I riflessi sul governo del "licenziamento" del sottosegretario Siri saranno visibili soltanto fra due settimane, quando conosceremo i risultati delle elezioni europee. Ciò non vuol dire che in questi ultimi giorni, persino nelle ultime ore, non sia accaduto nulla. Ormai il governo Conte è passato alla fase di puro traghettamento: deve durare lo stretto indispensabile per arrivare al momento in cui saranno definiti i rapporti di forza fra i due partiti della maggioranza. Salvini, infatti, non ha neppure chiesto la nomina di un nuovo sottosegretario leghista in sostituzione di Siri: poiché è tutto precario, non vale la pena di mettere mano alla compagine. Detto questo, la partita per il dopo è apertissima. A seconda dell'esito (una netta vittoria della Lega a fronte di un forte arretramento del M5S; un'affermazione leghista più contenuta e un calo pentastellato più accettabile; un sostanziale pareggio fra i gialloverdi, forse con lieve prevalenza del Carroccio, di uno o due punti) avremo rapporti diversi. Un Salvini vincitore netto potrebbe chiedere non un rimpasto, ma proprio Palazzo Chigi, oppure - in subordine - ministeri di peso come quelli di Tria e Toninelli; il contratto, insomma, sarebbe molto più verde che giallo. Con una Lega forte ma non trionfatrice e un M5S sui livelli del 2013 (circa 25-26%) si potrebbero invece lasciare le cose come ora, tenendo conto del fatto che i Cinquestelle ottengono di solito più voti alle politiche che alle altre elezioni, quindi uno scioglimento anticipato della legislatura potrebbe non consegnare automaticamente
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