LUTTO
L’umiltà di chi non può fare a meno delle piccole cose stava tutta in quello sguardo elegante, buono, sincero. Perché quando Rocco Antonio Buccarello saliva sul palco, ad andare in scena, prima di tutto, era lui: tra i mille volti da interpretare, i suoi occhi chiari – non solo per il colore – riportavano sempre la rappresentazione ad un messaggio di verità totale.
«Vero e buono» sono aggettivi che non mancano, infatti, in nessuno dei ricordi degli amici, dei colleghi, del mondo del teatro parmigiano in generale. L’attore, improvvisamente scomparso all’età di 58 anni, lascia un vuoto «destabilizzante».
«Toni» si avvicinava alle cose, ai progetti e alle persone con la cura di chi, l’incontro con l’altro lo percepisce unicamente come arricchimento e fortuna. La sua dipartita lascia chi rimane come seduto nel vuoto.
Come Simonetta Sorba Ambanelli, la direttrice artistica del teatro del Tempo, realtà con cui Antonio ha collaborato per tantissimi anni.
«Sono distrutta, la notizia mi è arrivata addosso con una prepotenza incredibile – dice commossa –. Quando nel ‘98 venne fondata la sede del Teatro del Tempo in via Cocconi, Antonio era già presente. Noi abbiamo visto crescere lui e lui ha visto crescere noi».
Al Teatro del Tempo, Tonino (un altro dei tanti soprannomi) si sentiva come a casa. Impossibili da contare i tanti progetti realizzati insieme. Tra i più recenti «Una Lectura Dantis», il laboratorio di lettura che ha coinvolto anche il liceo Marconi «Leggere in Oltretorrente» e i laboratori attoriali e musicali insieme a Matteo Bacchini e Luca Savazzi.
«Toni era raro – prosegue Simonetta –. Al di là di ogni retorica era davvero speciale. Un vero gentiluomo. Una persona – rivela – capace di diffondere amicizia e bene sincero».
Sul palco anche i movimenti, le parole, le urla risuonavano gentili: «Elegante è la prima parola che mi viene in mente – racconta l’attore Carlo Ferrari –. Anche sul palco agiva come se avesse paura di disturbare. La sua presenza era piacevole e la meno invadente in assoluto».
Insieme a Ferrari e tanti altri artisti parmigiani, Antonio faceva parte dell’associazione Loft (Libera Organizzazione Forme Teatrali) fondata nel 2018 per dare vita ad una realtà che, nella collaborazione artistica, condivide e costruisce un progetto per e con la città.
«L’attenzione e la capacità di stare nel gruppo di Toni era qualcosa di straordinario – prosegue Ferrari –. Il suo apporto era fondamentale per riuscire a trovare nuovi progetti e mettere insieme le idee di tutti, i nostri molteplici linguaggi».
Che sapore aveva l’amicizia per Tonino? Forse quella di un bicchiere di vino rosso gustato con le persone giuste. Come era solito fare con Cesare Pastarini. Il suo ricordo sembra una malinconica poesia in grado di rubare per sempre al tempo l’essenza del grande amico: «La prima cosa che mi è venuta in mente di fare è stata alzare un calice di vino, rosso. Perché Antonio era anche un ottimo sommelier ed era affascinante ascoltare la sua voce, così calda, descrivere un vino come se fosse un figlio: un figlio della terra – scrive Pastarini –. Chi ha avuto il privilegio di essergli amico o di vederlo recitare, sa che Toni lascia una profonda eredità sul piano morale, grazie al suo impegno sociale che portava dentro e fuori la scena, con quella rara e sottile ironia che incantava e ti faceva innamorare di lui».
Anna Pinazzi
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