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Antonio Luchena, lo «strongman» che solleva i camion

15 Maggio 2017, 11:55

Beppe Facchini

Oltre un quintale di peso per un metro e settantanove centimetri di altezza. Risultato: un concentrato di muscoli e forza esplosiva.

Antonio Luchena, 35enne originario di Foggia, a Parma per lavoro dal 2007, continua la sua ascesa nel mondo dello strongman. Si tratta di una disciplina sportiva, non ancora riconosciuta dal Coni, nata negli Stati Uniti nella seconda metà del secolo scorso e sempre più praticata anche nel Vecchio Continente.

In cosa consiste? In prove spettacolari che vedono atleti forzuti e possenti sfidarsi nel sollevamento di attrezzi non convenzionali da almeno 300 chili, nel trasporto sulle spalle di frigoriferi oppure nel traino di veicoli per distanze più o meno lunghe.

«Per dieci anni ho praticato sport da combattimento –racconta Luchena - poi a causa di un brutto trauma alla spalla destra ho dovuto lasciare e mi così sono avvicinato al mondo del crossfit, diventandone istruttore a Collecchio. Dopo sei anni, però, avevo voglia di fare qualcosa di più complicato e per questo ho deciso di dedicarmi anche allo strongman». A marzo, proprio nella città in cui è coach e capitano della squadra di strongman impegnata nel circuito nazionale, Antonio si è laureato campione italiano della categoria Under 105. L’anno scorso, invece, è diventato vicecampione nazionale della categoria Rookie Open Class, contro avversari dalla stazza più grossa.

«Io peso 103,8 chili» continua Luchena, vegetariano da sette anni («Ma non mi faccio mancare nulla»), fidanzato con una ragazza che ha la stessa passione (è la campionessa italiana in carica) e impegnato con gli allenamenti ogni giorno, per due ore, lavorando su peso, forza e resistenza.

L’atleta pugliese sta disputando il campionato italiano che si concluderà in ottobre (una tappa è in programma anche nel parmense); inoltre fa parte della nazionale, composta in tutto da quattro superuomini che in giro per il globo cercano di superare le prove da Ercole previste dalla disciplina.

Qualche settimana fa, il team azzurro è volato in Portogallo per affrontare la squadra di casa. «Abbiamo sostenuto sei prove – spiega Luchena - tra le quali anche il sollevamento di un’auto da 300 chili: l’obiettivo era sollevarla da terra più volte possibile in sessanta secondi».

Non proprio una passeggiata: non c’è il rischio di farsi male in uno sport del genere? «Sì, per questo serve una buona base di preparazione atletica e di coscienza – risponde infine Antonio- Se non si usa la testa ci si può far male seriamente».

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