Andrea Grignaffini
I mprescindibile il brindisi che sia la Vigilia o il Natale suggellare con il mito delle bollicine mondiali: lo Champagne. Quest’anno preferiamo un po’ di sano nazionalismo ma che non è una posizione oltranzista e semel in anno… Seguiremo, però, per questa volta in considerazione dell’anno a dir poco particolare delle scelte un po’ fuori dal coro, tanto i grandi marchi – sempre di ottimo livello – sono noti ormai a tutti. Partiamo con uno conosciuto ma dalla nicchia di aficionados: Jacques Selosse, dalla strabordante personalità. E lo facciamo con il prodotto d’entrata nel magico e ditirambico mondo di Anselme Selosse, vero geniaccio della bolla, il Brut Initial (100% Chardonnay). Rimanendo nel mondo dei solisti Jérôme Prévost con il suo paradigmatico La Closerie che dà il senso tra i più compiuti a un vitigno quasi sempre d’appoggio come il Pinot Meunier in questo caso in un’ardita versione Extra Brut tagliente sul frutto. Per chi ama questo vitigno molto interessante e non costoso Les Murgiers di Francis Boulard, Maison della quale ha preso il testimone la figlia Delphine seguendo la tradizione paterna sui 10 ettari vitati con precisione e personalità. Questa etichetta evidenzia note di frutti tropicali, frutta secca, miele millefiori; il sorso austero e rigoroso rilascia toni balsamici e potenza tonica. Un marchio che da sempre è nelle nostre corde è Vilmart che già nel base (il Grande Réserve) dimostra sempre di essere una certezza con il Gran Cellier (a maggioranza Chardonnay) ha da una parte una struttura di personalità dall’altra una bevibilità adatta in ogni occasione.
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