Tanto tuonò che piovve. Le dimissioni, «spintanee» più che spontanee, del premier francese Edouard Philippe erano annunciate addirittura prima della batosta presa dal partito del presidente Emmanuel Macron al secondo turno delle municipali di domenica scorsa. E non per, appunto, la batosta di La République en Marche, il movimento macroniano, quanto per il fatto che Philippe è stato uno dei pochi sindaci della maggioranza ad essere eletto - nella sua città, Le Havre - con ampio margine. Il tutto, unito a una forte credibilità personale - e una notevole forza mostrata nei sondaggi -, alla fine ha fatto ombra al Presidente che, nel sistema francese, è una figura quasi monarchica e che, quindi, dispone dei primi ministri a suo piacimento. Così siamo arrivati al cambio di premier in corsa.
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