Puntuale come un orologio svizzero, ecco di nuovo la Capitale sommersa dai rifiuti. Anche le strade del centro percorse da Putin, per due giorni spazzate e lustre senza nemmeno un pezzetto di carta per terra, sono tornate a ornarsi di immondizia, per la scandalizzata felicità dei turisti che tornano a casa con gli ‘’smart phone’’ carichi di vedute romane: il Colosseo, clik, cassonetti sommersi di spazzatura; clik, Castel Sant’Angelo; clik, una pantegana razzolante tra cumuli di rifiuti; clik, ecco San Pietro; clik, non lontana dai Fori Imperiali sta bruciando una montagna di immondizia: questa vale un un ultimo selfie prima di ripartire sballottati su bus e taxi in slalom tra le tremila buche capitoline verso l’aeroporto. Che vergogna. Questa bruttura indegna di un paese civile dura da decenni. Mai nessuno, né il Comune né la Regione, è riuscito a risolvere il problema: ma nemmeno ad avviare un piano di graduale miglioramento. L’azienda municipale del settore, (Ama), quasi ottomila dipendenti, è sull’orlo del fallimento, come è anche il caso della ‘’sorella’’ Atac, trasporto pubblico, con undicimila dipendenti e un deficit di un miliardo e trecento milioni di euro. Così vanno le cose qualsiasi giunta governi l’ingovernabile Città eterna. Come ogni volta che la situazione diventa davvero preoccupante per la salute dei romani, d’improvviso irrompe l’aspirante “Deus ex machina”, in questo caso interpretato dal presidente della Regione e segretario dei Democratici, Nicola Zingaretti.
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