Oggi, quando si parla di fantasy, viene subito in mente Il trono di spade, con le sue atmosfere fosche, affini a quelle di un altro successo recente, stavolta nel digital entertainment: The witcher. Negli anni ’80 e ‘90 il genere faceva rima con le avventure di Dungeons & dragons, poi Peter Jackson ha rilanciato nel nuovo millennio il mito tolkeniano del Signore degli anelli. Mancano pochi giorni all’uscita di Kingdom hearts III, un kolossal per console che prova a unire l’universo nipponico dei Final fantasy e la magia dei classici Disney. Perché il fantasy ha tante sfumature.
Ecco sei delle interpretazioni più intriganti del genere fantasy proposte in questo inizio 2019:
Vane (Friend & foe)
Un viaggio poetico e metaforico in uno scenario surreale in compagnia di un bambino che una magica polvere d’oro trasforma in un uccello capace di librarsi in volo su un deserto pieno di segreti: se a colpire subito l’occhio è la forte componente artistica di Vane, ben presto si viene anche catturati da una sorta di straniamento, di fronte a paesaggi visionari, punteggiati da sculture che si sgretolano, caratterizzati dalla mutevolezza degli oggetti che si incontrano. Del resto, il tema fondamentale del titolo è la trasformazione, che si manifesta all’inizio nella metamorfosi del piccolo in un superbo animale, in un’esplicita allusione alla capacità (o necessità) di cambiare sé stessi, ma c’è poi l’aspetto delle conseguenze del comportamento dell’uomo sull’ambiente circostante, in un desiderio di modificare il mondo che viene a scontrarsi con la realtà. In un contesto di non facile decifrazione, che sfrutta un linguaggio ermetico per coinvolgere e confondere emotivamente il giocatore, il racconto di Vane vive di suggestioni, come suggerisce già l’idea all’origine del piccolo studio indipendente Friend & foe, sorta di Lost in translation dove hanno trovato casa a Tokyo una manciata di sviluppatori occidentali da Svezia, Spagna e Usa, trasferitisi in Giappone per lavoro e affascinati dall’opera di Fumito Ueda (Ico, Shadow of the colossus, The last guardian).
Smoke and sacrifice (Solar sail games)
Il sole si è spento, la terra è sotto la morsa del ghiaccio con un unico lembo rimasto fertile, grazie alla luce di un Albero, per mantenere la quale si deve essere disposti a immolare il primogenito. Spetta a Sachi, andando contro il suo cuore di madre, acconsentire a quel terribile sacrificio, scoprendo presto che forse però il figlio non è morto e dietro il rituale si nasconderebbe un inconfessabile segreto, per svelare il quale la donna dovrà scendere nel mondo sotterraneo, invaso da un fumo esiziale e pullulante di creature nemiche, intraprendendo un viaggio irto di pericoli e di scoperte. Tutto il suo modo di vivere fino ad allora sarà messo in discussione, non solo le convinzioni religiose, ma anche le strutture sociali della comunità, il rapporto con l’ambiente, in una riflessione più ampia su cosa significhi il rispetto di un ecosistema e i costi umani pagati in nome del progresso industriale. Disegnato a mano, questo survival rpg pubblicato da Curve digital enfatizza proprio le relazioni tra la protagonista e ciò che la circonda, tra l’uomo e la natura, portando avanti suggestioni raccolte dagli autori attraverso la loro personale esperienza di genitori preoccupati per il futuro delle nuove generazioni, come pure suggerite, in un contesto fantasy, da film come Principessa Mononoke e Dark crystal, senza dimenticare il fascino per le atmosfere di The legend of Zelda: Breath of the wild, mentre certe dinamiche rimandano a Don’t starve.
Mystic vale (Nomad games)
In principio fu un gioco da tavolo, talmente innovativo, grazie al suo sistema di comporre le singole carte in inedite combinazioni personalizzate, da conquistare subito un’ampia platea di appassionati. Adesso Mystic vale è diventato anche un videogame, con il quale compiere un’esperienza ancora più immersiva nel magico mondo dei druidi, cullati dalla musica, in un’ambientazione affascinante dove le illustrazioni si animano e prendono vita. I clan celtici sono chiamati a compiere l’impresa di sconfiggere la maledizione che sta condannando a morte la loro valle. Per riuscire nell’arduo compito, contando sulle loro conoscenze dei segreti della natura, dovranno mettersi in ascolto di ciò di cui la terra ha bisogno per offrirle le cure necessarie e liberare gli spiriti buoni imprigionati dalle forze del male. La trasposizione interattiva del bestseller di Alderac entertainment è stata affidata allo studio Nomad, specialisti in questo genere di operazioni, portate a compimento con giochi di società quali Talisman, Smash up, Cat lady, Love letter, nonché con la trilogia di librigame Deathtrap dungeon di Ian Livingstone diventata il roguelike rpg Fighting fantasy legends portal per il quale hanno conquistato il Tiga award 2018 nella categoria del miglior titolo dedicato al patrimonio culturale.
Unruly heroes (Magic design studios)
Il viaggio in Occidente, classico della letteratura cinese risalente al sedicesimo secolo, rivive nel platform 2D di esordio di una software house di Montpellier formata da ex di Ubisoft, già al lavoro su celebri produzioni, tra cui Rayman, con il quale condivide l’aspetto dell’accattivante, colorata grafica che appare disegnata a mano. Non è la prima volta che i videogame traggono ispirazione dal romanzo, popolarissimo in oriente, fonte per l’epopea di Dragon ball e all’origine del fantascientifico Enslaved. Eppure il ceo di Magic design studios, nonché direttore creativo di Unruly heroes, Yang Lu, ha riscontrato quanto poco fosse ancora conosciuta in Europa quell’avventurosa vicenda basata su valori universali, decidendo così di raccontarla di nuovo, attraverso l’ennesima rivisitazione dei suoi quattro improbabili eroi - Sanzang, il monaco saggio; Wukong, la scimmia impavida; Kihong, il maiale dall’appetito insaziabile, e Sandmonk, bruto timido e dal cuore d’oro - impegnati nella missione di recuperare tutti i frammenti dispersi del testo sacro cui è affidato il compito di mantenere l’armonia nel mondo, sull’orlo di precipitare nel caos. L’impresa può essere compiuta da soli, passando da un personaggio all’altro, oppure in modalità cooperativa, contando sull’aiuto degli amici, imbarcati insieme in un’odissea dal sapore epico, esplorando le atmosfere fantastico dell’estremo oriente.
8-bit hordes (Petroglyph)
Nata una quindicina di anni fa dalle ceneri di Westwood, lo studio dell’epocale Dune II e di serie storiche come Command & conquer, Petroglyph è una casa specializzata nello sviluppo di rts, i cosiddetti giochi di strategia in tempo reale, oggi terreno soprattutto di Blizzard, che ha rilanciato il filone nell’ultimo decennio grazie al successo di Starcraft II. Attualmente impegnata nella rimasterizzazione del primo, mitico, Command & conquer per conto di Ea, Petroglyph ha intanto dato vita anche a una famiglia di titoli molto originali, che racchiudono lo spirito dei vecchi rts sotto il nome 8-bit, nella chiave di una sorta di parodia minimalista ispirata ai classici del genere. Dopo il Pc, gli 8-bit game di Petroglyph hanno raggiunto le console con il sostegno dell’editore olandese Soedesco, che ha appena pubblicato su Ps4 e Xbox one il secondo capitolo della serie, 8-bit hordes, dove i riferimenti vanno alle guerre fantasy tra orchi e cavalieri di Warcraft riletto, così come il precedente 8-bit armies (rivisitazione a tema delle atmosfere techno thriller di Command & conquer) e il successivo 8-bit invaders! (che fa il verso alla fantascienza di Starcraft), per mezzo delle dinamiche tipiche degli rts degli anni ‘90 e di una simpaticissima grafica a cubettoni, figlia di quella fascinazione rétro abbracciata pure da Minecraft.
Thea 2: The shattering (MuHa games)
Affonda ancora le sue radici nella mitologia slava il sequel di Thea: The awakening dello studio polacco MuHa, che torna nell’immaginaria Thea, scenario di una drammatica lotta per la sopravvivenza, dove sparuti gruppi di superstiti si affidano alla guida delle divinità del pantheon dell’Europa dell’est per cercare di difendersi dai nemici in questo mondo dark fantasy sull’orlo di precipitare per sempre nel caos. Ecco Dzievanna, la signora delle foreste, poi Svarog, il dio del sole e dell’arte di lavorare il ferro con il fuoco (analogamente al greco Efesto), quindi Marovit, il dio della saggezza, Horz, il padrone delle tenebre e delle terribili creature che le abitano, Zorya, la dea della bellezza che si manifesta nelle triplici sembianze delle luci del mattino, della sera e di mezzanotte. In questo fosco universo popolato di uomini, demoni, giganti, mostri di ogni specie, ci si muove sfruttando le peculiarità di un titolo che si appoggia alle caratteristiche di più generi, configurandosi quale uno strategico a turni 4X che è anche un survival con meccaniche sia da gioco di ruolo sia da gioco di carte, mentre le ambientazioni, generate proceduralmente, risultano liberamente esplorabili in stile open world e contribuiscono a rendere uniche le avventure dei personaggi, che possono scegliere i mezzi cui affidarsi, dalla diplomazia alla forza delle armi, per salvare sé stessi e la propria terra.
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