Il caso
Lei aveva bisogno di soldi, lui di affetto. Non di sesso, almeno in un primo tempo, ma di calore umano. Ci scappò appena qualche film davanti alla tv di lui e di lei, abbracciati sul divano. Ma quando per l'aspirante Romeo si trattò di passare dalla speranza al fidanzamento vero e proprio, Giulietta si diede alla macchia. Cambiò lei, cambiò lui. A quel punto, per l'uomo - che si era sentito preso in giro - si trattava di rientrare almeno del credito. Insistette un po', visto che l'(ex)amica continuava a fare orecchie da mercante. E, giunto alla conclusione che la pecunia indietro non sarebbe tornata, chiese il pagamento in natura. Non ottenne né soldi né attenzioni, ma le denunce per stalking e per tentata estorsione corredate dal divieto di avvicinamento alla parte offesa. Ritirata la querela di parte, la prima denuncia finì in un nulla di fatto. Ma per la seconda si è proceduto d'ufficio. E ieri, cinque anni dopo i fatti, la vicenda si è conclusa in tribunale.
In un primo tempo, sembrava che l'uomo, un operaio classe 1984, pretendesse anche interessi ad usura: 1700 euro, dopo averne allungati 1400 alla ragazza più giovane di lui di una decina d'anni. In realtà, i 300 euro di differenza erano dovuti a un amico dell'imputato che a sua volta, un cinquantone oggi, uno domani, aveva elargito quella cifra alla squattrinata. Fu dopo aver saputo dei prestiti che l'operaio prese da parte la ragazza dicendole di smetterla. Lei obbedì, ma solo perché aveva trovato proprio in lui un nuovo amico-bancomat. I due presero a frequentarsi, sempre in modo più che platonico. Fino a quando lui non capì che la ragazza era piuttosto interessata al portafogli. Al primo creditore, che a sua volta le chiedeva il rientro del prestito, lei aveva sibilato: «Parlane con il mio avvocato». Con lui invece prese tempo, fino a quando l'operaio, dopo averla cercata più volte, non le scrisse: «Se non mi dai i soldi, vieni a letto con me 14 volte». Lei si sentì minacciata e si rivolse ai carabinieri.
Il confronto in aula non è stato solo tra le due versioni dei fatti, ma anche tra i protagonisti della vicenda: lei avvenente e spigliata; lui impacciato e «non proprio un Brad Pitt. Un lavoratore onesto, ma che con le donne non ha grande esperienza. Anzi, non ne ha affatto» ha sottolineato l'avvocato Pierluigi Collura, fedele al motto che la miglior difesa è l'attacco (anche del proprio assistito). Durante l'arringa, il legale ha più volte poggiato la mano sulla spalla dell'operaio, sottolineando la sua ingenuità e il divario delle forze psicologiche in campo.
Alla fine, considerando le attenuanti, il pm Lino Vicini a carico del 38enne ha chiesto otto mesi e 10 giorni. Il giudice Giuseppe Saponiero ha invece deciso per l'assoluzione, derubricando la tentata estorsione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. L'operaio è stato condannato solo al pagamento delle spese processuali. E il prestito? L'ex imputato potrebbe fare causa per la restituzione: via meno diretta, ma di certo più consona dell'ultima tentata. Del resto, dalla vicenda è uscito choccato e scottato. In aula, in attesa del verdetto, ha raccontato: «A una ragazza che mi ha proposto di uscire a mangiare una pizza un mese fa ho risposto che ci vado da solo».
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