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L'ingiustizia scritta alla nascita

L'ingiustizia scritta alla nascita

29 Agosto 2021, 09:30

Dimmi dove sei nato e ti dirò chi sei. Chi diventerai. Quali assi potrai calare sul tavolo della vita.  Non c’è un diritto di nascita, è una roulette che ti fa venire al mondo in un angolo di questo pianeta spesso terribilmente ingiusto. «Sono in un posto dove chi è nato in Afghanistan viene considerato senza identità. Quando racconto della mia situazione, mi accusano di parlare male dell'Islam», aveva sussurrato in lacrime la ragazza con le trecce poco dopo la conquista talebana in un video diventato virale e simbolo della disfatta.

Questioni geopolitiche, poteri sul campo che giocano le loro spietate partite. Ma è questa divisione del mondo dettata dal luogo di nascita che mi atterrisce. Mi indigna. Perché - certo - c’è chi ce la fa, ribalta il destino, pur essendo nato e cresciuto per anni in un luogo depredato e poi abbandonato. I più, però, possono tentare solo di sopravvivere.
Ci sono tanti Afghanistan sparsi per il mondo. E ci sono terre bellissime eppure straziate anche nel nostro Paese: aree soffocate dalla criminalità, regolate dalle leggi dei clan. Se nasci in quelle famiglie, sai cosa ti aspetta. Quello è il tuo mondo, è la tua “normalità”, e diventa il tuo destino. Allora hai bisogno di qualcuno che sparigli tutto. Hai bisogno di un gesto rivoluzionario, come quello che a partire dal 2012 ha segnato una strada: Roberto Di Bella, allora presidente del Tribunale per i minori di Reggio Calabria, firmò i primi provvedimenti per allontanare i figli dei boss dalla famiglia. Spezzare il legame di appartenenza al clan, l’obiettivo.
Perché invertire la rotta del destino si può. Si deve tentare. «Se vogliamo aiutare le donne afghane, non stiamo a parlare del burka, diamo loro istruzione e lavoro», ha detto Gino Strada, il fondatore di Emergency, in una delle sue ultime interviste. Il luogo in cui sei nato non può “condannarti”. I genitori che ti sono capitati in sorte non possono disegnare il tuo futuro. Non esistono diritti imposti con la forza delle armi. Non esistono diritti senza opportunità.
 

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