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Processo d'appello

In aula torna a parlare il fratello di Saman: "La buca l'hanno scavata zio e cugini". Lo zio: "Vidi il suo corpo tra le serre, poi sono svenuto"

Saman: chiesto il rinvio a giudizio per i 5 familiari

Una foto d'archivio di Saman

13 Marzo 2025, 16:29

Riprende nell’aula della corte d’Assise e d’appello di Bologna il processo per la morte di Saman Abbas, la 18enne di origine pakistana uccisa a Novellara (Reggio Emilia) nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio del 2022. Come già una settimana fa, a testimoniare è il fratello della vittima, Ali Heider, che all’epoca dei fatti aveva 16 anni. Il giovane è stato il testimone chiave che ha portato alla condanna in primo grado all’ergastolo il padre e la madre di Saman, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e a 14 anni lo zio della ragazza, Danish Hasnain.
I tre imputati sono arrivati in Tribunale su mezzi della polizia penitenziaria e la mamma, in abiti tradizionali e con il viso coperto da una mascherina, si è avviata verso l’aula Vittorio Bachelet, dov'è in corso il processo, a capo chino. In aula il fratello di Saman sta ricostruendo i giorni precedenti alla scomparsa della sorella.  Ali Heider rispondendo alle domande del pg Silvia Marzocchi, ha spiegato di aver visto la buca nella quale era stata seppellita la sorella «sui giornali» e quando la rappresentante dell’accusa gli ha chiesto chi avesse scavato quella fossa, il ragazzo ha risposto dicendo che era opera dello «zio Danish e dei cugini Ikram e Nomanhulaq». Quando il presidente della Corte d’Assise e d’Appello, Pasquale Domenico Stigliano, gli ha chiesto come facesse a saperlo, il giovane ha spiegato che un giorno era andato «con lo zio Danish davanti al negozio di Bartoli» (il titolare dell’azienda per la quale lavoravano i familiari di Saman, ndr.) dove c'erano anche i cugini e lo zio poco dopo lo aveva rimandato a casa, spiegandogli che i tre dovevano «andare a pulire i tubi», un lavoro extra chiesto dalla moglie del titolare dell’azienda agricola di Novellara per la quale lavoravano i familiari di Saman. Dopo la scomparsa di Saman «ho chiesto diverse volte ai cugini Ikram e Nomanhulaq e allo Zio Danish dov'era mia sorella, ma ogni volta che iniziavo a piangere mi dicevano di stare zitto» finchè una volta «mi hanno risposto che non me lo potevano dire, ma che non mi dovevo preoccupare perché là dov'era stava bene, che era in paradiso».  Il fratello di Saman Abbas: "Prima ero traumatizzato e non avevo manco le forze di parlare, avevo paura» ma poi «ho deciso a parlare per la giustizia», ha spiegato così le ragioni per le quali ha deciso di collaborare con la giustizia e raccontare tutto quello che sapeva sulla scomparsa della sorella.
«Mio papà mi diceva di non parlare dei cugini, mi diceva 'almeno quelli che si sono salvati lasciali fuorì» e «tutti comunque dicevano di non parlare, i miei genitori, i miei parenti, mia zio», ha raccontato nell’aula del processo d’appello a carico della madre, del padre e dello zio. Poi gradualmente il giovane, che all’epoca dei fatti aveva 16 anni, «piano piano» ha «iniziato a raccontare tutte le cose». 
Il ragazzo ha ribadito di aver visto la sorella, seguita dai genitori, incamminarsi fuori casa, intorno alla mezzanotte del 30 aprile 2022. Con loro, a quanto ha riferito il ragazzo, c'erano anche lo zio Danish e i cugini.
«Ho visto mio zio Danish afferrare mia sorella Saman da dietro con il braccio. Mia sorella era sullo stradello che portava alle serre». Quanto alla mamma, «non mi ricordo se poteva vedere la scena», ha detto il giovane, suscitando la commozione della donna.  «A casa le decisioni importanti le prendeva il papà e si confrontava con altri uomini della famiglia. Mia mamma non poteva parlare». «Non sono mai stato picchiato da mia mamma e nemmeno Saman - ha aggiunto in aula il ragazzo - Non sono mai stato rinchiuso da mia mamma e ho sempre avuto un bel rapporto con lei e anche mia sorella ha sempre avuto un bel rapporto con mia mamma». Quando il difensore della madre, l’avvocato Simone Servillo, gli ha chiesto se la sorella fosse «mai stata picchiata da qualcuno», il teste ha risposto con un «no», mentre alla domanda se la madre fosse mai stata percossa ha replicato con un «non ricordo». La sera del 30 aprile 2021 stava dormendo quando arrivarono a svegliarlo Nomanhulaq Nomanhulaq e Ikram Ijiaz, dicendo che «c'era stato un casino». A quel punto lo zio di Saman, Danish Hasnain sarebbe andato con loro verso la casa degli Abbas. «Arrivati tra la sesta e la settima serra - ha raccontato lo stesso zio, in dichiarazioni spontanee nel processo di appello - e lì c'era il corpo di Saman. Iniziai a piangere e dissi: cosa ha combinato mio fratello. Avevamo paura e non sapevamo cosa fare. Quindi presi il corpo di Saman tra le mie mani, camminai verso la casa degli Abbas, ma i due cugini mi fermarono. Poi sono svenuto».  Hasnain, condannato in primo grado a 14 anni, è la persona che ha fatto trovare il corpo di Saman. Per la Procura di Reggio Emilia è l’esecutore materiale e il fratello di Saman lo ha indicato come l’uomo che prese per il collo la 18enne, quando uscì dalla casa di Novellara. Ma Hasnain, nelle dichiarazioni fatte davanti alla Corte di assise di appello di Bologna, ha dato una sua versione, in pachistano, con l’aiuto dell’interprete.
Dopo essere svenuto, ha proseguito l’imputato ripercorrendo quello che successe la sera del 30 aprile 2021, «i due cugini imputati mi buttarono dell’acqua per farmi svegliare e io iniziai a dire parolacce contro mio fratello». Nomanhulaq e Ijaz allora gli avrebbero detto di prendersi lui la colpa e «di non mettere di mezzo la donna della famiglia», probabilmente la madre di Saman, Nazia Shaheen, ma di risolvere la vicenda tra uomini.
I due cugini, allora, ha aggiunto, presero il corpo di Saman e insieme a lui andarono verso il luogo dove poi è stato trovato il cadavere, un casolare vicino alla casa della famiglia a Novellara. Sarebbero stati sempre i due cugini a scavare la fossa, mentre Danish, secondo il suo racconto, li avrebbe «aiutati a pulire la terra» e ha detto di aver dato dei baci alla nipote morta. 

 

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