Nonostante qualche gesto di pacificazione (le dimissioni di Rixi) il percorso del governo è sempre più difficile. Ormai tutto è in mano a Salvini, che può cogliere l'occasione per proseguire piegando le resistenze dei Cinquestelle sui temi più scottanti (Tav, flat tax, sicurezza) oppure aspettando il "casus belli" per far cadere il governo e indurre il Capo dello Stato a sciogliere le Camere nella seconda metà di luglio, in modo che si voti a fine settembre. Il leader leghista, dunque, ha un mese e mezzo per valutare la situazione e scegliere la via da intraprendere. Fra le suggestioni possibili ce n'è una che non appare del tutto inverosimile. Com'è noto, una delle carte vincenti di Salvini è l'indicazione di un "nemico" da battere (i poteri forti, gli immigrati che sbarcano...); un'altra carta è il nazionalismo (non più padano, ma italiano). In questo momento, con la lettera della Commissione europea, il monito all'Italia perché rientri nei parametri (il che vuol dire probabilmente scordarsi la "flat tax" e forse anche aumentare l'Iva) può essere l'occasione per una grande battaglia. Nel nuovo europarlamento, infatti, i sovranisti non hanno avuto il numero di seggi che desideravano: non sono determinanti. L'Italia avrà molte meno poltrone importanti che in passato, limitandosi ad un posto da commissario europeo (chissà in quale settore, peraltro), quindi il nostro paese conta meno, non solo perchè la gran parte dei suoi eurodeputati è "all'opposizione" della prossima maggioranza che comprenderà verosimilmente popolari, socialisti, liberali e forse verdi.
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