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Il caso

La Meloni "ghigliottinata" al carnevale reggiano: scoppia la polemica

Gaetana Russo: "Superato il confine tra satira e istigazione all'odio"

La Meloni "ghigliottinata" al carnevale reggiano: scoppia la polemica - Il video

02 Marzo 2026, 18:41

Una finta ghigliottina di cartone sotto alla quale sono finite le sagome raffiguranti le teste della premier Giorgia Meloni e quelle di leader politici mondiali, da Donald Trump a Benjamin Netanyahu passando per Victor Orban e Vladimir Putin e pure per Elon Musk. Il tutto con a fianco una sorta di «ruota della fortuna» per estrarre chi decapitare e la scritta: «Collezionali tutti».

Sull'episodio, accaduto sabato scorso al 'Carnevale popolarè' di un centro sociale a Reggio Emilia, è scoppiata una bufera politica, con Fratelli d’Italia che ha denunciato e preannuncia battaglia. A Milano invece oggi due uomini sono stati condannati a tre mesi di reclusione per minaccia aggravata alla premier Meloni per alcuni post del 2022 sui social.

Gaetana Russo: "Superato il confine tra satira e istigazione all'odio"

“Esiste un confine che separa la critica dall’istigazione all’odio, la satira dalla barbarie simbolica. A Reggio Emilia quel confine è stato oltrepassato”. Lo afferma l’onorevole salsese Gaetana Russo, deputata di Fratelli d’Italia, commentando quanto accaduto al Carnevale Popolare organizzato da Casa Bettola, al Parco delle Caprette.

“Mettere in scena la ‘decapitazione’ del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, trasformandola in uno spettacolo da luna park con ghigliottina, boia e risate, non è folklore né satira: è un messaggio violento, volgare e profondamente antidemocratico. Così come inquietante è l’idea di estrarre a sorte altri leader politici da ‘giustiziare’, trasformando in un gioco collettivo l’eliminazione simbolica dell’avversario” tuona l’esponente di FdI.

“Chi si diverte davanti a queste scene, e chi organizza queste provocazioni dimostra un vuoto politico e culturale preoccupante, che tenta di mascherare con l’odio e la delegittimazione dell’avversario. Altro che tolleranza e rispetto di cui una certa sinistra si riempie la bocca: questa è una deriva che offende le istituzioni, avvelena il confronto democratico e non rappresenta la città di Reggio Emilia. Ai reggiani e agli italiani sono dovute scuse chiare e pubbliche, perché la violenza, anche quando viene travestita da gioco o da satira, resta violenza” conclude la Russo.

Le reazioni 

Appena esplosa la polemica, gli attivisti hanno provato a sminuire, definendo la ghigliottina di cartonato una «carnevalata goliardica». Fratelli d’Italia non l’ha presa allo stesso modo. Sui social il partito di Giorgia Meloni ha rilanciato il video della «decapitazione simulata» stigmatizzando quanto accaduto. «Ecco come certi centri sociali promuovono valori come tolleranza e rispetto di cui tanto si vantano. Quello andato in scena a Reggio Emilia è uno spettacolo degradante che non diverte nessuno. La loro violenza, seppur simbolica, è il segno di un vuoto politico e culturale che provano a riempire con l’odio. Vergognatevi e chiedete scusa», spiega Fdi. Dal Governo un’ondata di solidarietà a Meloni da parte di tutti i ministri. Da Giuli - «Non è satira, ma una raffigurazione barbarica che richiama al terrore rosso giacobino» - a Santanché - «In tempi così difficili c'è ancora chi gioca col fuoco, la violenza verbale e fisica non deve essere giustificata», ma anche Musumeci, che ha parlato di «gioco macabro», Zangrillo, Casellati, Roccella e altri esponenti di destra. Dal centrosinistra è arrivata la presa di posizione del Comune di Reggio Emilia, guidato dal Pd, che «scarica» il centro sociale. «È una satira che troviamo di cattivo gusto - ha detto l’assessore Davide Prandi tramite una nota del municipio - In questo momento non sentiamo il bisogno di richiami alla violenza». Più tranchant il deputato dem, Andrea Rossi, tra i primi dell’opposizione a uscire pubblicamente. «Messaggi di violenza da non sottovalutare, si può essere avversari ed esprimere critiche dure, ma sempre nel rispetto delle istituzioni e delle persone. Alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni va la mia personale solidarietà». Anche Italia Viva, per voce dei capigruppo di Senato e Camera, Raffaella Paita e Maria Elena Boschi si dissociano: «Per noi non c'è nulla da ridere, più che con la satira ha a che fare con l'imbarbarimento del dibattito pubblico».


A Milano intanto sono stati condannati a tre mesi di reclusione (oltre a una provvisionale di mille euro ciascuno da pagare), senza sospensione della pena, per minaccia aggravata alla premier Giorgia Meloni un 32enne e un 49enne che, nell’agosto del 2022, prima che il centrodestra vincesse le elezioni, pubblicarono sui social dei post. I due scrivevano che la leader di Fratelli d’Italia sarebbe diventata «la prima premier donna di un partito di destra in Italia», allegando - come si legge nell’imputazione - «la foto della Renault4» all’interno del quale «fu rinvenuto il cadavere» di Aldo Moro nel ’78.

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