Gli ultimi dati resi disponibili qualche giorno fa dall’Istat evidenziano una significativa accelerazione della ripresa dell’economia italiana. Il dato relativo alla crescita del Pil del secondo trimestre mostra, in particolare, un incremento del 2,7%, decisamente superiore alle aspettative e tale da garantire una variazione già acquisita per il 2021 pari al 4,8%.
Fondamentale in tal senso sarà la prosecuzione della campagna di vaccinazione, sperando che, come sembra essere confermato dall’andamento di questi mesi, essa riesca a mantenere sotto controllo l’incremento delle ospedalizzazioni e dei decessi.
Un secondo elemento significativo riguarda la dinamica dei prezzi delle materie prime. Con l’avvio della ripresa, infatti, tali prezzi hanno evidenziato un incremento molto marcato, che ha prodotto come inevitabile conseguenza un aumento dei costi di produzione nel manifatturiero.
La previsione più plausibile per i prossimi mesi è che l’aumento si fermi o che vi sia addirittura un parziale rimbalzo. Se ciò però non avvenisse, il perdurare di una dinamica crescente dei costi non potrebbe non avere una ricaduta sull’inflazione con possibili conseguenze per la domanda.
Improbabile appare comunque, almeno nel breve periodo, anche in presenza di una accelerazione della dinamica dei prezzi, un cambiamento della politica monetaria che, nell’area dell’Euro dovrebbe, nei prossimi mesi, mantenersi di segno espansivo. Certamente rilevanti saranno anche le riforme avviate nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, predisposto dal Governo.
Tali riforme, il cui scopo è certamente quello di stimolare la crescita in un’ottica di medio/lungo periodo, potrebbero, infatti, avere un effetto significativo anche nel breve, soprattutto se esse saranno in grado di influenzare positivamente le aspettative sulle prospettive del nostro Paese, producendo uno stimolo a consumi e investimenti.
Determinante resta, infine, l’apporto che sarà fornito dalle politiche attuate dall’Unione Europea.
Il Next Generation Eu, nato per contrastare la crisi derivante dalla pandemia, porterà al nostro Paese risorse straordinarie e rappresenta certamente la più importante innovazione istituzionale che l’Unione ha saputo costruire negli ultimi anni.
Esso non deve però restare un esperimento isolato ma l’inizio di un nuovo percorso in cui strumenti, anche comuni di politica fiscale, vengano utilizzati per sostenere la ripresa.
In conclusione, i dati dell’ultimo trimestre indicano una chiara accelerazione della crescita che potrebbe continuare nella seconda parte dell’anno.
Se ciò accadrà dipende certamente da alcuni fattori esterni ma dipende anche dalle decisioni che prenderemo all’interno del nostro Paese e in ambito europeo.
In questa logica, proseguire in politiche che garantiscano il contenimento della pandemia e avere coraggio e risolutezza nelle riforme appaiono certamente strategie essenziali per favorire la prosecuzione del recupero della nostra economia, così come l’accrescere la coesione dell’Europa appare necessario per garantire continuità e stabilità alla ripresa.
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