×
×
☰ MENU

Made in Japan. L’occidente di Square e i suoi supereroi dal volto umano

Made in Japan. L’occidente di Square e i suoi supereroi dal volto umano

di Riccardo Anselmi 

20 Settembre 2021,07:24

Anche per la casa giapponese di Final Fantasy e dell’ancora più nipponico Dragon Quest l’essere una major presuppone uno sguardo sempre più globale al digital entertainment. Così oggi proprio Square Enix non solo ha prodotto l’ultima spettacolare trilogia di Tomb Raider, un classico inglese degli anni ‘90 reinventato per le nuove generazioni, ma è tra i grandi protagonisti del revival supereroico, che dai cinecomics ha invaso i videogame. Al centro dell’operazione si staglia un titolo come Marvel’s Avengers, maxi progetto in divenire portato avanti da Crystal Dynamics, lo studio californiano che ha già riscritto la saga di Tomb Raider. Di aggiornamento in aggiornamento, promette di imbastire un suo complesso universo seriale, sulla falsariga di ciò che accade nei fumetti. Intanto anche la storia si evolve e vengono man mano introdotti nello scenario altri personaggi, come con l’arco dedicato adesso a Black Panther, che segue l’ingresso nel cast di Hawkeye, alias Kate Bishop. 

Se Marvel’s Avengers punta molto sulla componente online e strizza l’occhio a fenomeni come Fortnite, a fine ottobre sarà la volta invece di un’esperienza singleplayer più classica che vanta parecchie frecce nell’arco per accendere l’entusiasmo dei fan: Marvel's Guardians of the Galaxy. Un po’ perché anche al cinema i Guardiani della galassia sono forse gli eroi Marvel che hanno fatto più furore, grazie all’esuberante trasposizione del regista James Gunn dalla carta al grande schermo. Ma soprattutto perché a occuparsi del videogame per conto di Square Enix è la stessa Eidos-Montréal dietro la resurrezione di Deus Ex che proprio con la fantascienza ha dimostrato una spiccata verve autoriale. In un titolo come Marvel's Guardians of the Galaxy in cui tra le dinamiche sembra si inseriranno le diversità caratteriali che animano la squadra guidata da Star-Lord, donando alla narrazione una peculiare giocabilità, l’attesa non può che essere anche sulla rilettura del mito che offrirà un’autrice come Mary DeMarle, la sceneggiatrice di Human Revolution e Mankind Divided, scrittrice appassionata e una delle migliori penne del digital entertainment. 

Non ci sono però appena le celebrità della Marvel nell’itinerario col sapore dei comics intrapreso da Square Enix in occidente. Anche una saga come Life is Strange parla in un certo senso di supereroi, ma attraverso il volto umano di adolescenti per i quali quelli che appaiono come straordinari poteri possono presto trasformarsi in problemi nella vita di tutti i giorni, con il loro carico di grandi e piccole responsabilità che si riflettono in un tipo di racconto interattivo dove ogni scelta si traduce in una cascata di conseguenze. Iniziata dai francesi Dontnod, che ne hanno firmato le prime due stagioni sul modello delle produzioni tv, Life is Strange è tornata ora con un spin-off americano, Life is Strange: True Colors, che rappresenta probabilmente l’apice dell’intera serie, sorta di odierno romanzo generazionale di stampo multimediale. Parte della magia del titolo nasce magari anche, come insegna una vecchia massima, dall’aver ambientato l’episodio tra i colori di casa, in una fittizia cittadina del Colorado, dove ha sede Deck Nine, team che, prima di guadagnarsi appieno le luci della ribalta con True Colors, si è fatto le ossa con il prequel Life is Strange: Before the Storm. 

L’eccezionalità di Life is Strange: True Colors sta proprio nella normalità della sua dimensione umana. Nello spostare l’obiettivo su un’interiorità nascosta ricca di emozioni. La stessa protagonista, Alex, deve venire a patti con i risvolti di un potere che le permette di entrare in una relazione profonda con i pensieri di chi le sta intorno. Una condizione difficile da padroneggiare che la tormenta fin dall’infanzia, trascorsa a spostarsi da una casa famiglia all’altra. Quando finalmente riesce a riabbracciare il fratello perduto, la pace dura un attimo prima di precipitare di nuovo in una spirale. Sono gli alti e bassi della vita, un’altalena di gioie e dolori che nella storia di Alex rimbalzano tra luci e ombre di una piccola comunità nel cuore degli States, risvegliatasi al centro di interessi più grandi. 

Il messaggio di Life is Strange: True Colors è che, nonostante tutto, la vita va avanti e bisogna cercare, con quel che si ha, di trovare comunque un proprio equilibrio. Che passa anche e soprattutto dalla riscoperta della profondità delle relazioni umane, quasi un manifesto post pandemia. Tanto nei suoi momenti felici, quanto in quelli più tristi, True Colors imbastisce un toccante viaggio introspettivo capace di farsi sentire vicino a ciascuno di noi. Con un’anima indie che ai blockbuster preferisce decisamente le atmosfere d’essai dei film sulla gioventù del Sundance. 


 

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI