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Indie planet. Dieci visioni: dalla rilettura pop del libro di Enoch al documentario interattivo

di Riccardo Anselmi 

03 Ottobre 2021,06:47

 

EL SHADDAI - ASCENSION OF THE METATRON (Crim co. ltd, per Pc) 

A dieci anni dal debutto su console, El Shaddai arriva su Pc in una riedizione rimasterizzata pubblicata da Crim co., software house fondata da Sawaki Takeyasu, il direttore creativo del titolo, un’assoluta rarità sviluppata originariamente dallo studio di Tokyo di Ignition. Liberamente tratto dal Libro di Enoch, El Shaddai traduce in un gioco d’azione la storia del saggio e compassionevole antenato di Noè con il gusto eclettico che caratterizza anche altre opere cult del Paese del Sol Levante. Vi si racconta di alcuni angeli che si sono ribellati a Dio, scendendo tra gli uomini, attratti dal loro mondo di passioni e desideri. Enoch, che per la sua rettitudine ha ottenuto, pur essendo mortale, di stare nei cieli con l’Altissimo, vuole scongiurare la punizione divina del diluvio sulla Terra, imbarcandosi nella missione di ritrovare gli angeli caduti. La versione pop creata da Takeyasu (ex Capcom, ex Clover, grande talento degli action game), dove gli angeli indossano i jeans e comunicano con il telefonino, è profondamente nipponica, sia nelle dinamiche dei combattimenti nel solco del dantesco Devil May Cry (tra i titoli nel portfolio dell’artista di Osaka insieme al mitico Okami), sia nell’estetica che ricorda gli anime, da quelli più filosofici come Neon Genesis Evangelion alle arti marziali di JoJo, mentre si alternano sequenze che mischiano continuamente i registri, passando dal 2D al 3D, da un genere all’altro, sostenuti dall’immaginario sconfinato di una regia visivamente sbalorditiva che insiste sui virtuosismi, non ponendo mai limiti all’inventiva. Anche a distanza di un decennio, El Shaddai rimane un’esperienza unica nel panorama del digital entertainment. Un’opera pop tanto visionaria quanto autoriale che esplora a suo modo i confini del medium. Per gli appassionati su Pc non mancano chicche come l’opzione per scegliere il doppiaggio tra l’audio in inglese a quello giapponese. 


AWAY: THE SURVIVAL SERIES (Breaking Walls, per Pc e Playstation) 

Si parla tanto di ecosistemi da salvare per preservare quella biodiversità indispensabile alla sopravvivenza del nostro pianeta. Ma ogni passo verso un maggior rispetto della natura richiede innanzitutto di conoscerla nella sua complessità, andando a vedere le interazioni tra i diversi habitat e i loro ospiti. È un po’ la missione del documentario che si realizza giocando ad Away. Il punto di vista adottato è quello di un petauro dello zucchero, il cosiddetto scoiattolo volante, in realtà un piccolo marsupiale dalla strana caratteristica di effettuare lunghi salti con i quali sembra planare da un albero all’altro. Glielo rende possibile una speciale membrana estensibile che unisce le falangi degli arti. Viene tenuto anche come animale domestico, ma in libertà lo si trova solo in Nuova Guinea e in Australia. Ci sono misteri da scoprire e pericoli da affrontare, provando a eludere i predatori più temibili e d’altra parte mettendosi a cacciare per procurarsi il cibo in un ambiente in cui valgono le regole della catena alimentare. Per far comprendere l’interdipendenza tra le diverse creature, in Away si possono impersonare anche altri animali, dagli insetti ai rettili, constatando come cambi il tipo di sfide, pur nella necessità di mantenere in equilibrio questo angolo di mondo incantato. Creato dal team di veterani dello studio canadese Breaking Walls, il titolo ha un respiro cinematografico dove, oltre alla grafica, contribuisce a immergere la musica di Mike Raznick, autore dei brani per il documentario Life, candidato agli Emmy, e che ha lavorato all’orchestrazione della colonna sonora di Hans Zimmer per Planet Earth II, la pluripremiata serie naturalistica della Bbc narrata da Sir David Attenborough. 


G-DARIUS HD (Inin, per Playstation e Switch) 

Dopo Dariusburst Another Chronicle EX+, con l’uscita ora di G-Darius HD arriva in formato digitale per Playstation e Switch anche la seconda parte della Darius Cozmic Revelation, una raccolta inzialmente pubblicata da Strictly Limited in edizione fisica per collezionisti. Si rinnova così la lunga e proficua collaborazione tra l’editore europeo Inin e Taito, leggendaria casa giapponese di tanti classici dei videogame, che proprio attraverso questo tipo di operazioni si possono riscoprire nel migliore dei modi sui sistemi attuali. Al pari delle precedenti proposte, tramite le quali è stata ricomposta in pratica l’intera serie di un cult non solo degli shoot ‘em up, ma della pop culture elettronica, una sorta di Godzilla videoludico dove alla guida di fantascientifiche navicelle ci si scontra con un’invasione di bizzarre specie ittiche robot, anche la versione rimasterizzata di G-Darius, curata dagli specialisti dello studio nipponico M2, rappresenta il non plus ultra per un appassionato. Lanciato originariamente nelle sale giochi del Paese del Sol Levante nel 1997, il titolo – il primo episodio caratterizzato dall’uso della grafica poligonale, in grado di introdurre un inedito virtuosismo alla regia - è giunto successivamente su console e computer. È però appena adesso che, grazie al restauro filologico e al lavoro certosino di M2, si può giocare in casa a una riproduzione fedele dell’arcade, fotogramma per fotogramma. Un’opera senza tempo, degna di un museo, finalmente celebrata alla perfezione. 


STRUGGLING (Frontier Foundry, per Pc e console) 

Struggling è un po’ come la satira di Matt Groening, ma ancora più cattiva e politicamente scorretta. Quasi in fondo proprio la rivisitazione anche grafica di certi cartoon. Tanto umorismo, senza disdegnare lo humour nero, di quello più dissacrante e corrosivo. Con una ciliegina di nonsense che insaporisce meglio ogni cosa. Dietro alla parodia di stampo fantascientifico, che lo studio canadese Chasing Rats porta su un altro livello di grottesco rispetto ai geni di Futurama, c’è però a sostegno un bel nucleo di materia videoludica. Ciò che assomiglia a una battuta, cioè la volontà di rappresentare il protagonista come un ammasso informe di due teste e altrettanti appendici che, con parecchia fatica, hanno funzioni simili agli arti, è alla base di un sistema di gioco incredibilmente profondo e appassionante. All’inizio sembra impossibile persino il più piccolo movimento. Poi non è che la vita sia mai semplice, ma con la pratica, costretti a rimparare qualsiasi azione da zero, si diventa bravi e i livelli di questo bizzarro platform che ha un ritmo compassato tutto suo si riescono addirittura a scorrere agilmente. Il gameplay ruota attorno a un sistema di controllo concepito ad hoc. Da soli a ciascun lato/emisfero corrisponde una levetta del joypad, ma la vera sfida è coordinarsi con un altro giocatore in co-op, in una rilettura della modalità multiplayer non totalmente inedita, ma non meno geniale. A seconda della sensibilità, il viaggio rocambolesco dell’eroe antieroe di Struggling può assumere per assurdo, in sintonia con il tono paradossale di un’opera che ama mettere e mettersi continuamente in ridicolo, un valore istruttivo sulla diversità e sulle capacità molto umane di superare le difficoltà. 


THE SIGNAL STATE (The Iterative Collective, per Pc e Mac) 

“Sto parlando di rinascita, di ricostruzione. Perché non basta sopravvivere”. Nel mondo post-apocalittico di The Signal State le prove di ripartenza passano necessariamente per la ripresa delle attività agricole, tra gli edifici in stato di abbandono di una campagna desolata. Proprio cercare di ripristinare il lavoro di una fattoria, rimettendo in funzione macchine, impianti per l’irrigazione e generatori di energia, è il compito del giocatore di questa simulazione ricca di rompicapo da risolvere. Occorre spostare di posto le singole sezioni e collegare nel modo corretto i vari cavi degli apparecchi, sulla base di una ferrea logica matematica. L’aspetto dei puzzle, con i quali infondere nuova vita in vecchi macchinari altrimenti inservibili, si ispira a quello dei sintetizzatori modulari e a seconda di come si uniscono i fili, in combinazioni sempre più complesse, si ottengono suoni musicali, quasi si orchestrasse la colonna sonora di un ritorno alla vita. E mentre si affilano le armi della razionalità, scalando la classifica dei punteggi in gara con gli altri giocatori, il titolo realizzato dallo studio Reckoner Industries, fondato a Singapore nel 2020, offre riflessioni sul presente ipertecnologico e su un futuro da fantascienza dove gettare le basi di una società collassata nonostante lo sviluppo raggiunto e tra le cui macerie tutt’intorno si deve tentare di riconciliare ancora una volta le conquiste delle frontiere del sapere con i bisogni fondamentali dell’uomo, iniziando con il riavvicinarsi alla natura e riparare i danni causati dagli errori del passato. 


MEREK’S MARKET (Big village games, per Pc, Playstation e Xbox) 

Un Medioevo tutto da ridere, che prova a ribaltare il consueto punto di vista attraverso il quale si seguono le gesta degli eroi nei classici giochi di ruolo, dove un luogo molto frequentato è la bottega del villaggio per rifornirsi di ogni tipo di mercanzia, armi comprese. In Merek’s Market si indossano proprio i panni di chi sta dall’altra parte del bancone, in una versione intrisa di humour con cui gli sviluppatori di Sheffield hanno riletto uno dei loro generi prediletti, in una sorta di irriverente e spiritoso dietro le quinte. Il pasticcione e volonteroso protagonista, che dovrebbe unire le doti di un commerciante e le abilità di un artigiano, dovendo confezionare direttamente una parte dei prodotti in vendita, ha il problema di riuscire a soddisfare la variegata clientela, nella quale, in sintonia con l’atmosfera da stralunata epopea fantasy, spicca un drago, e di aumentare i profitti, per espandere l’attività. Con la compagnia - un po’ cercata, un po’ sopportata - del suo gatto, ha davanti a sé giornate frenetiche, piene di compiti da sbrigare, tra richieste bizzarre, tecniche da escogitare, segreti da imparare, in un titolo per tutta la famiglia, adatto anche a chi non abbia familiarità con le dinamiche dei videogame. Ci si può prendere cura del negozio-laboratorio da soli o insieme agli amici (massimo quattro) in co-op. 

KITARIA FABLES (Pqube, per Pc e console) 

Molto, molto prima che si affermassero quali star amatissime di internet, i gatti - intraprendenti o sornioni - si sono messi in luce in favole e fiabe, dove sotto sembianze antropomorfe arrivavano a rispecchiare vizi e virtù degli uomini. È la soluzione adottata in Kitaria Fables, ambientato in un villaggio popolato soprattutto di felini che tanto assomigliano, nelle dinamiche interpersonali, ai loro corrispettivi umani. Ne è autore lo studio indonesiano Twin Hearts, che ha creato un mondo d’incanto tutto da esplorare, in un titolo che intreccia le dinamiche di un gioco di ruolo e di un farming simulator. Coltivare può essere considerata una parentesi rilassante, rispetto ai ritmi più concitati dei combattimenti, ma in realtà si tratta di un impegno assolutamente non trascurabile: i frutti delle fatiche permettono di recuperare le energie perdute e, vendendo i prodotti, di ottenere le risorse per fare acquisti e migliorare il proprio equipaggiamento. Ci sono anche i segreti di arcani incantesimi da imparare per contrastare le tenebre in procinto di impadronirsi di questa terra da sogno e dei suoi fantastici paesaggi. L’impresa di salvare i simpatici abitanti di Villaggio Zampino può essere condotta in co-op con un amico. Del resto, conoscere e aiutare i compaesani, ascoltando i loro bisogni, è una delle strategie da adottare per riuscire a unire le forze e sconfiggere la minaccia del male. 

AEON DRIVE (Critical Reflex, per computer e console) 

Lo spirito dei classici arcade rivive in Aeon Drive, attraverso una riproposizione del vecchio adagio secondo cui tutto deve cambiare perché tutto resti come prima. Al di là dello stile 2D, l’opera del duo 2Awesome, un piccolo studio europeo che ha sede in Olanda, dove si sono incontrati per poi fondarlo David Jimenez e Alejandro Santiago, entrambi originari di Barcellona, appare come un’espressione altrettanto contemporanea delle correnti indie recenti. I giochi di una volta non puntavano sui tecnicismi spinti all’estremo come avviene in Aeon Drive, ma l’effetto oggi è quanto di più simile a una partita a un coin-op. Basato sulla memorizzazione degli schemi e sulla prontezza dei riflessi, con stage che idealmente possono durare poche manciate di secondi, pronti a ripetersi di errore in errore alla ricerca dell’esecuzione perfetta dove una partita tira l’altra, Aeon Drive si presenta come una sorta di rilettura attuale di glorie del passato come Strider o Shinobi che guarda alla generazione di hardcore gamer cresciuta dopo Super Meat Boy. È l’action platform implacabile che incontra lo speedrun esaltandone la natura agonistica. Con un certo fascino per l’ambientazione, che si inserisce in una saga fantascientica iniziata dal precedente Dimension Drive e dove si specchia, trasfigura nella pixel art cyberpunk, proprio la Barcellona cara agli autori. 

TEACUP (Whitethorn, per Pc e console) 

La poesia delle piccole cose, che si rivelano a una ranocchia timida e curiosa, protagonista di Teacup, avventura dall’impronta narrativa con cui ha debuttato lo studio Smarto Club di Santiago del Cile. Appassionata di libri, la giovane ama trascorrere le sue giornate nella quiete domestica, dove ogni tanto offrire un tè per ritrovarsi in compagnia. Il problema è che fissa una festicciola per il giorno successivo, salvo accorgersi all’ultimo di non avere gli ingredienti necessari e di doverseli così procurare,velocemente. L’impresa sta proprio qui: andare in cerca di erbe nella vicina foresta, stupendosi della varietà di creature che vi abitano, con le quali intessere dialoghi e scoprire nuovi amici da cui ottenere una mano, magari contraccambiando in anticipo la loro cortesia. Si imparano a conoscere le proprietà di ciascuna pianta aromatica, ci si immerge - da anfibio che riesce a vivere sulla terra e nell’acqua - nella bellezza della natura, fissata in disegni stilizzati dalle tinte pastello e dai toni fiabeschi, ai quali contribuiscono le fattezze antropomorfe dei loquaci animali di questo pacifico, indaffarato villaggio. E l’arte di erborizzare si rivela più densa di peripezie di quanto si possa immaginare, in un’occasione di crescita per la simpatica e curiosa ranocchia protagonista. 

ONE HAND CLAPPING (Handygames, per Pc, console e mobile) 

È considerato uno degli ostacoli maggiori all’apprendimento delle lingue straniere: il senso di vergogna per la difficoltà ad ascoltare e a riconoscere la propria voce mentre si prova a riprodurre suoni che non sono familiari. Anche cantare può avere in alcuni un effetto paralizzante, con l’innescarsi di un circolo vizioso per la paura di stonare, negandosi così i benefici del vecchio adagio: “canta che ti passa”. Sono alcuni dei fronti sui quali si muove il videogame One Hand Clapping, per provare quasi senza accorgersene a dissipare certi inutili, dannosi timori. Il secreto sta nella modalità adottata dalla software house californiana Bad Dream per sviluppare un’avventura dalle atmosfere soffuse, dove i comandi si impartiscono intonando motivi al microfono, cercando di ottenere la maggiore sintonia possibile tra canto e movimenti dell’alter ego digitale. In questo modo ci si libera dalle remore per scoprire, insieme ai personaggi, il potere della voce, mentre si esplorano i diversi biomi ciascuno associato a un concetto e a un elemento della teoria musicale, come la melodia, il ritmo, l’armonia, l’atonalità e l’improvvisazione. È un percorso di conoscenza per combinare poi quanto appreso e sperimentare anche nuove meccaniche, tenendo a lungo le note o al contrario misurandosi con la velocità o la necessità di trovare la magia dell’unisono in un’intesa armoniosa con l’interlocutore e la natura circostante. 

 

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