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Il mercato immobiliare cresce, ma è atteso un rallentamento

Solido nel 2026 ma in lieve calo: compravendite a +1,8% e prezzi in aumento, mutui più cari

Il mercato immobiliare cresce, ma è atteso un rallentamento

01 Aprile 2026, 19:32

Il mercato immobiliare italiano tiene e crescerà anche nel 2026, ma il rialzo dei tassi e la fine della politica monetaria espansiva porteranno il settore a un rallentamento, seppur lieve. Secondo le stime che emergono dal primo osservatorio sul mercato immobiliare di Nomisma, nel corso dell’anno le compravendite residenziali sono attese in aumento dell’1,8%, per un totale di circa 780.000 transazioni.

La crescita più contenuta segue un 2025 di forte slancio: le operazioni di acquisto e vendita di immobili sono aumentate del 6,4%, sostenute anche dall’aumento del ricorso al credito, con la quota di acquisti finanziati tramite mutuo salita al 45,9%. Dinamica positiva anche sul fronte dei prezzi, che nei primi mesi del 2026 sono cresciuti del 2,3% per le unità in ottimo stato e del 2,7% per quelle in buone condizioni. Nonostante mutui più onerosi, prezzi elevati e una capacità di spesa limitata, le famiglie confermano una forte propensione all’acquisto, ancora percepito come più conveniente rispetto all’affitto. Il mercato immobiliare non è solo un «indicatore economico, ma un pilastro della crescita e qualità della vita per le persone e le comunità», spiega Fabio Mucci, ceo di Unicredit Re Services.

Negli anni è cresciuto anche l’interesse degli investitori stranieri, che oggi rappresentano il 55% del totale nazionale. Ma c'è ancora da fare per attrarre capitali: «Dobbiamo lavorare per dare tempi certi», ha detto Andrea Bontempi, direttore generale Nomisma, ricordando che uno straniero che viene in Italia «non vuole essere alla mercé di regole o temi burocratici che rallentano la sua visibilità» sull'investimento realizzato.

Sul fronte macroeconomico pesano intanto le tensioni geopolitiche. Le crisi internazionali hanno già comportato un aumento dei costi di spedizione fino al 229% rispetto al 2023 e, in generale, «la logistica e le materie prime diventano asset fondamentali della strategia industriale dei Paesi», ha osservato Lucio Poma, capo economista di Nomisma.

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