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Made in Japan. Shin megami tensei V: anche Switch ha i suoi demoni

Made in Japan. Shin megami tensei V: anche Switch ha i suoi demoni

di Riccardo Anselmi 

21 Novembre 2021,08:07

I presagi che qualcosa stia per succedere, ci sono un po’ tutti: l’apparenza della quotidiana normalità dell’uscita da scuola, un giorno come tanti, in un’atmosfera però resa inquietante dagli strani fatti che stanno accadendo in città. Siamo a Tokyo, ma per il giovane protagonista di Shin Megami Tensei V presto niente sarà più come prima. Dopo una specie di terremoto, si risveglia in una versione da incubo della capitale giapponese, devastata, invasa dalla sabbia come fosse un deserto, ma soprattutto popolata di angeli e demoni in quella che si rivela essere una lotta spietata tra il bene e il male, la luce e le tenebre. Anche il nuovo titolo della storica saga sviluppata da Atlus si ispira liberamente a simbologie religiose (cristianesimo compreso) e temi filosofici, magia ed esoterismo, miti e leggende, in una rilettura affine a un anime, sincretica e pop, che dal 1987, con l’uscita di Digital devil story: Megami Tensei, tratto dai libri di fantascienza di Aya Nishitani, ha alimentato un fenomeno crossmediale (e di merchandising, fino al sakè griffato), con tanto di spin-off, Persona, lanciato nel 1996 su Playstation e arricchitosi da allora di ulteriori capitoli e adattamenti. Se al suo debutto lo spin-off aveva potuto contare sulla fama di Megami Tensei, adesso i ruoli risultano quasi invertiti, essendo in occidente diventata ben più nota proprio Persona, che si svolge in prevalenza sullo sfondo della routine scolastica in un istituto superiore, tra adolescenti alla ricerca, nell’età di passaggio dall’infanzia alla maturità, del loro sé più autentico e che duellano con i mostri utilizzando le persona, ossia manifestazioni in cui si incarnano la psiche e il subconscio di un individuo. È uno studente anche il protagonista di Shin Megami Tensei V, che prosegue in grande stile la serie principale. Nel gioco, pubblicato direttamente da Nintendo in esclusiva per la console Switch, ci si muove all’interno di una Tokyo post-apocalittica, in una deformazione del reale, dove ogni certezza pare disintegrarsi. Per fronteggiare i pericoli della dimensione occulta le forze di un ragazzino non bastano. In suo aiuto giunge un essere ultraterreno, con il quale si determina una sorta di fusione, dalla quale nasce un’entità più potente, Nahobino, le cui azioni determineranno il proseguo della narrazione e soprattutto il suo epilogo, che può configurarsi secondo alternative diverse. Dai precedenti capitoli Shin Megami Tensei V recupera alcune modalità peculiari di interagire con i nemici, contro i quali si può combattere oppure, come già sperimentato nel terzo Shin Megami Tensei (Lucifer’s call), dialogare per venire a patti e cementare alleanze, eventualmente anche amalgamando i demoni tra loro per dar vita a una creatura più formidabile. Negli scenari, maggiormente aperti che in passato, si aggirano oltre duecento demoni, tra esordi assoluti e ritorni, che trasferiscono in immagini il lato oscuro del folclore nipponico e non solo, attraverso reinterpretazioni sempre originali. Così la dea madre Nuwa, raffigurata in Cina con la testa di donna e il corpo di un serpente, si presenta al giocatore a figura intera femminile, con il rettile citato negli ornamenti tra i capelli e nella decorazione del tessuto dell’abito tradizionale. È invece letteralmente divisa in due la terribile Manananggal, dotata di ali simili a quelle di un pipistrello e di una lunghissima lingua con la quale la notte si nutre - secondo una lugubre leggenda delle Filippine - dei feti ancora nel grembo materno. In Shin Megami Tensei V il character design Masayuki Doi ne ha accentuato le caratteristiche di sensualità e di orrore, con tratti che virano verso il grottesco. Sembra una bambola di paglia, con indosso il costume tipico nipponico, la dea Kaya-no-Hime, protettrice dei campi, qui pensata come una principessa un po’ ingenua e pasticciona, sulla falsariga dei personaggi incaricati di introdurre accenti comici nei drammi a teatro. Il coraggioso Hayataro, le cui gesta, a guardia del tempio Kozen-ji a Komagane nella prefettura di Nagano, sono tramandate in molti racconti, è dipinto come un cane bianco dal muso affilato di un lupo e incorniciato da pelo nero con striature rosse, colori associati, nel folclore del Sol levante, ai demoni, mentre il disegno geometrico sulle zampe, in un’ulteriore allusione al contesto della vicenda, cita la forma a zig-zag dei talismani di carta, detti shide, usati nei rituali scintoisti per tenere lontano il maligno. Numerosi i riferimenti anche alle mitologie greca e norrena, con qualche incursione pure tra i Celti, con la dea Danu e l’eroe cacciatore-guerriero Fionn mac Cumhaill. Non mancano personaggi storici, come il celeberrimo samurai Yoshitsune, il generale che guidò il clan Minamoto alla vittoria in tante battaglie durante la guerra Genpei, e il ricco possidente di provincia Masakado, a capo della prima ribellione, di cui si abbia traccia, contro il governo centrale di Kyoto, in pieno periodo Heian. Proprio la straordinaria galleria di creature che si incontra anche in Shin Megami Tensei V contribuisce da sempre al fascino della longeva serie di Atlus, che invita alla scoperta delle origini di un eterogeneo pantheon, comprese le diverse personalità (da conoscere per riuscire a intavolare fruttuose trattative), ma in una declinazione estetica prettamente nipponica e contemporanea. In fondo non siamo poi così distanti dalla passione collezionistica dei mostricciattoli che sta alla base del successo planetario dei Pokémon, un altro punto fermo del catalogo Nintendo. Più a ritroso, il fenomeno può ricordare quanto nel periodo Edo fossero già apprezzate le illustrazioni degli Yokai, gli spiritelli più o meno dispettosi e vendicativi immortalati dagli artisti ispirandosi ad antichi racconti o reinventati dalla fantasia del maestro Toriyama Sekien.

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