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Il Ristorante

Taverna Il Cortile, cucina italiana ricca di sapore e semplicità

Taverna Il Cortile

Dalla Francia e dall’Australia per tornare nelle terre dei genitori o dei mariti, per nostalgia o per amore, per fuggire le città. Così due giovani signore, Christelle e Melina, si ritrovano quassù, rilevano una vecchia osteria, la rimettono a nuovo e partono con la loro avventura gastronomica: la prima si occuperà della sala, la seconda della cucina. Il locale (lo segnala l’amico L.P., segugio dal palato raffinato) è appena fuori Bedonia, poco oltre il Santuario, sulla strada che porta al passo Montevacà. La grande sala con il pavimento in mattonelle esagonali rosse come usava un tempo, il soffitto foderato in legno, l’intonaco rustico, la stufa a legna, le sedie impagliate, i tavoli distanziati con tovagliette di carta rossa. Sul retro il grande cortile che dà nome al locale: campo da bocce, spazio per musica e ballo, tavoli e ombrelloni. Il servizio è sollecito e sorridente, prodigo di spiegazioni.


La cucina, i piatti
La cuoca spazia tra le tradizioni regionali italiane, prepara piatti semplici e ricchi di sapore senza tralasciare alcune cose dell’uso locale, utilizza prodotti del posto e di stagione, attorno ad essi costruisce il menu. Si comincia con una selezione di salumi e torte salate: la culatta, salume sempre in bilico tra prosciutto e culatello spesso senza personalità, è invece in questo caso in ottima forma: profumata e ricca di un sapore pieno e lungo; morbida la testa in cassetta leggermente speziata, meno bene la coppa e il salame montanaro con una nota di acidità. Discreta la torta di patate, buona quella tipo Recco col formaggio. Croccanti arancine, in formato mignon, con farcia di mozzarella e pomodoro. E ancora gamberi in tempura. Ai primi gnocchi di asparagi o spaghetti alla chitarra al pomodoro; tagliatelle verdi con culatello e Parmigiano; paccheri ai frutti di mare in ricco condimento di cannolicchi, totani, gamberi; cappellacci verdi e bianchi (la pasta è troppo al dente) ripieni di mozzarella e conditi con pomodoro alla caprese. Ai secondi le polpette di vitello in umido alla calabrese sono tenere, godevoli e hanno un sugo da scarpetta; il baccalà, un trancio alto due dita, è fritto con maestria, asciutto, leggermente croccante ed è accompagnato da un’inusuale patata in pastella; portano in Istria i gamberi alla busara (con pomodoro e vino); ha profumo d’Oriente il tortino di spinaci con babaganoush, una salsa di melanzane e spezie. E ancora: braciola di maiale impanata e fritta, filetto di manzo.


Per finire
Si chiude il pranzo in dolcezza con l’immancabile panna cotta; con il semifreddo al pistacchio; con la torta Pavlova, qui in monodose: il dolce australiano (ma c’è chi dice neozelandese), in onore della ballerina russa Anna Pavlova, è una nuvola di leggerissima meringa con panna montata e fragole; con il molto dolce tortino di cioccolato mi-cuit. Piccola carta dei vini con scelte oculate e prezzi amichevoli; menu del giorno a 12 euro (due piatti a scelta, acqua, vino); cani purtroppo non ammessi per problemi di allergia. I prezzi: coperto abolito, antipasti 7-10; primi 7-12; secondi 8-16; dolci 4. Menu non esposto, ingresso, bagni, parcheggio comodi.


Non mancate Polpette, Pavlova.

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