GUSTO
Quella del recupero sembra essere diventata non dico un’emergenza, ma di certo una pratica cui non ci si può sottrarre. Sostenere l’urgenza di virtuose operazioni anti spreco è ovviamente un bene e il richiamo a atti etici e di responsabilità è quanto mai opportuno visto gli sprechi che sono sotto gli occhi di tutti. Ma questo non da oggi e, specie in cucina, queste abitudini virtuose si sono sempre praticate. A cominciare dal pane, alimento sacro per definizione, come vuole Matteo nel suo Vangelo (6,11) quando detta nel Padre nostro «Dacci oggi il nostro pane quotidiano».
Il pane secco e grattugiato è, in giusta misura, componente essenziale dei nostri ripieni dove varrà sempre la legge del «molto casaro e poco fornaio» a suggerire come il Parmigiano debba essere preminente. Nel ripieno degli anolini, nella farcia della punta di vitello al forno, nel «pieno» della gallina o in quello avvolto in un canovaccio da cuocere nel brodo. E se il formaggio sarà sempre di qualità, questo varrà anche per il pane che non dovrà essere stantio o con odori sgradevoli. Nelle polpette, nelle panature, specie in quella della cotoletta alla milanese e in numerose altre cose da friggere.
Nella nostra Bassa del Po si fanno gnocchi di pane raffermo aperti, quasi orecchiette, e conditi col soffritto; piatto identitario di Piacenza e provincia sono i pisarei di pangrattato in un intingolo appena brodoso di cipolla, lardo, pomodoro e fagioli dell’occhio, ormai spesso sostituiti dai borlotti, e preparati anche in versione asciutta; i passatelli romagnoli (pangrattato, uova, Parmigiano) in brodo sono un piacere e un godimento nella versione moderna e asciutta, magari con sugo di vongole. I canederli, piatto bandiera del Trentino-Alto Adige, sono grosse polpette di pane rotonde, con mille varianti e ingredienti tra quelli racimolati nella dispensa di casa e, tra questi, lo speck principalmente e poi uova, latte, burro, cipolla, formaggio, erba cipollina... quindi serviti in brodo o asciutti con burro e salvia. Sono gnocchetti affusolati con ingredienti simili, e noce moscata, i capunsei mantovani da mangiarsi asciutti e così gli gnochi de pan triestini con pancetta, proposti col gulash o conditi con sugo d’arrosto.
La Toscana sembra essere la patria, col suo pane senza sale, di questa tradizione culinaria: non con burro, uova e formaggio ma, come impone la geografia, con olio e verdure. La ribollita è una straordinaria zuppa di verdure invernali, legumi e pane raffermo: preparata, fatta riposare e poi appunto ribollita contutti i fagioli possibili, la verza, l’imprescindibile cavolo nero che la caratterizza con suo sapore, l’olio extravergine a completare. Sono preparazioni estive la pappa al pomodoro e la panzanella. La prima avrà bisogno dei pomodori maturi (o di una buona passata), di pane raffermo bagnato e strizzato: si fa cuocere in un soffritto di cipolla, aglio, alloro, rosmarino (questi ultimi andranno poi tolti) e brodo vegetale, finché non sarà una pappa densa: pepe nero e giro d’olio. La panzanella (pane di qualche giorno bagnato e sbriciolato, cipolla rossa, pomodori maturi, basilico, olio e aceto) ha il pregio della freschezza e della semplicità. E ancora altre mille ricette: l’acqua cotta, le pallotte cacio e ova, le bruschette, il pancotto, i dolci di pane a dirci che il pane raffermo non è mai un rifiuto ma, come sostiene Massimo Bottura, «un ingrediente che aspetta solo di essere reinventato».
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