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Parma -

Martedì 21 Aprile 2026


Fotografia giapponese tra memoria e modernità

Fotografia giapponese tra memoria e modernità

La mostra «Giappone segreto. Capolavori della fotografia dell’800», visibile al Palazzo del Governatore fino al 5 giugno, racconta cinquant’anni di immagini, dal 1860 al 1910. Una storia «unica» sia dal punto di vista formale che narrativo, testimone di un insolito connubio tra la tecnica fotografica occidentale e la maestria dei pittori locali, eredi di un’antica e raffinata tradizione, capaci di applicare perfettamente il colore anche su minuscole superfici. I risultati artistici furono di sorprendente bellezza, capaci di rispondere alle esigenze dei viaggiatori occidentali desiderosi di portare con sé il ricordo di un Paese straordinario che la modernizzazione forzata stava rapidamente trasformando in una nazione industriale. Aspetto questo che portò al diffondersi di un senso di nostalgia per il passato sia negli occidentali sia nei giapponesi, destinato a d influenzare anche la visione fotografica. Sono questi alcuni degli aspetti che emergono con forza dalle 140 fotografie originali esposte, espressione di quella “Scuola di Yokohama” (Yokohama Shashin), dal nome del suo maggiore centro di propagazione, che rappresentò uno dei vertici, se non il vero e proprio culmine, della fotografia dell’Ottocento per l’originalità ed il valore dei principi estetici e stilistici che giunse ad esprimere. I suoi maggiori interpreti - Felice Beato (1832-1907), Raimund von Stillfried-Ratenicz (1837-1911), Adolfo Farsari (1841-1898), Ueno Hikoma (1838-1904), Kusakabe Kimbei (1841-1934), Tamamura K?zabur? (1856-1923) e Ogawa Kazumasa (1860-1929), seppero unire fotografia e forma artistica d’avanguardia con la tradizione delle grafiche giapponesi, realizzando stampe su carta all’albumina delicatamente colorate a mano da raffinati artigiani. Il percorso espositivo segue un itinerario tematico, intervallato da tre piccole aree che presenteranno otto preziosi album-souvenir con le copertine in lacca giapponese, 20 rare carte de visite, 12 stampe xilografiche policrome dei migliori maestri dell’ukiyo-e quali Hokusai, Hiroshige e Utamaro. Le fotografie sono messe in relazione anche ad alcuni esempi di arte decorativa giapponese, tra cui spiccano un’armatura da samurai del XVIII secolo, le maschere del teatro classico n? e alcuni splendidi kimono. La prima sezione ripercorre il viaggio dei globetrotter, i viaggiatori occidentali, lungo le strade del Giappone, attraverso vedute dall’alto di paesi e città, di villaggi, castelli e spazi urbani, oltre a scenari marini e fluviali. Segue la rappresentazione del paesaggio e di una natura ‘educata’ dalla cultura, quindi la vita quotidiana, fatta di scene rurali e ritratti di contadini, interni delle case e di individui impegnati in altre attività economiche.
La sezione dedicata al mondo dell’arte offre oltre alle immagini di momenti di teatro, musica e danza anche quelle dei protagonisti di questi spettacoli e venti rare carte da visita che ritraggono attori del teatro n?, la religione e la ritualità e gli eroi dell’ultrasonico con i ritratti di personaggi tipici della cultura giapponese. Chiude idealmente il percorso la sezione dedicata all’immagine della donna, che permette di cogliere le coordinate ideologiche di un modello idealizzato di bellezza femminile asiatica che s’imporrà attraverso una sorta di cliché, destinato a durare a lungo nel tempo. Rimane intatto il fascino di un’immagine che si confronta con l’immaginario, che va oltre ogni descrizione tecnica e culturale e che il curatore, Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano, ben ha condensato in cinque parole: tesoro, nostalgia, matrimonio, eccellenza, fortuna. Allo spettatore la libertà di applicare alle immagini la singola interpretazione là dove l’occhio giunge a cogliere l’inafferrabile. La rassegna realizzata con il patrocinio del Comune di Parma, è prodotta da GAmm Giunti, in collaborazione con il Museo delle Culture di Lugano e la Fondazione Ada Ceschin e Rosanna Pilone di Zurigo.

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