Lui ha attraversato stagioni politiche da protagonista di primissimo piano, giovane premier arrivato ad incassare un consenso di dimensioni mai prima raggiunte dalla sinistra (40 per cento) consenso bruciato in fretta dalla sconfitta nel referendum istituzionale e da un egocentrismo ciarliero e battutista che contribuì non poco a farlo finire da rottamatore a rottamato. Adesso Matteo Renzi gioca la carta della leadership personale dando vita a una sua formazione corsara e bifronte: sta nella maggioranza che sostiene il governo ma nel ruolo di oppositore per ora amico. Renzi ha colto il punto vero di questa crisi che dura dal marzo del 2018 e che ha visto andare al governo accoppiamenti nati sottoscrivendo un contratto anziché un’intesa politica programmatica. Dapprima M5S-Lega, poi M5S-Pd. Mancando un’intesa sostanziale e profonda, anzi dando vita a una concorde gestione del potere ma discordante sui temi più importanti, Renzi, diventato determinante e indispensabile iniziando a svuotare il Pd con ‘Italia viva’, ha un’assoluta libertà di movimento, anche grazie all’intrinseca, consustanziale debolezza del governo nato da un ribaltone politico ma presieduto dallo stesso premier. Renzi, scaltro e spregiudicato, può giocare al gatto con il topo. «A me sta a cuore l’Italia, non il futuro dell’avvocato Conte», spiega sarcastico l’ex premier: «Conte è stato il Presidente di una maggioranza che ha azzerato la crescita in Italia: ora per una serie di circostanze si trova premier anche della maggioranza alternativa. E qualcuno degli alleati lo vede addirittura candidato leader alle prossime elezioni…».
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata