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Made in Japan. Il trionfo dell'oriente, da Squid game a Lost judgment

Made in Japan. Il trionfo dell'oriente, da Squid game a Lost judgment

di Riccardo Anselmi 

10 Ottobre 2021,08:33

L’estremo oriente torna in cima alle classifiche nell’autunno che vede il pubblico di mezzo mondo impazzire per una serie tv coreana, Squid game. Anche se nel digital entertainment inizia a muoversi con sempre maggiore convinzione un colosso come la Cina, in procinto di lanciare un assalto in grande stile al settore, qui è ancora il Giappone a conquistare il centro della scena. Proprio mentre su Netflix si celebra il successo del fenomeno Squid game, su console un altro cult raggiunge la più ampia consacrazione internazionale. In realtà Lost judgment, il nuovo spettacolare thriller interattivo di Sega per Playstation e Xbox, è solo l’ultimo episodio di una lunga saga, che gli appassionati seguono con dedizione ormai da parecchi anni. Per la precisione si tratta di uno spin-off della serie principale Yakuza, che in occidente conta già otto capitoli, cui aggiungere adesso i due Judgment. 

 

Anche Lost judgment è un sequel, ma per tanti aspetti rappresenta oggi l’occasione migliore per tuffarsi alla scoperta di una delle più affascinanti creazioni del made in Japan, magari con l’idea di recuperare il resto a ritroso. Agli occhi dei vecchi fan, titoli come gli Yakuza e i Judgment, al di là delle inevitabili influenze, non sono in primis l’equivalente nipponico dei Gta, come distrattamente si potrebbe persino pensare. Piuttosto queste eccezionali produzioni di Sega, che in passato ha coinvolto nel progetto attori come Takeshi Kitano, tra i protagonisti di Yakuza 6, hanno raccolto l’eredità dell’indimenticabile capolavoro Shenmue, diventando a loro volta una sorta di manifesto culturale che va oltre il videogame. Perfettamente nel solco di tutto ciò che l’ha preceduto, Lost judgment è un vivido ritratto del Giappone, ma meno della memoria e più contemporaneo. 

 

Un affresco virtuale che spazia continuamente, in maniera spiccatamente nipponica, tra svariati registri, passando dal torbido alla commedia con quell’eclettismo e un pizzico di follia tipici di certe opere del Paese del Sol Levante. Quasi un canone, che mischia cinema e videogame, legal drama e arti marziali. Eppure, attraverso le indagini del detective privato Takayuki Yagami, l’eroe di Lost judgment che ha il volto e la voce della star asiatica Takuya Kimura, si toccano questioni davvero scottanti, che proprio come in un moderno thriller in piena regola non mancano di offrire riflessioni più profonde sulla società, in questo caso quella giapponese, con i suoi vizi e le sue virtù, i suoi riti e i suoi scorci. 

 

In particolare in Lost judgment ci si muove tra Tokyo e Yokohama, in una riproduzione incredibilmente dettagliata di alcuni quartieri simbolo delle due città che è poi uno dei marchi di fabbrica della serie, attentissima a far respirare in ogni angolo un’atmosfera autentica che dalle strade con le caratteristiche insegne e i palazzi si spinge fin dentro ai negozi e ai locali, immortalando nel gioco un immaginario ben riconoscibile. Tutto collabora, anche il cast e i costumi, all’inno nipponico di Lost judgment, che è a suo modo un viaggio all’altro capo del mondo, mai stato così vicino, a portata di console. 

 
 

© Riproduzione riservata

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