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Made in Japan. Le indagini di Famicom detective club

Made in Japan. Le indagini di Famicom detective club

di Riccardo Anselmi 

26 Maggio 2021,03:41

In un’intervista del 2010 per la rubrica “Iwata chiede”, con cui Satoru Iwata, compianto presidente e ceo di Nintendo, riusciva come pochi ad accompagnare nel dietro le quinte dei videogame, un veterano del settore quale Yoshio Sakamoto (la serie Metroid, Warioware, Kid Icarus) rievocava quanto fosse fin da subito rimasto affascinato da ciò che l’interattività era in grado di apportare alla narrazione di una storia.

Raccontare era infatti stata da sempre la sua passione, coltivata già da studente con i vecchi giochi di avventura che iniziavano a introdurre dinamiche inedite all’insegna della multimedialità. Titoli soprattutto americani, ma anche il nipponico The Portopia serial murder case (Enix) con cui Yuji Horii nel 1983 su computer, tre anni prima di dare origine al leggendario Dragon quest, e nel 1985 su Nes imbastiva nel Giappone contemporaneo l’indagine su un delitto, firmando quella che viene considerata un’antesignana delle visual novel, sorta di romanzi digitali tutti da leggere tra anime, manga e videogame dove l’intervento del giocatore è limitato, ponendo l’accento appunto sullo storytelling, la personalità dei protagonisti, i dialoghi. 

Un genere tipico del Paese del Sol Levante al quale Sakamoto, sollecitato da Gunpei Yokoi (indimenticabile architetto di pietre miliari dellepopea Nintendo), ha presto contribuito con il soggetto del dittico Famicom detective club, assurto immediatamente a cult, sotto la direzione di Satoru Okada. Mai giunti prima in occidente, adesso i due gialli, The missing heir(1988) e il prequelThe girl who stands behind(1989), sono finalmente arrivati da noi, grazie a remake molto curati che rappresentano un altro spartiacque per il filone, a livello anche dellimpegno produttivo messo in campo per loperazione da Nintendo per attualizzare, con i sapienti mezzi tecnici di oggi, lintero fenomeno. Ragioni per cui un po tutti i fan, pure chi desiderasse accostarsi in generale alle visual novel, dovrebbe considerare la nuova raccolta per Switch di Famicom detective club la prima opzione a disposizione.

I due titoli vengono riproposti ora in un unico pacchetto. Si può indifferentemente rispettare lordine delle uscite originarie per Famicom disk system o invertirlo, cominciando da The girl who stands behind, dove si comprende meglio perché il giovane protagonista - un orfano alla ricerca dei genitori - si sia messo a collaborare con lagenzia investigativa Utsugi. Nella prima indagine il mistero si annida tra i corridoi di una scuola. Una studentessa viene assassinata e si scopre che a sua volta era interessata a capire cosa ci fosse di vero in una cupa leggenda, secondo la quale nelledificio si aggira, sotto mentite spoglie, il fantasma di una ragazza assetata di vendetta. Ad aiutare lassistente detective è anche Ayumi Tachibana, unamica della vittima che ritroviamo tre anni dopo in The missing heir arruolata nellagenzia Utsugi. Lì il protagonista si risveglia privo di memoria, che riacquista a poco a poco, per mettere insieme le tessere di un puzzle dove di nuovo i morti di oggi sembrano legati a oscure maledizioni, risalenti indietro nel tempo fino al periodo Sengoku, con lascesa degli shogun al potere. La defunta del titolo era alla guida del clan Ayashiro, sul quale nel villaggio aleggiano strane voci a proposito di spettri, disposti a uccidere pur di difendere il tesoro del casato.

 

I riferimenti al folclore si intrecciano profondamente nella trama dei Famicom detective club, nei quali Sakamoto rende dichiaratamente omaggio anche al cinema del terrore di Dario Argento e, in particolare, alle atmosfere di un film molto amato come Profondo rosso. Nella visual novel riecheggiano inoltre le pagine del maestro del poliziesco giapponese Seishi Yokomizo, il cui romanzo sulla famiglia Inugami, del 1951, ruota attorno alla scia di sangue scatenata da un facoltoso testamento conteso tra gli eredi. Un libro trasposto ben due volte sul grande schermo da Kon Ichikawa, nel 1976 e ancora nel 2006, rimasto lultimo lungometraggio del regista. Lingrediente cinematografico ricorre anche in Famicom detective club: The missing heir & Famicom detective club: The girl who stands behind - presentati su Nintendo switch con audio in giapponese e testi in inglese - dove la suspence degli intrighi fatali viene sottolineata dalla colonna sonora di Kenji Yamamoto e Chip Tanaka, ancora sulle orme del maestro italiano del brivido, la cui lezione è stata assimilata e rielaborata dallaltra parte del mondo in queste due intriganti inchieste condotte da un adolescente che si muovono sul confine tra reale e paranormale.

 

© Riproduzione riservata

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