L'intervista
Tra il sogno e la possibilità che questo possa diventare un obiettivo alla portata, a fare la differenza nel caso di uno sportivo è il talento. Certamente. Ma anche il sacrificio e la perseveranza.
Sara Fantini, la percezione del cambiamento di prospettiva l'ha avuta ben chiara alle Olimpiadi di Tokyo, quando si è ritrovata - tra la sorpresa generale, sua per prima - in finale, nel lancio del martello. Far sì che quell'obiettivo diventi conquista, rappresenta ora lo step successivo. E la martellista fidentina, classe 1997, ha tutte le carte in regola per provarci.
Il suo cammino è ricominciato domenica scorsa da Faenza: nella prima fase regionale dei Campionati italiani Invernali, l'atleta del Cus Parma Lanzi Trasporti in forza al Gruppo sportivo Carabinieri è andata subito ad un passo dai 70 metri, spedendo il martello a 69,46 con il terzo tentativo, per poi ripetere la stessa misura al sesto ed ultimo. Il miglior debutto di sempre, per lei.
«È andata meglio di quanto sperassi» confida Fantini, che nel 2021 ha vinto il quinto titolo italiano Assoluto a Rovereto e «ritoccato» il suo record personale a Madrid, dove ha fatto atterrare il martello a 72,31. «A Faenza - riprende - mi sono presentata con l'idea di testare la condizione, dopo un periodo di preparazione piuttosto intenso. Insieme alla mia allenatrice, Marinella Vaccari, sto lavorando per cercare di correggere alcuni aspetti tecnici»
Ha avuto risposte confortanti in questa prima uscita, al di là del risultato?
«Direi proprio di sì. Tanto più se penso che in questa fase non sono nemmeno molto prestante, sul piano atletico. È una cosa voluta, intendiamoci: al top della forma dovrò arrivarci più avanti, non adesso».
Avrà un'estate di «fuoco», in effetti: a luglio i Mondiali a Eugene, negli Stati Uniti, ad agosto gli Europei a Monaco.
«Due appuntamenti di quelli che contano. A queste rassegne si può accedere anche in base alla posizione nel ranking, ma io voglio arrivarci ottenendo i punteggi minimi richiesti. Le prossime gare saranno importanti: tra questi, i Campionati italiani a Mariano Comense e la Coppa Europa in Portogallo».
Determinazione e consapevolezza, due parole chiave. Ce ne vorrà più di un bel po', per vivere una stagione da protagonista.
«La determinazione è indispensabile, per competere a certi livelli. La consapevolezza ti viene invece restituita dal lavoro quotidiano, in allenamento, e dai progressi: essere andata vicino ai 70 metri alla prima uscita stagionale, nonostante i pesanti carichi della preparazione, infonde fiducia».
Mondiali ed Europei: non esiste un appuntamento più importante dell'altro. Cosa si aspetta?
«Sono curiosa di vedermi all'opera, in particolare ai Mondiali. Nel 2019 partecipai a quelli di Doha: ero molto giovane e con poca esperienza. Venivo dal bronzo vinto agli Europei Under 23 e mi ritrovai, in quell'occasione, catapultata in un'atmosfera completamente diversa, con un livello competitivo elevato. Cercai di fare del mio meglio, difendendomi anche bene. Stavolta, però, sarà diverso: mi sento più pronta sotto tutti i punti di vista, a cominciare da quello mentale».
Arriva con un background di tutto rispetto, dopo due anni e con una finale olimpica alle spalle. A proposito, credeva di poter arrivare così lontano a Tokyo?
«All'inizio, la finale era inimmaginabile. Al di là delle delle buone intenzioni della vigilia, ritengo sia una cosa normale dal momento che disputavo la mia prima Olimpiade. Quando però sei lì e hai la possibilità di giocartela, pensi che ciò che un attimo prima non ti passava nemmeno per la testa, possa in qualche modo realizzarsi».
E allora, cosa scatta nella testa dell'atleta?
«Capisci che è il momento di osare. Stringi i denti ed esigi il meglio e il massimo, da te stessa. Arrivare in finale a Tokyo, per me, è stata una vera sorpresa. Ho vissuto il cambiamento: dalla “casella” sogno, di una sfida che ritenevo impossibile, a dimostrazione del fatto che talvolta, pur inconsapevolmente, siamo noi stessi a metterci dei limiti, sono passata alla “casella” obiettivo. Non cambia la sostanza: devi sempre lavorare, anche più di prima».
Una volta lasciata Tokyo, sui social ha postato tante «cartoline» da Parigi. Quasi superfluo sottolineare che spera di tornarci fra due anni. E non certo in vacanza.
«Ecco, quello è un obiettivo ed un sogno allo stesso tempo. Gli sforzi di ogni atleta sono sempre finalizzati alla speranza di poter, un giorno, andare alle Olimpiadi. Io ho avuto il privilegio di viverla, questa esperienza, e posso affermare che suscita emozioni indescrivibili. Da qui a Parigi 2024, mi aspettano due anni belli tosti. La rincorsa è già partita: i Mondiali e gli Europei dei prossimi mesi, sono due tappe fondamentali».
© Riproduzione riservata
Contenuto sponsorizzato da Better Corporation Service
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata