FIDENZA
Una persona squisita, gentile, garbata, proprio come il suo animo sensibile e delicato di poeta e scrittore.
Se n’è andato a 69 anni Giancarlo Loreni, borghigiano del sasso, molto conosciuto e stimato in tutta la città. E se n’è andato nei giorni imminenti alla festa patronale di San Donnino, una ricorrenza a lui tanto cara, che aveva decantato anche nelle sue splendide e struggenti liriche in vernacolo.
Giancarlo proveniva dalla numerosa e stimata famiglia dei Loreni, fidentini doc. Sui social sono comparsi tanti messaggi di cordoglio e parole unanimi che riassumono chi era davvero Giancarlo: un gran signore, che parlava col cuore.
Con i genitori Maura e Bruno e la sorella Gianna, era cresciuto nel quartiere della «Corea», dove aveva trascorso gli anni dell’infanzia e della gioventù. E per un breve periodo aveva fatto parte anche degli scout. Si era diplomato all’Itis perito chimico. Quindi aveva lavorato alle dipendenze della Fidenza Vetraria per approdare poi alla Siram, dove si era fatto stimolare e benvolere da tutti per l’elevata professionalità e le squisite doti umane.
Ma Giancarlo Loreni era molto noto per le sue splendide liriche in dialetto borghigiano. E ne aveva raccolto alcune in «Farfali», un autentico capolavoro. Ma aveva scritto anche racconti e ne stava preparando altri, tanti erano i suoi progetti e la sua voglia di vivere. Aveva collaborato anche col Numero Unico della Famiglia Fidentina, una penna preziosa che si firmava con lo pseudonimo di Patroclo. Giancarlo Loreni ha lasciato i figli Mirko con Elisa, Giorgia e Elena, Sara con Francesco, la sorella Gianna con Giuseppe e Giorgia, i parenti.
Anche il sindaco Andrea Massari lo ha ricordato. «Addio Giancarlo! - ha scritto tra l'altro stringendosi al dolore della famiglia - lasci un grande vuoto in tutta la comunità. Ci mancherà il tuo sorriso che si apriva quando venivamo a chiederti di svelarci i segreti del nostro dialetto borghigiano».
s.l.
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