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Fidenza

Prima la "banca", poi i "carabinieri", la tecnica dello spoofing costa quasi 20mila euro ad una 60enne. Denunciato 40enne

Finti operatori bancari e il falso comandante dei carabinieri inducono un correntista a un bonifico istantaneo

Fidenza: prima la "banca", poi i "carabinieri" - la tecnica dello spoofing costa quasi 20mila euro ad una 60enne. Denunciato 40enne italiano

31 Marzo 2026, 11:21

Usando la tecnica del “caller ID spoofing”, ovvero la clonazione dei numeri ufficiali, i truffatori si sono spacciati prima per operatori dell’istituto di credito e poi per “il comandante della Stazione Carabinieri di Fidenza”, inducendo un correntista a disporre un bonifico istantaneo di poco inferiore ai 20.000 euro.

Le indagini condotte dai carabinieri ddi Fidenza hanno permesso di individuare uno dei presunti responsabili del successivo riciclaggio della somma sottratta.

L’inchiesta, complessa e fondata sull’incrocio di dati informatici e movimenti bancari, è stata portata avanti dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Fidenza.

Al termine degli accertamenti, un 40enne italiano è stato denunciato all’Autorità giudiziaria con l’ipotesi di riciclaggio.

Secondo la ricostruzione investigativa, l’incubo della vittima, un sessantenne residente in provincia, è cominciato a novembre, quando ha ricevuto sul cellulare un sms che segnalava l’esecuzione di un bonifico da 5.000 euro dal suo conto e un presunto pericolo per i risparmi.

Subito dopo, è stato chiamato da un interlocutore qualificatosi come addetto alla sicurezza della banca: il rapporto, gli è stato riferito, risultava “hackerato” e di lì a poco sarebbe arrivata la telefonata del comandante della stazione carabinieri di Fidenza per collaborare a un’inchiesta in corso.

Poco più tardi, il sessantenne ha ricevuto una seconda chiamata: dall’altro capo, un uomo presentatosi come “il comandante della stazione carabinieri di Fidenza” ha confermato l’esistenza di una riservatissima inchiesta su dipendenti “infedeli” dell’istituto, accusati di disporre “bonifici irregolari” per prosciugare i conti dei clienti.

Il finto ufficiale ha sostenuto che il conto del correntista fosse compromesso e che fosse necessario agire con urgenza per “mettere in salvo” i fondi.

Con toni via via più perentori, avrebbe intimorito l’uomo, esortandolo a non fare domande e a mantenere il massimo riserbo con la banca per non compromettere l’indagine.

Sotto forte pressione, la vittima ha eseguito le istruzioni: si è recata alla filiale di Fidenza del proprio istituto, ha mantenuto la chiamata attiva come richiesto e non ha riferito nulla agli impiegati.

Quindi ha disposto un trasferimento immediato di poco meno di 20.000 euro verso un iban dettato al telefono, inserendo nella causale la dicitura “saldo”, come specificato dall’interlocutore.

Al termine dell’operazione, l’uomo al telefono lo ha rassicurato, invitandolo a rientrare a casa in attesa dell’arrivo di una pattuglia che lo avrebbe accompagnato in caserma per la denuncia.

Non ricevendo alcun contatto reale dai carabinieri, il sessantenne ha compreso di essere stato vittima di un raggiro ben orchestrato.

Grazie a un’accurata analisi dei flussi finanziari e dei tabulati telematici, i militari hanno tracciato rapidamente il percorso del denaro: i bonifici istantanei sono confluiti su un conto corrente postale aperto pochi giorni prima, verosimilmente predisposto per incassare le somme della frode.

L’attività investigativa ha evidenziato un collaudato meccanismo di riciclaggio, finalizzato a “ripulire” i proventi illeciti e a disperderne le tracce.

Dalle verifiche è emerso che, pochi minuti dopo l’accredito, quel rapporto è stato utilizzato per una vera e propria “azione predatoria”: nel giro di poche ore, nella stessa giornata, sono stati effettuati molteplici prelievi in contanti presso un ufficio postale dell’hinterland napoletano.

Il frazionamento delle operazioni ha consentito di eludere soglie e controlli previsti dalla normativa antiriciclaggio, svuotando rapidamente il conto prima dell’intervento delle autorità.

Al termine degli approfondimenti, le presunte responsabilità sono state ricondotte a un 40enne, denunciato per riciclaggio in quanto titolare del conto sul quale è confluito il denaro provento della truffa e strumento del successivo trasferimento dei fondi.

Si precisa che l’odierno indagato è, allo stato, gravemente indiziato di delitto ma non colpevole fino a sentenza definitiva. La sua posizione sarà valutata dall’Autorità giudiziaria lungo tutto l’iter processuale, nel pieno rispetto del principio costituzionale di presunzione di innocenza.

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