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Dal 22 marzo 2025 - 18:30
Al 20 marzo 2025 - 21:00
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La storia del Teatro Farnese sarà raccontata sabato 22 marzo alle 18,30 con un appuntamento speciale promosso in collaborazione tra Comune di Parma e Complesso Monumentale della Pilotta. Per l'occasione sarà rievocato quello che, ancora oggi, è ricordato come «lo spettacolo degli spettacoli di Parma», attraverso l’interpretazione di Luca Scarlini. Le architetture lignee del Farnese torneranno dunque all’inaugurazione clamorosa del dicembre 1628, evento centrale nelle vicende del teatro barocco italiano voluto per celebrare le sontuose nozze che unirono le famiglie Farnese e Medici, raccontando la «naumachia» farnesiana, per la quale allora fu necessario allagare la platea con una enorme quantità d’acqua, pompata tramite una serie di serbatoi posti al di sotto del palcoscenico. Lo spettacolo sarà ad ingresso libero per tutti sino ad esaurimento posti.
Teatro Farnese Naumachia: rivive la mitica festa di nozze
Il «raccontatore d’arte» - come egli stesso ama definirsi - Luca Scarlini presterà la sua voce affabulatoria e le sue competenze di scrittore, drammaturgo e performance artist per rievocare lo «spettacolo degli spettacoli» di Parma. Grazie a lui e agli effetti sonori di Spartaco Cortesi il teatro Farnese tornerà al suo momento più celebre ed effimero: l’acqua lo allagherà e l'edificio racconterà come nel tempo tutto scorre e tutto resta.
Grazie allo spettacolo «Liquida tenebra: una naumachia sonora» - sabato prossimo (22 marzo) alle 18,30 al Teatro Farnese - si tornerà all’inaugurazione maestosa del 21 dicembre 1628 che fu evento centrale nelle vicende del teatro barocco italiano voluto per celebrare le sontuose nozze di Odoardo Farnese con Margherita de Medici (di cui resta il ritratto di Giusto Sustermans agli Uffizi). Il poeta di corte, Claudio Achillini, aveva ordito la favola di Mercurio e Marte ed una sensazionale naumachia finale per la quale lo spazio intatto del teatro fu invaso d’acqua, grazie alle sofisticate macchine idrauliche create dall’Aleotti. «Nella composizione di questo torneo ho data materia alla maggior parte degli dèi de gli antichi di lasciarsi vedere sovra insolite e superbissime macchine sui campi, or de l’acqua, or dell’aria, or di Cieli, per promuover la felicità di quegli affettati spettacoli» scrisse nella prefazione l’Achillini per illustrare il tenore di un’opera che doveva magnificare una corte provinciale, ma con ambizioni di nuova Roma.
Migliaia di litri tratti dalla Parma entrarono, dunque, suscitando terrore e meraviglia nel pubblico. Molti dei seimila titolatissimi convitati ebbero un brivido, temendo che il palazzo avesse a crollare.
Nella dimensione esclusiva del suono, Luca Scarlini e Spartaco Cortesi, evocheranno un momento favoloso di teatro degli elementi, che ebbe l’acqua come immagine finale di una complessa macchina celebrativa, in cui la natura tutta si inchinava a glorificare il nuovo legame di due stirpi, divise tra disciplina della guerra e ricerca delle arti. Liquida è la dimensione poetica del barocco, che ama celebrare creature che vivono nell’elemento dell’acqua, emblema di un’epoca che ama rappresentare visioni mirabili, che subito si disfano nella polvere del ricordo. Lo spettacolo si concluse con gli ospiti scanditi, in uscita per ranghi e posizione sociale, al suono roboante dei flutti in discesa verso il torrente parmigiano.
«Si tratta di un’iniziativa che trova insieme Comune di Parma e Complesso Monumentale della Pilotta, nell’ambito di una convenzione recentemente sottoscritta, impegnati a valorizzare spazi, occasioni e peculiarità della città e delle sue istituzioni culturali - dice Lorenzo Lavagetto vicesindaco e assessore a cultura e turismo -. Abbiamo scelto una pagina effimera, ma davvero straordinaria, del barocco parmigiano che riproponiamo in chiave pop per veicolare anche un messaggio relativo all’urgenza di una cultura ambientale. Abbiamo voluto la naumachia farnesiana nella giornata mondiale dell’acqua per sottolineare come l’acqua non possa attualmente essere considerata un gioco o un privilegio, ma debba essere vissuta e difesa come elemento prezioso ed universale».
La macchina barocca dell’ambizione farnesiana
Per entrare nell'ottica dello spettacolo è bene partire dall’origine dello spettacolo. Ranuccio I, quarto duca di Parma e Piacenza volle un teatro costruito in brevissimo tempo usando materiali leggeri: legno paglia e stucchi dipinti. L’occasione fu l’accoglienza in grande sfarzo di Cosimo II de’ Medici, Granduca di Toscana, di passaggio a Parma verso Milano per un omaggio alla tomba di San Carlo Borromeo nel 1619. Il Teatro Farnese venne invece, a causa di problemi di salute di Cosimo, inaugurato solo nel 1628 con un grandioso spettacolo di nozze: quelle che saldavano ancora le due casate unendo Odoardo Farnese a Margherita de’ Medici. Fu il trionfo di complesse macchine da scena che svilupparono uno spettacolo allegorico-mitologico con testo di Claudio Achillini accompagnato dalle musiche di Claudio Monteverdi dal titolo «Mercurio e Marte». Il mirabolante atto finale, dopo un torneo equestre, fu una spettacolare naumachia con mostri marini ed una cruenta battaglia navale per la quale venne allagata la platea con migliaia di litri di acqua succhiati dal torrente e pompati tramite serbatoi posizionati al di sotto del palcoscenico.
Il teatro, dopo quel Natale del 1628, fu utilizzato solo altre otto volte per precipitare silenziosamente, negli anni, nella rovina. La grandiosa macchina barocca venne abbandonata definitivamente quando Nicola Bettoli venne incaricato dalla Duchessa Maria Luigia di costruire il Teatro Ducale inaugurato nel 1829.
Durante i suoi primi due secoli il Teatro Farnese fu però cercato e visitato, in una sorta di pellegrinaggio gotico da principi, artisti e letterati che si aggirarono tra i colori sbiaditi delle tele dipinte, la polvere ed il legno spaccato delle architetture. Al sogno di grandezza, allo strumento di propaganda farnesiana, al manufatto più ambiziosamente barocco fu riservato il più effimero dei destini che Dickens, che vi entrò nella sua tappa parmigiana, in una piovosa giornata del novembre 1844, custodita da «Pictures from Italy» fotografò così con la sua penna: «Il soffitto crepato, i palchi cadenti, umidità e muffa che tracciano spettrali mappe sui pannelli, i topi che si aggirano, l’odore di terra, il palcoscenico marcio» e con uno sguardo tremendamente romantico verso quello che era nato per essere il più pomposo teatro barocco d’Europa. «Se i fantasmi recitassero: questo sarebbe il loro spettrale palcoscenico».
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