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Indie planet. Da Blade runner a Star trek, i cult continuano a ispirare

di Riccardo Anselmi

20 Ottobre 2020,04:53

BARTLOW’S DREAD MACHINE (Beep games, per Pc e Xbox) 

Un omaggio raffinatissimo alla storia dei videogame, che si intreccia con quella degli Stati Uniti d’America, in una sorta di mockumentary alla Blair witch project che racconta gli albori degli arcade, attraverso quello che nel gioco viene identificato come il primo coin-op della storia: la fantasmagorica macchina del signor Bartlow, un cabinato meccanico pieno di ingranaggi che reimmagina in tutto e per tutto il digital entertainment, come se fosse nato oltreoceano in un contesto analogico a inizio Novecento. Beep games, già dietro al cult Voodoo Vince, e Tribetoy, lo studio di Bow to blood, hanno riprodotto il sogno di Bartlow's dread machine nei minimi dettagli, in modo che il teatrino di leve, guide e marionette sullo schermo funzioni davvero assecondando le affascinanti logiche della sua tecnologia rétro, nella cui ucronia vintage si rispecchiano tanto i beat 'em up dell’età dell’oro esplosi a cavallo tra gli ‘80 e ‘90 coi Double dragon, quanto la corrente recente dei twin-stick shooter. Man mano che scorrono i livelli si rimane sempre più a bocca aperta di fronte alle straordinarie invenzioni di Bartlow's dread machine, che riscrive in tema l’intero filone, mettendo in scena, col gusto dell’epoca e il taglio della parodia che abbraccia un secolo di cultura americana, il rapimento del presidente Roosevelt. 


PAPER BEAST: FOLDED EDITION (Pixel reef, per Pc) 

Quello di Éric Chahi è uno dei nomi storici dei videogame. In attività già dai primi anni ‘80, l’autore francese non ha smesso di essere acclamato per le sue opere più visionarie, in particolare l’avventura fantascientifica Another world del 1991 con la quale i cinematic platformer, genere reso famoso dall’originale Prince of Persia di Jordan Mechner, vengono elevati a una forma d’arte simile oltralpe alla tradizione della bande dessinée. Purtroppo il digital entertainment ama le sue celebrità fino a un certo punto. Chahi, come altri veterani, è però ancora in sella da protagonista grazie allo studio indipendente Pixel reef che ha fondato a Montpellier, il cui affascinante titolo d’esordio, Paper beast, concepito attorno alla realtà virtuale, è appena uscito per Pc su Steam anche in un nuovo adattamento per chi non utilizza i visori. Si chiama Paper beast - Folded edition e ha richiesto una revisione completa del metodo di controllo, passato dai sensori di movimento a contemplare adesso joypad, mouse e tastiera, per immergersi nel suo emozionante viaggio tra le meraviglie di un ecosistema intelligente in divenire, dove la vita digitale con la quale interagire, in un paesaggio disegnato con i colori di un quadro surrealista, ha le sembianze di curiosi animali che ricordano gli origami. 


CLOUDPUNK (Merge, per Pc e console) 

Oggi la pixel art, con il suo richiamo agli albori dei videogame, quando bastavano pochi quadretti colorati per lasciare immaginare un intero mondo digitale, è sempre più una scelta artistica che non semplicemente un’esigenza tecnologica, al punto che quella di Cloudpunk riesce a mettere in crisi persino le console più potenti, come Xbox one x. Cloudpunk è un racconto multimediale di fantascienza che immerge nelle atmosfere di pellicole cult come Blade runner, in un anno tutto rivolto al grande ritorno del genere, per mano dell’ormai imminente Cyberpunk 2077, il nuovo kolossal dello studio polacco di The witcher. Anche Cloudpunk nasce in Europa, a Berlino, dove ha sede il piccolo team di Ion lands, che ha costruito la sua narrazione interattiva tra i notturni di una futuristica megalopoli incessantemente colpita dalla pioggia. Sfiorando i grattacieli, alla guida di un’auto volante, avvolti nelle luci delle insegne al neon, nei panni di un corriere chiamato a trasportare ogni tipologia di merce senza fare troppe domande si va a comporre, viaggio dopo viaggio, consegna dopo consegna, un vivido affresco cyberpunk in cui la propria storia si intreccia a quelle, spesso disperate, degli altri. 


PARTISAN 1941 (Daedalic, per Pc) 

Pur con le debite proporzioni, l’editore tedesco Daedalic ha fatto per i tattici in tempo reale un po’ quello che è riuscito a Take-Two con i tattici a turni, quando ha rilanciato il genere attraverso un nuovo Xcom nel solco dei vecchi episodi. Nel caso dei tattici in tempo reale, alla Commandos dei Pyro per intendersi, il revival è stato promosso in primis da Shadow tactics: Blades of the shogun, che sotto l’egida di Daedalic ha messo in luce il talento di Mimimi, più di recente all’opera su Desperados III al fianco di Thq nordic. Un percorso che prosegue adesso con Partisan 1941 dei moscoviti Alter games dove si torna all’ambientazione cult della Seconda guerra mondiale, dietro le linee nemiche, come recitava già Commandos, stavolta nei panni dei partigiani sovietici impegnati sul fronte orientale a resistere all’avanzata dell’esercito di Hitler. Ci sono da un lato l’attenzione per un contesto storico particolarmente vicino agli autori, dall’altro l’idea di rinfrescare il filone andando oltre l’impostazione classica, non limitandosi all’azione furtiva, ma aprendo agli scontri a fuoco, con venature tra Xcom e Company of heroes, e aggiungendo alla fase tattica la gestione del proprio avamposto. 


THE DUNGEON OF NAHEULBEUK (Dear villagers, per Pc e Mac) 

Una parodia che riprende personaggi e temi canonici dei giochi di ruolo fantasy, in un divertente ribaltamento dei ruoli e delle caratteristiche dei tipi più comuni. In The dungeon of Naheulbeuk: The amulet of chaos ci sono infatti il ranger, l’elfo, il nano, il mago, l’orco e il ladro, che formano una compagnia per andare insieme alla ricerca di un misterioso manufatto, ma le loro peripezie assumono un tono più comico che epico e non sempre chi dovrebbe essere senza macchia e senza paura si rileva tale, nel rispetto dello spirito dissacrante del genere che in Francia ha decretato il successo dell’universo creato da John Lang, scrittore e compositore. Inizialmente nato come una serie radiofonica, The dungeon of Naheulbeuk prima di diventare un videogame (sviluppato da Artefact studios quale storia originale) è stato adattato in fumetti e romanzi. La colonna sonora del gioco, opera della Naheulband, gruppo musicale capitanato dallo stesso Lang, asseconda le mirabolanti avventure di questi strampalati antieroi, chiamati a sostenersi reciprocamente contro una quantità enorme di nemici, inoltrandosi nel gigantesco labirinto che conduce alla sontuosa dimora del malvagio Zangdar seguendo le regole di un tattico a turni che ricorda un po’ una versione fantasy di Xcom. 


SPACE CREW (Curve digital, per computer e console) 

Appassionati di videogame e di fantascienza condividono in maniera naturale molti interessi, ruotando l’uno e l’altro mondo attorno alla tecnologia. L’ultima frontiera, tornata a spopolare anche tra gli indie, è lo spazio, a cominciare dal cult Ftl: Faster than light, che ha segnato un po’ lo scorso decennio in ambito roguelite, fino al più recente Among us, il fenomeno online di questi mesi. Ora si inserisce nel filone Space crew, del dinamico duo inglese Runner duck, già dietro l’originale hit Bomber crew, del quale la nuova fatica rappresenta un’evoluzione in chiave interstellare, di fronte a un’invasione aliena, mantenendo comunque intatta la prospettiva della microgestione. Stavolta si tratta infatti di governare le postazioni non più di un bombardiere durante la Seconda guerra mondiale, ma di un’astronave sulla falsariga di Star trek. I riferimenti ai classici abbondano, anche se manca qualsivoglia licenza ufficiale, che alla fine è una marcia in più per il progetto, che ha lo sguardo sentimentale della parodia dei bei tempi andati. Nell’infuriare delle battaglie, controllare per filo e per segno ogni azione del capitano e degli ufficiali, che corrono di qua e di là tra un colpo di cannone e un incendio da spegnere, dà vita a una sequela di siparietti comici. 


THE SURVIVALISTS (Team17, per computer e console) 

Uno per tutti, tutti per uno: potrebbero prendere in prestito dai moschettieri di Dumas il loro motto anche i novelli Robison Crusoe di The survivalists, il colorato sandbox ambientato nello stesso universo di The escapists, ma stavolta il contesto è un arcipelago dove, unendo le forze per aiutarsi reciprocamente, i giocatori (fino a un massimo di quattro) devono provare a sopravvivere. Un po’ come nella serie tv Lost, la scelta rimane quella: Live together, die alone; si vive insieme, si muore soli. In The survivalists a offrire una mano possono essere anche le scimmie delle isole, che si può provare ad addestrare affidando loro una serie di incarichi manuali, tipo cucinare. Occorre poi sbizzarrire la propria inventiva per costruire utensili e i ripari per la notte. Si susseguono infatti le ore del giorno, modificando le condizioni e le azioni richieste ai naufraghi, spinti a esplorare l’ambiente circostante per scovare risorse, incappando in luoghi misteriosi e pericoli nascosti, da affrontare anche con il supporto di quei primati cui si è insegnato a combattere. La vita dei superstiti può insomma essere irta di incognite e da reinventarsi da zero, ma anche trascorrere relativamente tranquilla, su spiagge da sogno, aperti agli imprevisti che, collaborando gli uni con gli altri, si impara man mano a fronteggiare. 


DEMOCRACY 4 (Positech, per Pc) 

Uscito in accesso anticipato, con al lancio la possibilità di prendere nelle proprie mani il governo degli Stati uniti, del Regno unito, della Germania, del Canada o della Francia, mentre l’Australia e l’Italia sono annunciati quali prossimi Paesi che andranno ad aggiungersi, Democracy 4 immerge nella complessità della politica attuale. Al solito, si impersona un primo ministro o un presidente che deve esercitare il proprio ruolo sulla base del mandato elettorale, cercando comunque di venire anche incontro alle domande della popolazione per ottenere nelle urne la percentuale di gradimento necessaria per tornare in carica. Se la simulazione, creata da Cliff Harris, il fondatore della software house indipendente Positech, si muove nel solco dei precedenti titoli della fortunata serie, in questo quarto capitolo ha però compiuto significativi aggiornamenti, che danno conto di quanto il mondo sia rapidamente mutato nel giro di pochi anni. Adesso si parla comunemente di fake news, le telecamere sono diventate elementi quasi connaturati al paesaggio urbano, così come i droni hanno cominciato a sorvolare le città e il tema della sorveglianza di massa sembra essere trasmigrato dalle pagine della fantascienza alla realtà. Sta al potente di turno stabilire i limiti da non oltrepassare affinché da una democrazia non si travalichi in un sistema più o meno velatamente autoritario. Le decisioni prese coinvolgono ogni aspetto della vita del Paese, a cominciare dall’economia, che può spaziare tra mille sfumature, dal socialismo più rigido al capitalismo più sfrenato. 


BPM: BULLETS PER MINUTE (Awe Interactive, per Pc) 

Bpm è uno sparatutto viscerale che riscrive le regole dei first person shooter ispirandosi a un manifesto che è già contenuto nel titolo: Bpm, inteso come acronimo di Bullets per minute, ma anche come riferimento agli originali bpm, cioè i battiti al minuto o beats per minute che servono a dare il tempo nella musica. Nel gioco di Awe Interactive, piccola software house fondata a Derby appena l’anno scorso da David Jones, ogni azione deve essere scandita col giusto ritmo, dai colpi alla ricarica delle armi, che diventano gli strumenti con cui prendono vita battaglie roguelite dal carattere old school - immerse in un’iconografia heavy metal che non manca di citare la mitologia norrena - nelle quali trovano una nuova espressione quelle partiture rock che, dagli albori di Doom, hanno tradizionalmente accompagnato il genere. La formula di Bpm mischia magistralmente queste due anime, shooter anni ‘90 e rhythm game, che trovano l’una la ragione nell’altra, enfatizzando l’abilità del giocatore nell’interpretare di volta in volte la sfida, in un crescendo sempre più veloce, brutale, frenetico. 

ALPACA BALL: ALLSTARS (Badland, per Pc e Switch) 

Dopo i cammelli mutanti di Jeff Minter e i fenomeni più recenti, dalle capre di Goat simulator alle oche di Untitled goose game, è il turno dell’alpaca, protagonista di un nuovo gioco tormentone. L’animale simbolo dell’altopiano andino è stato scelto per la sua simpatia innata come alternativa ai classici calciatori in un coloratissimo titolo fuori dai soliti schemi, a metà tra esports e party game. Alpaca ball allstars mette in scena caotiche sfide a pallone tutte da ridere che ruotano attorno a una fisica super deformed, accompagnata da un sistema di controllo a tratti ingovernabile dove la sfera si colpisce essenzialmente di testa attraverso ampi movimenti del collo, dando vita a situazioni assurde spesso esilaranti, che nell’ottica dei buffi quadrupedi richiamano comunque le dinamiche di una vera partita a calcio. Anche se i riferimenti puntano al Perù, il videogame pubblicato dall’etichetta spagnola Badland porta la firma di Salt Castle, uno studio di Salisburgo, in Austria. Al di là dello humour, non si tratta di un’operazione fine a se stessa: il gioco c’è, è gustosissimo e non mancano modalità né soluzioni interessanti, come su Pc il multiplayer online con una sola copia via Steam remote play. 


CROWN TRICK (Team17, per Switch e Pc) 

Un roguelike che guarda al passato per infondere nuova linfa al genere. Next studios, che all’interno del colosso cinese Tencent si dedica allo sviluppo di titoli originali, ad alto tasso di creatività, ha raccolto uno zoccolo duro di appassionati di questa particolare branca dei giochi di ruolo che in Crown trick sono riusciti a rivisitare sistemi di combattimento e dispiegamento delle mappe già visti all’opera nei loro titoli preferiti, realizzando combinazioni tali da soddisfare anche i neofiti, spesso intimoriti dalla tipica difficoltà degli rpg con labirinti generati casualmente. Punto di partenza è stato risalire alle radici, fino agli anni ’90 del giapponese Fuurai no Shiren, che sperimentava una modalità a turni in sincrono, dove i nemici si muovevano o si fermavano se lo stesso protagonista decideva di compiere quelle azioni. Un approccio adattato in chiave musicale da Crypt of the necrodancer qualche tempo fa. Adesso lo si ritrova in Crown trick, nell’impresa della piccola Elle, simpatica eroina che da sola sfida dungeon da incubo, intrappolata nella gabbia di un sonno senza pace popolato da una galleria di mostri in gran spolvero, tra carpe dorate, draghi sinuosi e zucche di Halloween. A farle da spalla, ossia da consigliere chissà quanto fidato, è la corona del titolo. Non sono solo le armi a fare di volta in volta la differenza, ma si possono combinare efficacemente gli elementi presenti nel dungeon, oltre a imparare abilità dai mostri sconfitti. Il tutto raccontato con una grafica da cartoon, dove i tormentati sogni di Ella diventano tessere di una scacchiera carica di colori e di emozioni. 


TERROR SQUID (Apt, per Pc, Mac e Switch) 

Il direttore creativo Syver Lauritzsen, artista multimediale, illustratore e designer, una delle cui installazioni high-tech accoglie i visitatori del Faerder national park centre, appare decisamente fiero di poter considerare Terror squid, il progetto che lo ha impegnato nell’ultimo anno, a tutti gli effetti il primo titolo arcade realizzato in Norvegia. Oltre alle versioni scaricabili, Terror squid esiste infatti a Oslo anche nella forma di un vero e proprio cabinato da sala giochi, come funzionava una volta per questa tipologia di videogame, incentrati sulla ricerca del punteggio più alto. Tecnicamente si tratta di un bullet hell, riconcepito però attorno a un grosso colpo di scena: l’inferno di proiettili da evitare il più a lungo possibile scaturisce direttamente dal giocatore, in un moto perpetuo nel quale si incastrano riflessi e strategia. Ogni proiettile ha precise caratteristiche, modificando ampiamente gli approcci da seguire, mentre le geometrie ruotano su una sfera, che in una tempesta di colori e sonorità elettroniche, attraverso la grafica vettoriale cita le avanguardie del passato del digital entertainment. 


RE:TURN - ONE WAY TRIP (Green man gaming, per Pc e console) 

Cinque adolescenti, un campeggio attorno al fuoco e una notte destinata a cambiare per sempre il destino di quei ragazzi spensierati. La protagonista Saki si risveglia infatti senza più i suoi amici. Comincia a cercarli e si imbatte in uno strano treno abbandonato, inizio di un’avventura che si snoda avanti e indietro nel tempo per trovare magari nel passato la chiave per risolvere un enigma nel presente. Il gioco, sviluppato da Red ego, attinge infatti all’immaginario dei film horror giapponesi, da Ring a The grudge e Pulse, con le loro storie di oscure maledizioni e fantasmi assetati di vendetta. La grafica 2d a scorrimento orizzontale in pixel art rimarca, con le sue inquietanti atmosfere rétro, il senso di nostalgia per una stagione perduta, ma sono soprattutto le musiche e i suoni a scandire l’angosciante il viaggio di Saki in un buio specchio di dilemmi interiori. C’è insomma tanto da scoprire dietro l’apparente semplicità di una fiaba cupa, che rilegge il folclore del Paese del sol levante trasferendone i temi in una trama dove niente è ciò che sembra e a contare sono anche i sentimenti che legano, al di qua e al di là del mondo reale, i personaggi. 

THE UNCERTAIN: LIGHT AT THE END (Meta publishing, per Pc) 

L’universo è ancora quello del precedente capitolo, The uncertain: Last quiet day, sviluppato nel 2016 dall’allora software house Comon games. Adesso, come studio New game order, ha firmato il secondo episodio, The uncertain: Light at the end, di una prevista trilogia post-apocalittica ambientata in una Terra del futuro dominata dai robot. In che modo le creature meccaniche siano riuscite a prendere il sopravvento sull’uomo, in un drammatico ribaltamento dei ruoli, è uno dei misteri che aleggia anche su Light at the end, dove si incontrano nuovi personaggi e vengono forniti gli elementi necessari per orientarsi pure a chi non avesse giocato la precedente avventura dalla verve cinematografica, lasciando comunque aperti vari interrogativi destinati forse a sciogliersi nella terza parte della saga. Ma ciò che caratterizza The uncertain è soprattutto l’atmosfera, in un clima di costante pericolo e incertezza, con i destini sospesi degli uomini catturati dai robot per portarli verso una meta ignota e la quotidianità precaria dei pochi sopravvissuti che cercano una risposta ai tanti perché, in un thriller sci-fi interattivo nel cui intreccio si inseriscono le scelte del protagonista. 


CRAFTLANDS WORKSHOPPE (Excalibur, per Pc) 

La grafica ricorda l’aspetto di una graziosa cittadina giocattolo, dal sapore magico dell’infanzia immersa come è tra le nuvole, ma le dinamiche che muovono la vita nella piccola comunità sono quelle di un’economia capitalista dove conta ottenere il profitto. Uscito con la formula dell’accesso anticipato, il gioco dello sviluppatore lituano Arvydas Zemaitis, già autore dei videogame di management commerciale Shoppe keep e Shoppe keep 2, simula l’attività di un un alchimista, un fabbro o un cuoco, chiamato all’improvviso a subentrare al titolare svanito nel nulla, con il laboratorio-bottega da organizzare da capo. Ci sono i permessi da ottenere, il locale da pulire e sistemare, le materie prime da recuperare per poi mettersi al lavoro per soddisfare i clienti e cercare di far prosperare la produzione artigianale, puntando anche sul volano di campagne pubblicitarie, sull’ottimizzazione della catena delle consegne e sull’aiuto di eventuali apprendisti per far fronte all’aumento delle commesse. Se tutti questi aspetti assomigliano molto a ciò che accade nella realtà, nel mondo di Craflands workshoppe c’è anche una dimensione nascosta da scoprire, andando alla ricerca di indizi nelle altre isole. 

 

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