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Nuova ordinanza

Negozi «a porte chiuse», in pochi ubbidiscono alla regola anti-spreco

Negozi «a porte chiuse», in pochi ubbidiscono alla regola anti-spreco

23 Agosto 2022, 03:01

Porte aperte o porte chiuse? Per molti negozi del centro, ancora aperte nonostante l’ordinanza emanata dal Comune, che nei giorni scorsi ha ufficializzato l’obbligo di chiusura delle porte degli esercizi commerciali e di somministrazione alimenti e bevande e degli edifici con accesso al pubblico, alla luce della particolare condizione energetica e climatica che stiamo vivendo.

La stretta durerà «dal 22 agosto 2022 al 31 marzo 2023», con alcune eccezioni: è possibile tenere aperto l’ingresso solo «per il tempo strettamente necessario all’entrata e all’uscita delle persone e alle operazioni funzionali all’esercizio o nel caso in cui l’eccessivo affollamento richieda idoneo ricambio d’aria o renda impossibile la chiusura delle porte».

Se si cammina per le vie del centro, però, è chiaro che a parecchi non sia giunto il messaggio. Nonostante anche «Ascom abbia da subito informato le nostre imprese associate e richiesto all’Amministrazione un periodo in cui la comunicazione sia preventiva rispetto alla sanzione, affinché tutte le aziende possano adeguarsi al provvedimento in tempi utili» fa sapere Claudio Franchini, direttore di Ascom Parma.

Ieri, nel solo tratto di via Repubblica compreso tra via XXII Luglio e piazza Garibaldi, su 25 negozi aperti, 17 avevano le porte aperte. Peggiora il conteggio in via Cavour: su 33 attività operative, ben 21 hanno deciso di tenere l’ingresso aperto. Tra questi negozi, ce ne sono alcuni - un numero esiguo, principalmente le grandi catene -, che essendo dotati di un sistema particolare in grado di evitare la dispersione termica (ad esempio lame d’aria), possono comunque tenere la porta aperta (così indica l’ordinanza).

I più svantaggiati sono i piccoli negozi: «Quando apro la porta spengo l’aria condizionata. Bisogna scegliere: o si tiene la porta chiusa rischiando di non attrarre clientela o si muore dal caldo - si sfoga il titolare di un piccolo negozio di abbigliamento -. Poi c’è la multa (che arriva fino a 500 euro, ndr) che per me sarebbe un’ulteriore spesa che in questo momento non posso affrontare».

La proprietaria di un negozio di calzature aggiunge: «Noi commercianti siamo già stati colpiti duramente dalla pandemia e dal rincaro, forse si poteva attendere ancora un po’ prima di prendere questa decisione». Qualcuno ha sempre avuto l’accortezza di tenere l’ingresso chiuso, per molteplici motivi: «Per prima cosa è uno spreco di soldi ed energie tenere aperto l’ingresso, mentre dentro al negozio c’è l’aria condizionata o il riscaldamento - commenta la titolare di uno storico negozio di via Cavour - e poi c’è la questione della sicurezza, che ultimamente non possiamo sottovalutare».

Una situazione complessa, il quadro viene tracciato da Ascom: «Di fatto, nella stragrande maggioranza dei casi, l’ordinanza non comporta una modifica per le attività commerciali e per i pubblici esercizi che già di norma non avevano le porte costantemente aperte - dichiara Franchini - Inoltre, sono previste diverse deroghe, in particolare per gli esercizi di somministrazione alimenti e bevande che hanno i plateatici esterni».

Alcuni problemi potrebbero insorgere «per piccoli locali di somministrazione, ma, anche in questo caso, l’ordinanza prevede delle deroghe per il ricambio d’aria - conclude Franchini –. Peraltro, l’accortezza della chiusura delle porte è uno dei pochi strumenti in mano alle aziende per abbattere gli altissimi costi energetici a cui devono fare fronte negli ultimi mesi».

Anna Pinazzi

© Riproduzione riservata

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