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Made in Japan. The Caligula Effect 2: il metaverso tra nuovi idoli e prigioni dorate

di Riccardo Anselmi

07 Novembre 2021,08:48

Chissà mai perché, mentre i big dell’high-tech lanciano come miraggi presto a portata di mano le magnifiche sorti e progressive di universi digitali nei quali sarà meraviglioso immergersi vivendo lì un’allettante esistenza parallela, la fantascienza di Matrix ma non solo ha verso l’argomento un atteggiamento più diffidente. A pronunciare un deciso Vade retro di fronte alla prospettiva anche il videogame The Caligula Effect (2016), ribadito ora in The Caligula Effect 2 dove ci si addentra ancor di più nelle pieghe del rapporto tra le scintillanti, promettenti frontiere della realtà virtuale e della realtà aumentata rispetto alla quotidianità imperfetta che sperimentiamo ogni giorno. La fuga dentro paradisi artificiali sembrerebbe del resto vecchia come l’uomo, cantata persino nell’Odissea con l’approdo di Ulisse nell’isola dei Lotofagi, dove l’astuto navigatore non si lasciava però ingannare e prendeva subito il largo imbarcando a forza i compagni, maggiormente inclini a farsi abbindolare. Rispetto alla semplicità di quei dolci frutti dotati del potere di far perdere la memoria, in The Caligula Effect 2 la situazione è più sofisticata, grazie appunto ai prodigi della tecnologia. Apparentemente a fin di bene, per evitare che rimangano schiacciate dal peso del rimorso, certe persone vengono condotte in un fantastico mondo modellato da idol, fenomeno tipicamente giapponese di giovanissime celebrità che cantano, recitano e ballano alimentando tra i fan una specie di culto cui non sono estranee abili strategie di merchandising per la vendita di prodotti. Gli idol nel caso di The Caligula Effect 2 sono virtuali, così come non è assolutamente reale ciò che avvolge gli ignari abitanti della splendida Redo, cullati dalla musica di novelle sirene. Alcuni però cominciano ad averne consapevolezza, decidendo di unire le forze nel Go-Home Club per riconquistare la libertà. 

Non tutti vogliono comunque abbandonare l’incanto di Redo, dove indipendentemente dall’età anagrafica i personaggi sono tornati ai tempi della scuola superiore, vista come un momento in cui si potevano ancora accarezzare sogni e immaginare futuri che non si sono poi concretizzati. Un’ambientazione che ricorda un’altra famosa serie di giochi di ruolo di stampo nipponico, Persona, alla quale ha lavorato Tadashi Satomi, sceneggiatore adesso di The Caligula Effect e del suo sequel, sviluppato da Furyu e pubblicato da Nis America per Playstation e Switch, sotto la direzione del produttore Takuya Yamanaka. Quest’ultimo, quando era uno studente universitario, era rimasto colpito dall’ascesa di Hatsune Miku, la diva che, al suo debutto nell’estate del 2007, fece impazzire il Giappone. O meglio, si trattava di un software che forniva campionamenti della voce di Fujita Saki, doppiatrice di anime, provvedendo a sintetizzarne il canto sulla base di motivi scelti dall’utente, eventualmente con l’aggiunta di una base, anche orchestrale. La fittizia artista sedicenne Hatsune Miku veniva così a esibirsi su un copione prestabilito dai fan, che poteva realizzare anche clip da condividere online, nella vivacissima community raccolta attorno al sito di video-sharing Nico Nico Douga. Anche se Miku non esisteva davvero, era nata una stella, la prima virtual idol di successo. 

Presto altri Vocaloid, sulla scia di Hatsune Miku, affollarono i palcoscenici, dando origine a uno specifico genere musicale, la cui tecnologia risaliva almeno agli anni Novanta, ma che solo con l’irrompere di una cantante digitale, dal corpo disegnato - in piena sintonia con la voce - come il personaggio femminile bishojo (“bella ragazza”) di un anime o di un manga, era riuscita a far breccia nel pubblico nipponico. L’operazione vincente di Miku aveva puntato a unire insieme le frontiere dell’informatica e il moe, ossia l’attrazione per i protagonisti delle storie di fumetti, cartoni animati e videogiochi coltivata nella subcultura otaku. Lo stesso humus cui appartengono le bambole virtuali che governano il mondo di The Caligula Effect 2 e l’eccentrica band Vocaloid degli Obbligato Musicians che ne mantiene l’ordine, obnubilando dolcemente le menti degli abitanti di Redo, ma scontrandosi duramente con chi si ribella al sistema. Gli eroi di The Caligula Effect 2 non sono chiamati a salvare la Terra come in molti jrpg, eppure la loro missione risulta altrettanto importante, perché l’io cullato nelle magie artificiali - che possono assumere forme di evasione da una situazione opprimente o proiettare un sé diverso e migliore quanto inesistente - rischia di perdersi fino ad annullarsi. Similmente proprio ai Persona, la saga di The Caligula Effect esprime il grande interesse degli autori per la psicologia, che si riflette in ogni aspetto dei videogame, dai temi al centro della narrazione alle dinamiche di gioco, che citano e ricalcano continuamente quella che per Takuya Yamanaka è stata anche una materia di studio. Il cammino dell’avventura racconta la necessità di far emergere e confrontarsi con il malessere interiore, affinché non costruisca una gabbia per uscire dalla quale si rischia di entrare in una prigione di pixel, dorata ma inumana. 

 
 

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