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Editoriale

Il mistero Putin e il giallo del Cremlino

Il mistero Putin e il giallo del Cremlino

27 Settembre 2025, 13:08

È Vladimir Putin che cavalca militari e guerrafondai russi o ne é prigioniero? A questo ritmo quante settimane alla guerra fra Mosca e la Nato? Conflitto convenzionale o nucleare? Sostanzialmente sono queste le domande che rimbalzano fra i vertici delle intelligence occidentali, la Casa Bianca, Downing Street, l’Eliseo, Palazzo Chigi, la Cancelleria tedesca e i governi europei. Le prime due risposte non sono univoche, ma sottolineano che paradossalmente dal vertice per perseguire la pace di Anchorage fra Trump e Putin c’è stata una accelerazione esponenziale degli attacchi e dei bombardamenti dell’armata russa in Ucraina e un’impennata improvvisa di sconfinamenti, provocazioni e sfide con i droni e i Mig di Mosca sui cieli della Polonia, dell’Estonia, della Danimarca e da ultimo nello spazio aereo ai confini dell’Alaska. Proseguimento di sconfinamenti e provocazioni che fanno preventivare un incidente bellico. Come se Vladimir Putin dopo aver stretto la mano a Donald Trump ed essere salito sulla berlina super blindata del Presidente degli Stati Uniti, una volta tornato al Cremlino abbia dovuto rinnegare al cospetto dell’oscuro icerberg dei falchi ultranazionalisti post sovietici l’intenzione di trattare un qualsivoglia compromesso di pace sull’Ucraina. Compromesso che verrebbe equiparato ad una sconfitta, alla quale il presidente russo non sopravviverebbe.
Ad Anchorage, scrive il Washington Post, "Putin si é crogiolato nella pompa magna, ha intascato il prestigio conferitogli da Trump e ha rinnegato la sua parte dell’accordo. Anzi, ha intensificato drasticamente i bombardamenti sui civili. In Alaska, Trump ha consegnato personalmente a Putin una commovente lettera della moglie che lo esortava a fare la pace per il bene dei bambini colpiti dalla guerra. Putin ha risposto bombardando un asilo: uno schiaffo in faccia alla first lady". E proseguendo l’analisi sul cinico voltafaccia del Presidente russo, il Washington Post conclude: "Ebbene, ora Putin sta mettendo alla prova la determinazione di Trump e ne sta sondando la debolezza. È un errore. Trump non si tirerà indietro di fronte all’escalation di Putin". Disamina che converge sulla risposta fatalmente implicita alla terza domanda: sarà un conflitto convenzionale o nucleare? È il quesito sul quale si sta concentrando il massimo sforzo delle agenzie di intelligence americane e dei servizi di sicurezza europei, ma che contemporaneamente ha messo in segreto preallarme i sistemi di monitoraggio e rilevamento e fatto scattare le procedure di dislocamento e posizionamento dei sottomarini nucleari.
L’incubo che incombe riguarda le intenzioni che sembrano trasparire da Mosca: “Se intendono provocare un incidente bellico, allora é evidente che stanno già predisponendosi per scatenare un attacco preventivo“, é la tesi. Argomentazione conseguenziale per verificare la quale si stanno passando a setaccio tutti i paramenti satellitari sullo stazionamento delle forze nucleari russe, in particolare quelle che recentemente hanno preso parte in Bielorussia alle esercitazioni dalla sinistra denominazione “Occidente 2025” che hanno simulato il processo decisionale per l’uso di armi nucleari tattiche e missili Oreshnik. Ed ancora la verifica di tutti i parametri di manutenzione e attivazione di rifugi atomici e delle procedure per eventuali trasferimenti o dislocazioni di centri di comando e depositi sotterranei. Insomma una gigantesca analisi preventiva, satellitare, cyber e attraverso le tradizionali fonti humint, per scoprire le reali intenzioni di Putin o le folli tentazioni del Cremlino, ma anche le eventuali spinte, con promessa di assistenza e rifugio, da parte della Cina che, in caso di un conflitto nucleare fra Russia e Occidente, rimarrebbe padrona assoluta di un pianeta semi distrutto, ma totalmente da ricostruire.”

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