùddi ataca al fógh». Due componimenti «Al bal dal Mòccol» e «Davanti ala Barcasa», narrano in quartine a rima alternata tragiche storie d' amore. Altra poesia dello Zerbini è «La Nona a l'Ospedalén», che racconta l'affetto della nonna per l'ultimo nipotino che le va a fare visita all'ospedale. Chiude il volume l'altra novella molto popolare, «La Gòssa».
Sempre edito da Battei nel 1954 uscì una lunga novella in versi (impeccabili quartine di endecasillabi a rima alternata), «Nota d'Agòsst», riguardanti i luoghi dei borghi dei Minelli, Paglia, Traj la chiesa del Quartiere, e «Il Caräri». Postumo nel 1957 usci «I me ragas», con illustrazioni di Latino Barilli e la prefazione di Jacopo Bocchialini, dove accanto al «Cant äd la bàsa», sono due vivacissime poesie nelle quali il dialetto è assaporato nella sua genuina immediatezza: «L'educasjón» e «La bugäda» due monologhi di donne pieni di vis comica.
Chiudono il volume alcune poesie che hanno come protagonista Re Gisto detto «Gisto Re», tipo stravagnte (Imbrojón) in continua lotta con questurini e villani da beffare. Una ristampa della sua opera, con l'aggiunta di alcune poesie inedite, fu curata nel 1965 da Italo Petrolini, con il titolo «Alfredo Zerbini tutte le poesie». (...) La poesia dello Zerbini, quando polemica e retorica sono costrette entro i limiti dovuti, sa esprimere con vigore e passione gli ideali di dignità e pace del popolo.
Ma è soprattutto la sanità di Zerbini, la sua apertura di sentimenti e idee (non frequenti dei poeti dialettali), il forte senso della tradizione, l'amore del suo dialetto, (che gli fece raccogliere più di cinquemila soprannomi parmigiani), che lo separano nettamente e lo collocano tra le figure più valide e autentiche nella storia della letteratura dialettale del Novecento. Quest'anno, 2025, a settant'anni dalla morte, Alfredo Zerbini è stato ricordato al Cimitero Monumentale della Villetta, nel programma «Città della Memoria».
Enrico Maletti

Lingua e stile
Una torrenziale energia espressiva, una passione che riecheggia le Barricate
Un'energia incontenibile, una irruenza oltretorrentina, una piena di ispirazione paragonabile alla sua Parma «voladora»: la poesia di Alfredo Zerbini ha tutto il sangue ribelle della Parma di Guido Picelli e delle gloriose Barricate del '22. Il suo dialetto corposo e sensuale riflette l'anima del popolo di Parma: o, forse sarebbe meglio dire, di quello che è stato il popolo di Parma ancora fino a trenta-quarant'anni fa. Il registro stilistico di Zerbini non era propriamente lirico, ma drammatico: il teatro e il poema erano la dimensione del suo metricamente mirabile scrivere in versi; anzi, esistere in versi. Con fede in una lingua scultorea, gagliarda e veritiera - il dialetto parmigiano - perfetta per l'ironia e il sarcasmo, vale a dire per la verità guardata in faccia, senza paura. Ma anche per la tenerezza, per un senso di profonda comprensione dell'umano destino, che lo portava a interessarsi non solo di umili storie, ma anche di grandi episodi storici («La Congiura di Fevdateri»). Un poeta di alto livello che ha rappresentato una linea stilistica e tematica opposta a quella del delicato, intimistico, raffinato Pezzani; in lui non c'erano suggestioni petrarchesche. In lui c'era un'altra eco. Quella di Dante.
Emilio Zucchi

In onda su 12Tv Parma
«La Congiura di Fevdatäri» di Alfredo Zerbini, interpretata da Enrico Maletti e Pietro Vitali, verrà trasmessa domenica alle 21,45 con spiegazioni di Cristina Cabassa. Regia di Enrico Maletti.

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