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Nel Parmense quasi 7mila badanti e colf

Miati: " Il lavoro domestico non è più un fenomeno accessorio, ma una delle colonne portanti del nostro sistema di protezione sociale"

Nel Parmense

31 Marzo 2026, 17:06

In grande maggioranza donne (92%), straniere (79,8%) e provenienti soprattutto dall’Est Europa (54,3%), con la componente italiana che rappresenta un quinto del totale. Badanti soprattutto, 44.159 assunte, anche se in calo: dal 2021 il numero complessivo è diminuito del 9%, con una flessione più accentuata per le Colf (-32,1%). Sono i numeri dei lavoratori e lavoratrici domestiche registrati, quindi regolarmente assunti, in Emilia-Romagna: quasi 70mila, esattamente 69.866 nel 2024 secondo i dati Inps.

La fotografia emerge dal 7^ Rapporto annuale promosso dall’Osservatorio Domina, associazione nazionale Famiglie datori di lavoro domestico, presentato oggi per la parte relativa alla regione in conferenza stampa, in viale Aldo Moro, a Bologna, con l’assessora al Welfare Isabella Conti. Ad illustrare dati e tendenze di un settore in continua trasformazione, il direttore dell’Osservatorio Domina sul lavoro domestico, Massimo De Luca, e il segretario generale Domina, Lorenzo Gasparrini.

Passando ai datori di lavoro domestico, sempre nel 2024 in Emilia-Romagna se ne registrano 71.597: il dato, con una contrazione del 18,1% rispetto al 2021, evidenzia un trend negativo coerente con il contesto nazionale. Anche in questo caso si tratta prevalentemente di donne (55,2%) e l’età media è di 71,5 anni; molto contenuta la componente straniera (5,1%), con una netta prevalenza di datori di lavoro italiani; rilevante, infine, la quota di grandi invalidi (9,5%), ulteriore indicatore del bisogno assistenziale. Complessivamente, dunque, si tratta di un settore che in regione coinvolge 141.463 persone (tra datori e lavoratori), con un’incidenza del 3,2% sulla popolazione regionale.

Infine, sempre secondo il Rapporto, considerando solamente la componente formale nel 2024 le famiglie in Emilia-Romagna hanno speso 733 milioni di euro per il lavoro domestico; il contributo al Pil generato dal settore equivale a circa 1,4 miliardi di euro di valore aggiunto, pari allo 0,8% del totale regionale.

I dati nel Parmense

I dati dell’ultimo rapporto regionale dell’Osservatorio Domina consegnano una fotografia nitida del Parmense: il lavoro domestico non è più un fenomeno accessorio, ma una delle colonne portanti del nostro sistema di protezione sociale. A commentarli è Maurizio Miati, segretario generale FILCAMS CGIL Parma, che aggiunge: "Nel 2024, nel nostro territorio, si contano 3.694 badanti regolarmente assunte e 3.182 colf. Dietro questi numeri vive una forza lavoro composta al 92% da donne e per l’80% da lavoratrici di origine straniera. Nella nostra provincia, il rapporto è di circa 10 assistenti familiari ogni 100 anziani over 80, mentre per le colf si registra una densità che supera la quota di 7 ogni 1.000 abitanti".

"Parliamo di lavoratrici che entrano nell’intimità delle nostre case, che si prendono cura della dignità quotidiana dei nostri cari. Eppure, nonostante questo ruolo sociale fondamentale, restano troppo spesso confinate in un quadro normativo fragile, che penalizza sia chi lavora, sia le famiglie che ricevono assistenza".

"Non ci possiamo più permettere che il tutto poggi sulle spalle di lavoratrici con tutele ridotte, in quanto il lavoro domestico oramai costituisce lo 0,9% sul PIL nazionale. Diviene quindi imprescindibile una riforma complessiva del settore, che incida sulla malattia e la genitorialità, garantendo le medesime tutele economiche similari agli altri settori; che incida sull’attuale gestione dei flussi migratori anacronistica e inadeguata, basata su di una legge, la Bossi-Fini, che non favorisce la legalità e non impedisce lo sfruttamento; che dia un concreto sostegno alle famiglie attraverso agevolazioni fiscali e contributive reali per chi assume regolarmente, rendendo la legalità più vantaggiosa del lavoro nero".

"È più che mai necessario - conclude Miati - riconoscere il ruolo sociale di colf e badanti, passando necessariamente da diritti garantiti e dignità salariale. La cura dei nostri anziani, quando non inseriti in strutture residenziali, così come quella delle nostre case non può continuare ad essere un onere per lo più scaricato sulle famiglie e sulla buona volontà di lavoratrici, che continuano ad essere prive di quelle medesime garanzie di cui beneficiano lavoratrici e lavoratori di altri settori. È tempo che venga riconosciuto al lavoro domestico il valore umano che merita".

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