Quello dei cosiddetti sparatutto rimane uno dei generi di maggior successo dei videogame, anche se l’anno scorso l’uscita di un kolossal come il western Red dead redemption 2 ha messo un po’ in ombra due campionissimi della categoria, Call of duty e Battlefield, la cui sfida ai botteghini per il record di incassi si ripete ormai di stagione in stagione. Nel 2018 è andato in scena lo scontro tra il futuristico Call of duty black ops 4 e la seconda guerra mondiale di Battlefield V. Un tempo erano loro i pesi massimi della categoria, proprio in virtù delle caratteristiche multiplayer: adesso però a calamitare l’attenzione ci sono i fronti online dei battle royale. Un fenomeno lanciato da Pubg (Playerunknown's battlegrounds), continuato con il boom dei free-to-play. Prima Fortnite di Epic, che in poco più di un anno ha sfondato il muro dei 200 milioni di giocatori, ora incalzato da Apex legends, la risposta di Electronic arts che invece in appena un mese ha toccato già quota 50 milioni di giocatori.
Metro exodus (Deep Silver)
Black ops 4, l’ultimo Call of duty, ha eliminato di peso la tradizionale campagna singleplayer in modo da concentrarsi esclusivamente sul fronte online, per poi fare in parte marcia indietro e promettere che la modalità storia tornerà nel prossimo episodio. La serie Metro appartiene invece proprio alla tradizione delle esperienze più squisitamente narrative, dove le dinamiche da first-person shooter offrono essenzialmente la prospettiva del racconto. Sviluppato in Ucraina dal team 4A, il gioco si ispira agli omonimi romanzi dello scrittore russo Dmitrij Gluchovskij nei quali i sopravvissuti a una guerra nucleare si reinventano una vita sotterranea, tra le gallerie e le stazioni della metropolitana di Mosca. Metro exodus (per Pc, Ps4 e Xbox one) è il terzo capitolo della trilogia di videogame con protagonista il giovane Artyom, deciso in questo episodio a scoprire cosa si celi davvero fuori. Si tratta dello spunto per una delle poche concessioni alla modernità, esplorata attraverso la chiave open world (che richiama Stalker: Shadow of Chernobyl, degli stessi autori), di un titolo altrimenti fieramente controcorrente, esaltato dal fascino della sua ambientazione.
Far cry new dawn (Ubisoft)
I giocatori sembrano aver apprezzato la svolta rpg che ha caratterizzato gli ultimi capitoli di Assassin’s creed, vale a dire Origins e in special modo Odyssey. Così Ubisoft adesso compie un’operazione simile anche su un’altra sua serie campione di incassi, lo sparatutto Far cry, che con Assassin’s creed condivide già la struttura open world. L’episodio della svolta è lo spin-off Far cry new dawn (per Pc, Ps4 e Xbox one), sequel diretto di Far cry 5, che vedeva il giocatore scontrarsi con una setta di fanatici nel cuore della provincia americana, tra le meraviglie del Montana. Ecco allora un terzo tempo che catapulta avanti di una ventina d’anni, in uno scenario rielaborato in chiave post-apocalittica. Dimenticatevi però i panorami brulli dei deserti di Mad Max. Il futuro è ancora in mano a bande di predoni, ma la natura del dopo bomba si scopre in New dawn più rigogliosa che mai. D’altronde Ubisoft ha sempre riservato un’attenzione particolare al lato estetico delle sue produzioni. Far cry new dawn nasce dall’immaginario coloratissimo della street art. Si gioca però diversamente dai classici first-person shooter: più che mandare il colpo a segno, conta l’equipaggiamento, con i nemici che si dimostrano ottimi incassatori.
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