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Apparecchiano anche nella stanza del bancone del bar, per non mandare indietro nessuno e chi non ha avuto l’accortezza di prenotare. Grandi tavoloni robusti, magari da condividere nello spirito più autentico dell’osteria. Così all’Ardenga, già canonica di una chiesa di cui è sopravvissuto solo il campanile che ospita, al suo interno, il museo Giovannino Guareschi come solo nella Bassa può accadere. Giardiniere, sott’oli e conserve della casa esposte e in vendita, tavoli con tovaglie candide disposti un po’ ovunque, travi in legno e mattoni stuccati, servizio tutto al femminile sorridente e sollecito. Buona carta dei vini, anche una selezione dell’osteria, dalle regioni italiane, buona scelta di champagne, prezzi moderati.
La cucina, i piatti
Gestione e cucina familiare a sostegno della quale viene spesso evocata, nella presentazione dei piatti, l’influenza della nonna cuoca che gestiva una trattoria e ha lasciato agli eredi un patrimonio di ricette e di piccoli segreti. Pasta e dolci di casa, i salumi ‘fatti su’ dalle abili mani di un norcino amico e poi stagionati in loco: da questi si parte e dal buon culatello primo nella lista della “piccola carta” dell’osteria. Lieve nota vinosa, colore intenso attorno alla noce di grasso, carne compatta e morbida, sapore intenso, pulito e lungo in bocca (avrebbe meritato un pane migliore della micchetta che l’accompagnava). La spalla cotta di San Secondo è di quelle tonde, riscaldata, senza particolare appeal; anche prosciutto 36 mesi e un antipasto caldo con flan di Parmigiano, sfoglia con ricotta e biete, crostone di patate e funghi. Per contorno, polenta fritta, chips di crosta di Parmigiano, verdure e cipolline in agrodolce. Ai primi, accanto ai tortelli d’erbetta compare l’asterisco del “conservato congelato dopo essere state trattate nell’abbattitore di temperature” e allora viriamo sui tortelli di zucca dalla pasta morbida di giusto spessore e il ripieno col solo uovo, Parmigiano, zucca dell’orto e, tocco della cuoca, lieve sentore di cannella e di aglio. Ardito condimento all’amatriciana, dove il culatello sostituisce il guanciale, per i pisarei di pane grattugiato; tagliolini con fonduta di tartufo nero e gherigli di noce e leggeri e rassicuranti anolini brodo e, come usa nella bassa, col ripieno di Parmigiano, pane e uova. Accompagna il primo cotechino di stagione, dolce e dal sapore pulito, un flan rovente di polenta e mostarda di mele; poi anatra al forno con patate e spalla di vitello arrosto coi funghi pioppini locali e un sugo leggermente speziato dove senti le piacevoli note del ginepro e dei chiodi di garofano. Un piatto di formaggi con mostarde della casa per chi non volesse mangiare carne.
Per finire
La crostata ‘a modo mio’, su una buona base di pasta frolla, mette un mix di marmellata, amaretti, frutta secca che la rendono particolarmente ghiotta; più spento il semifreddo col liquore alle mani di Budda; non tradisce la sbrisolona con lo zabaione caldo. Buon caffè e, se c’è chi guida per voi, una grappa di Romano Levi. I prezzi: coperto 2,50 euro; antipasti 9-16; primi 10-13; secondi 14-17; dolci 6. Menu esposto, ingresso e parcheggio comodi, bagni alla turca.
Non mancate
Culatello
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