INTERVISTA
General manager: da sinistra Ennio Caiolo, Maurizio Bassani, Christophe Jouin e Michele Fochi a Cibus
In Italia il Gruppo Lactalis ha 4 business unit: formaggi (Galbani Cheese), salumi (Galbani Meat), latte (Parmalat) e specialità casearie e Dop (Castelli). Sono settori con target produttivi epromozionali differenti tra loro, ma con alcuni punti fermi in comune. A cominciare da due leve fondamentali come innovazione e sostenibilità, oltre alla centralità dell'export nell'ambito di una crescita, che anche negli ultimi due anni è stata significativa, nonostante tutto.
E poi c'è il tema dei temi, ovvero il contesto attuale con il quale occorre confrontarsi: dalla pandemia alla guerra, uno scenario inflattivo forte, dominato dall'incertezza a livello globale, un momento talmente dirompente che pone di fronte alla necessità di rivedere anche i tradizionali modelli di negoziazione.
«Parlando del contesto attuale ci stiamo misurando con un fenomeno che non si riscontrava da tantissimi anni nei termini attuali – mette subito in chiaro Ennio Caiolo, general manager di Galbani – mi riferisco ai costi delle materie prime, un elemento che sta modificando lo scenario competitivo nel settore dei formaggi e in generale in tutte le filiere agroalimentari. Se continueremo ad affidarci alle classiche categorie di negoziazione risulterà difficile trovare un equilibrio, serve un confronto diverso con i nostri clienti».
La divisione Galbani formaggi fattura circa il 70% in Italia, il resto è all'estero, con 70 mila tonnellate di prodotto che riguardano soprattutto le categorie di formaggi freschi. «All'inizio della pandemia - spiega Caiolo - abbiamo riscontrato una rapida contrazione dei volumi legati i consumi fuori casa che, tuttavia, sono stati più che compensati dai consumi in home, con tassi di crescita molto forti. Il peso del food service è intorno al 15% quindi, complessivamente, la nostra industry non ha avuto contraccolpi negativi dal punto di vista economico. Durante la pandemia la mozzarella per pizze e il mascarpone hanno registrato un exploit in termini di volumi, mentre oggi stiamo tornando gradualmente ai trend più normali».
Ma le sfide non sono finite. Il post pandemia ha coinciso con una crisi che potrà avere effetti rilevanti sui consumi. Nel frattempo Galbani si focalizza sull'innovazione dedicata alla ricette e ai prodotti che guardano alla salute e al benessere, «due grandi filoni - assicura Caiolo - sui quali stiamo lavorando nella prospettiva di medio periodo».
Il segmento salumi di Galbani è una realtà peculiare all'interno del gruppo Lactalis, con le sue produzioni nello stabilimento di Melzo. «E' fondamentale per gli equilibri commerciali del marchio Galbani in Italia - spiega il general manager parmigiano Michele Fochi - sia in termini strategici di copertura e capillarità distributiva, che di sostegno a tutto il sistema degli 800 furgoncini di cui disponiamo. Galbani Salumi è una delle principali aziende italiane del settore salumi, con una produzione specializzata in alcune categorie merceologiche come prosciutto cotto, mortadella e salame. Operiamo in un mercato tradizionale, l'export vale il 6-7%, ma sta crescendo rapidamente. Nel 2021 abbiamo chiuso con un +15% e nel primo quadrimestre del 2022 siamo già a +25%».
L'acquisizione di Nuova Castelli da parte di Lactalis ha aperto la strada a nuove sinergie. «Castelli possiede filiali in alcuni mercati che sono di nostro interesse - sottolinea Fochi - strutture specializzate nella distribuzione dei prodotti food del made in Italy. Ad esempio, si è aperta un'ottima opportunità in Polonia, che oggi rappresenta il 10 per cento del nostro giro d'affari sul mercato internazionale. Galbani è un marchio forte, sfrutteremo l'opportunità di entrare in contatto con diversi distributori con un brand sinonimo del made in Italy. In generale privilegiamo i mercati in cui possiamo avvalerci del supporto e della partnership con le filiali locali del network Lactalis».
La premessa è doverosa per il general manager di Parmalat Maurizio Bassani: «Facciamo parte di un grande gruppo - afferma - che crede nel business locale. Per una realtà delle dimensioni di Lactalis non è scontato ed è molto importante per Parmalat che ha questo approccio da sempre, sia a Parma che nelle altre aree italiane in cui è presente con brand, stabilimenti e raccolte locali di latte. Il cosiddetto chilometro zero è nel dna di Parmalat e può proseguire grazie alla strategia del gruppo Lactalis che va esattamente in questa direzione».
Ma veniamo ai tempi recenti. «Abbiamo attraversato due anni di pandemia in cui si sono azzerati i consumi fuori casa - rimarca Bassani - mentre altri prodotti hanno registrato picchi di vendite. Sommando tutto, l'alimentare ne è uscito bene e si è visto che i grandi marchi come Parmalat ne hanno beneficiato, perché i consumatori avevano bisogno di rassicurazioni. Tra i nostri brand importanti, Zymil in due anni è cresciuto del 19%, mentre panna Chef ha realizzato un +16%». Ora è importante capire cosa succede a livello di prezzi e disponibilità delle materie prime. «Nonostante tutto - dice Bassani - continuiamo a investire. A Collecchio abbiamo lo stabilimento del latte più importante del gruppo, a cui sono stati destinati, negli ultimi anni, progetti significativi. A cominciare, dal cogeneratore e dagli impianti fotovoltaici installati nel 2016 che permettono il 94% di autosufficienza energetica. Poi sono seguiti, nell'ordine, la realizzazione del nuovo magazzino interamente robotizzato e di una nuova linea Pet, investimento, quest'ultimo, da 7 milioni di euro a cui ne seguirà una seconda il prossimo anno, per migliorare efficienza e sostenibilità. Già da 4 anni stiamo utilizzando plastica riciclata per il confezionamento di due importanti prodotti, una quota che a quel tempo era il limite massimo per i contenitori alimentari».
Bassani torna infine sul radicamento: «Si manifesta anche con il sostegno al territorio, cito ad esempio il legame con la Fondazione Toscanini e con il Teatro Regio di Parma, che rinforziamo anno dopo anno».
La Nuova Castelli ha target diversi, a cominciare da una quota export del 70%, l'opposto di Galbani. «Siamo focalizzati sulle Dop come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, gorgonzola, mozzarella di bufala, pecorino toscano - spiega il general manager Christophe Jouin -. In generale i prodotti Dop italiani hanno registrato una forte crescita delle vendite all'estero, mentre sono stabili in Italia. Ora la nostra forza è quella di far parte di un gruppo come Lactalis, e di avere una rete mondiale in cui inserirsi. I paesi dove siamo più presenti sono Francia, Gran Bretagna Nord Europa, meno in Germania».
E in futuro? «Puntiamo in particolare sull'Australia, dove è presente una struttura forte prima di Parmalat e ora del gruppo Lactalis. Anche la Cina è un mercato interessante, anche per la legge introdotta che permette l'import nel paese di formaggi duri. Siamo consapevoli del fatto che subito dopo l'ingresso di un prodotto in Cina la fase di sviluppo è estremamente rapida. Non ultimi gli Stati Uniti e in Canada, dove il gruppo ha strutture ben strutturate. E' molto importante per le Dop saper comunicare il loro valore, per creare tra i consumatori la consapevolezza dell'arte che sta dietro questi prodotti. L'Italia è molto forte nel fare volumi all'estero, occorre migliorare in termini di valore e su questo c'è da imparare ancora qualcosa».
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata